Hub tecnologico

Il fatto che la maggior parte delle attività lavorative possa essere svolta attraverso uno strumento elettronico connesso alla rete, e che attraverso di esso, attraverso la tecnologia cloud si possa entrare in possesso e modificare la totalità delle informazioni necessarie per svolgere la propria attività ha una portata rivoluzionaria. L’economia della conoscenza non è più una componente centrale nel lavoro dipendente, come poteva essere nei sistemi industriali più avanzati fino all’inizio del XXI secolo, ma acquista uno spazio proprio nel mercato del lavoro creando figure che non possono essere chiaramente qualificati né come lavoratori dipendenti né come lavoratori autonomi e che richiedono una adeguata riflessione da parte della giurisprudenza per individuare una forma contrattuale che risponda a tali novità.

A ciò si aggiunge come attraverso lo sviluppo di attività imprenditoriali legate all’uso di internet e degli smartphone, il capitale fisso necessario per avviare un proprio business spesso venga ridotto, poiché si modifica completamente la richiesta di servizi da parte di consumatori. Pensiamo all’impatto che ha avuto Ebay, grazie al quale chiunque può mettere in vendita un prodotto di sua proprietà, allungando in questo modo il ciclo di vita dei prodotti e creando un mercato interno che è slegato dai classici processi di produzione industriale. In generale il modello dell’e-commerce si pone come una rivoluzione del sistema della domanda di beni, per cui non vi è più un canale diretto tra produttore e mercato, ma questo viene mediato da una piattaforma tecnologica che diventa centrale nel processo di vendita ma che può essere creata e gestita senza il possesso dei mezzi di produzione industriale, ma solamente di quelli tecnologici.

È evidente che, se proseguiranno in questa direzione, questi trends della seconda grande trasformazione prenderanno sempre più la forma di una rivoluzione sociale e antropologica.

Riteniamo che questa possa essere letta come una rinnovata centralità della persona del lavoratore (con una scarsa e sempre più ridotta differenza tra imprenditore e dipendente) che, grazie all’utilizzo della tecnologia, possa dare spazio alle proprie inclinazioni professionali e alle proprie competenze, e allo stesso tempo, sempre grazie alle informazioni e alla condivisione che essa consente, di accrescere sempre di più tali competenze. Le imprese digitali cercheranno nei prossimi anni tra i 210mila e 267mila lavoratori con competenze matematiche e informatiche per i lavori digitali, e quindi esperti nell’analisi dei dati (data scientist) e nel campo della sicurezza informatica e dell’intelligenza artificiale. Quanto ai cosiddetti “green jobs”, ovvero tutte quelle attività che ricadono nell’ambito dell’economia circolare, variano da 480mila a 600mila unità i lavoratori che saranno ricercati dalle imprese per orientare i propri processi produttivi.

A Messina si potrebbe immaginare un HUB di servizi per lo sviluppo di app e realtà virtuale, robotica ed innovazione da prevedere nella zona Falcata. Il technology HUB dovrà soddisfare i nuovi bisogni delle aziende, assecondare i trend del mercato e anticipare i nuovi scenari di business. Un innovativo concept comunicativo di aggiornamento professionale relativo alle tecnologie interattive contemporanee, tale da fornire approfondimenti conoscitivi di natura tecnico-scientifica, concetti chiarificatori ed approfonditi riguardo le tematiche più attuali per la crescita del sistema produttivo italiano.

Il progetto scaturisce dal desiderio di soddisfare un’esigenza oramai crescente riscontrata dalle aziende di tanti ambiti professionali diversi. Gli attori economici in cerca di innovazione tecnologica e opportunità di business spesso non sono ancora correttamente edotti sulle discipline tecnologiche che possono migliorare i propri processi e aiutare a comunicare al meglio i propri prodotti, e sono pervasi da una forte curiosità ed in cerca di contenuti e aggiornamenti tecnici che permettano di incrementare il loro business. Da qui potrebbero partire nove app e strumenti di realtà virtuale. Tra le idee da considerare anche quella di creare un ‘amazon’ della messinesità, per vendere tutti i prodotti di eccellenza messinesi.