Formazione

Alta formazione per creare nuove opportunità di lavoro e rispondere alle sfide della globalizzazione. Opere finalizzate al recupero degli antichi mestieri con innovazioni hi tech.

Le professionalità richieste al giorno d’oggi, sono quelle ultraspecializzate con un profilo adatto ai continui mutamenti tecnologici, che conoscono più lingue e marketing aziendale per lavorare in ambito internazionale e sappiano adattarsi alle nuove strategie globali. Allo stesso tempo, si registra una diminuzione consistente di persone predisposte ad alcuni mestieri manuali, che stanno addirittura scomparendo in Sicilia, ma sono ancora molto richiesti e andrebbero preservati e utilizzati con nuove prospettive. Necessaria dunque da una parte, una formazione di altissimo livello, che possa assumere posizioni dirigenziali e manageriali, e dall’altra una che non trascuri il rispetto di alcune tradizioni lavorative, dove fondamentali sono alcune manualità che potrebbero essere insegnate dai maestri del mestiere, come ad esempio il mastro d’ascia. Sarebbe dunque importante creare una tipo di Formazione che segua queste due direttive: la prima, quella di creare un polo di specializzazione ultratecnologica, una Silicon valley messinese, che riunisca nel nostro territorio in una grande area ora dismessa campus di migliaia di metri quadrati per la formazione tecnica e scientifica, inglobando collaborazioni pubblico-private con Università e hub industriali; la seconda, quella di puntare sulla riscoperta di antichi mestieri e sull’inserimento subito nel mondo del lavoro, ottenendo delle certificazioni spendibili e finanziamenti ad hoc per creare botteghe e piccole aziende.

Polo di formazione ipertecnologico e campus annesso

Sarebbe utile organizzare quindi un polo di eccellenza, con diverse possibilità di sviluppo concreto, per creare centinaia di posti di lavoro. Si potrebbe lavorare allo sviluppo di nuove start up di ultima generazione. L’area ex Asi a Larderia sarebbe la più adatta per realizzare questo Polo formativo, dando anche un risvolto pratico fornendo dei capannoni gratis per 30 anni ai giovani che dimostrano di ottenere grandi risultati nella formazione e di avere ottime idee imprenditoriali, finanziandole con i contributi previsti in questi casi.

Si potrebbe altresì creare un Polo che sia rispettoso di alcune esigenze, oggi più rilevanti che mai visto che ripresa e resilienza dovranno necessariamente accompagnarsi a spinte in fatto di transizione tecnologica, sostenibilità, ricerca e salute. Un centro di alta formazione, nel quale il legame con il tessuto produttivo dovrà essere forte. In questa fase storica è poi necessario incentrare alcuni focus principali della didattica sulle digital skills, o competenze digitali, e declinarle in cinque aree: intelligenza artificiale, cybersecurity, smart cities, finanza digitale e industria digitale facilitando la nascita e la crescita di startup attive in questi settori, perché possano diventare player nazionali e mondiali. Fondamentale poi sarebbe creare sinergie tra alta formazione e mondo del lavoro: le startup sono nuove imprese ad alto tasso di innovazione, con un DNA votato alla crescita. Sono strutture snelle, estremamente più veloci e propense al rischio rispetto alle aziende consolidate, così che riescono a portare avanti idee che nelle strutture più grandi verrebbero bloccate. Molte aziende consolidate stanno collaborando o investendo in startup, perché sono un modo veloce per acquisire innovazione, per completare la loro offerta, per costruire nuovi modelli di business, per diversificare in settori emergenti. Per le startup queste partnership sono la via per accelerare la loro attività e accedere a canali produttivi, a mercati e clienti più importanti. Dovranno essere aziende che possano rappresentare il territorio ma siano votate al mercato internazionale.

La collaborazione tra imprese consolidate e startup è chiamata open innovation, proprio perché permette alle imprese di fare innovazione aprendosi all’esterno.

Questo fenomeno riguarda trasversalmente tutti i settori, con però una prevalenza delle aziende dei servizi. Perché l’innovazione avviene sempre più attingendo a settori diversi dal proprio e la digitalizzazione porta a ibridare industria e servizi. Nonostante la pandemia, questa può essere la risposta formidabile al bisogno di innovazione e autoimprenditorialità, soprattutto dei giovani, con una visione sempre più internazionale e attenta ad investire nella formazione del capitale umano: costruendo un ecosistema aperto a tutti e in grado di fornire le competenze necessarie.

Accelerare il processo di digitalizzazione può inoltre, rilanciare la competitività e l’attrattività delle nostre aziende nello scenario globale. Un percorso di trasformazione nel quale è importante analizzare i big data e investire nei settori più all’avanguardia. Per sviluppare adeguatamente questo Polo supertecnologico, dove alta formazione, tecnologie all’avanguardia e nuove competenze digitali si uniscono alla creazione di nuove aziende e posti di lavoro, si deve creare un ambiente dove sviluppare relazioni tra investitori, sponsor e partner che aiutano ad aumentare il tasso di successo delle start up.

Riscoprire antichi mestieri con componenti hi tech

Fondamentale dall’altra parte, è riscoprire gli antichi mestieri siciliani e partecipare progetti europei e di altro tipo (regionali, nazionali e locali) con l’intento di ottenere finanziamenti per iniziative imprenditoriali e formative in diversi settori, puntando su lavori che vanno scomparendo, ma che sono sempre considerati utili, partendo da uno studio antropologico, culturale, storico e sociale che metta in evidenza quali continuare a sviluppare, magari puntando su un diverso loro utilizzo nel territorio; stilando progetti di orientamento e accompagnamento al lavoro, inserimento e reinserimento sul mercato del lavoro, sulla promozione di misure personalizzate a favore dei lavoratori per prevenire e contrastare la disoccupazione, per tutelare le pari opportunità, le persone disabili, i lavoratori svantaggiati.

Sono da incrementare programmi di insegnamento che spiegano e raccontano i mestieri di una volta, per conoscere ad esempio i segreti dei falegnami, dei carpentieri, e dei ceramisti, il calzolaio, il cannizzaru, il cardatori, il filatori, il tintori, il tessitori, il carrettiere, il cufinaru e fasciddaru, il curdaru, l’innestatori, l’ìntaccatori il mietitori, lo spigolatori, le ricamatrici, il siggiaru, lo stagnino, lo zimmilaru o il bottaio.

Si dovrebbe partire da un approccio didattico che non intende soltanto coltivare la memoria storica, le radici di una comunità, perseguendo il tentativo di restituire dignità e valore al lavoro manuale e da qui, contribuire in modo concreto al salvataggio delle botteghe artigiane, rilanciando antichi saperi, facendo riscoprire ai giovani le tecniche artigianali con la condivisione ed il trasferimento delle conoscenze degli artigiani locali e lo sguardo sempre rivolto all’innovazione. Il recupero del passato, insomma, ma senza rinunciare all’high tech. Occorre prevedere momenti di formazione che avranno come tema centrale l’apprendimento di tecniche artigiane sotto la guida di esperti maestri, per arrivare poi alla realizzazione di manufatti utilizzati nella vita quotidiana, mirando alla sperimentazione di nuove forme per creare oggetti dal gusto contemporaneo. Il progetto didattico dovrebbe articolarsi in vari moduli, si va dallo studio delle più moderne strategie di marketing e di comunicazione per offrire ai giovani partecipanti sbocchi occupazionali. Prevedendo ancora, un corso base di cultura d’impresa e lo studio di strategie di mercato che possa servire a facilitare la ricerca dei canali commerciali per i prodotti finiti, favorendo l’auto imprenditorialità e la creazione di micro imprese.

Si assiste ormai da anni alla nascita di moderne botteghe artigiane, i mestieri tradizionali hanno riacquistato un nuovo fascino con l’impiego di nuove tecnologie: due mondi apparentemente lontani ma pronti a fondersi. Sono sempre di più giovani che si reinventano imprenditori, scegliendo di declinare i mestieri del passato al futuro e dando vita a coraggiosi piccoli e medi progetti.