Infrastrutture

Infrastrutture

Il tema delle infrastrutture in Sicilia è tema certamente ampio e complesso.

Le varie e molteplici tematiche che lo riguardano toccano realtà con cui, ogni giorno, i cittadini siciliani, e non solo loro, impattano.

Si va dalla complessa situazione viaria, alla gestione e realizzazione di infrastrutture portuali e aeroportuali la cui valenza, per un’isola, noi Siciliani conosciamo molto bene. Molti di questi problemi hanno necessità di un input regionale e statale, ma alcuni, legati soprattutto alla viabilità locale, necessitano di spunti che vengano fuori da un dibattito pubblico sulle varie tematiche.

Cominciando dalla viabilità, e in particolare da quella autostradale, è inutile rimarcare quanto si legge sui giornali, sullo stato generale di conservazione delle strutture e sulla necessità di interventi ingenti e urgenti per la messa in sicurezza di tratti che rappresentano, di fatto, un pericolo per la sicurezza umana.

Vero è che molti cantieri sono stati avviati in questi ultimi anni, ma scarsa è la realizzazione del nuovo, e drammatica è la tempistica con cui questi interventi manutentivi vengono realizzati. In questo senso la contribuzione alla soluzione di alcuni problemi a carattere provinciale deve essere quella di attenzionare, sollecitare, protestare per far sì che la dirigenza regionale e quindi il governo, conoscano quale disagio vivono quotidianamente i cittadini.

In termini di programmazione è lontano il tempo in cui la Regione Siciliana, nel 1989, varò il primo Piano dei trasporti per la Sicilia. Esso prevedeva e auspicava, oltre 30 anni fa, il completamento dell’anello autostradale, realizzando la chiusura dello stesso da Porto Palo a Trapani, e la realizzazione della seconda diagonale, Tirreno – Canale di Sicilia, di supporto alla prima, rappresentata dalla Palermo Catania. Nel nostro caso sappiamo quanto sembrano lontani i centri abitati sui Nebrodi, non tanto per la distanza, quanto spesso per lo stato di manutenzione assolutamente carente. Quindi sappiamo bene come la dorsale Nord Sud, da S. Stefano di Camastra a Gela possa alleviare i disagi.

A tutt’oggi, quindi, le carenze programmatiche sono evidenti, ed è facile immaginare la ricaduta negativa sulla mobilità dei siciliani e dei milioni di turisti che vengono da noi, prima affascinati dalle bellezze e poi portatori, al loro ritorno a casa, del racconto delle problematiche che si affrontano in Sicilia per andare a visitare luoghi e bellezze.

Questo è quindi certamente un tema di particolare attenzione anche soprattutto per la ricaduta sul turismo. I nostri centri collinari devono diventare, dal punto di vista dei collegamenti viari, un tutt’uno con la costa per integrare e completare un’offerta di luoghi, tradizioni, sagre e feste che insieme formano il pacchetto turismo, nostra inestimabile ricchezza. Quindi se non possiamo fare nuova viabilità, abbiamo il diritto di pretendere una manutenzione migliorativa del nostra sistema “strade provinciali”.

Sempre parlando di viabilità analogo discorso si può ripetere per il sistema viario statale.

Qui voglio fare un appunto, in merito alla viabilità provinciale, di come si sia, a mio parere, rilevato un fallimento l’istituzione delle Città Metropolitane, che hanno di fatto creato un freno alla realizzazione delle manutenzioni, non solo stradali, su tutte le infrastrutture di competenza, auspicando il ritorno alle Provincie, con la rappresentanza politica elettorale che c’era prima, legittimata dal voto dei cittadini.

Passando poi ai porti, è evidente che un’isola ha necessità vitale di tali strutture, peraltro sempre più necessarie visto l’incremento, negli ultimi anni, del trasporto gommato che si muove su nave e sul quale sarebbe auspicabile puntare al rafforzamento al fine di decrementare il traffico su strade a vantaggio di un minor impatto ambientale sulla componente atmosfera. E non secondaria è l’importanza per il turismo, sia per ciò che riguarda i flussi da e per la Sicilia, ma anche per il diporto.

Sui porti mercantili, proprio Messina è un esempio di come le iniziative procedano con tempi biblici; si veda la realizzazione del secondo approdo di Tremestieri. Una volta ho ascoltato per caso una conversazione in treno tra due signori, vicini di posto, che dicevano che i lavori non procedono perché la rada S. Francesco deve restare operativa. Non so se i gestori hanno a cuore questo, ma i ritardi sono comunque evidenti, e nel frattempo si spendono milioni di euro per dragare in continuo il primo approdo, diventato una specie di macchinetta mangiasoldi, con certamente un vantaggio per le imprese impegnate comunque nei lavori. Certo sarebbe auspicabile che anche Milazzo diventi porto per le grandi navi da crociera, offrendo ai turisti la visione del litorale tirrenico della nostra provincia, spesso ignorato a favore della costa ionica, certo ricca di alcune attrattive, ma non più rilevanti di quelle offerte da Nebrodi e costa con affaccio sulle Eolie.

Sulla portualità turistica occorrerebbe certamente investire molto di più. Ricordiamoci che la costa ligure, con la moltitudine di porti turistici eccellenti, è finita per diventare la seconda casa di gente facoltosa che tiene lì le loro barche e nei fine settimana, ci alloggia, tutto l’anno, creando un importante indotto sull’economia locale. Anche la Sicilia potrebbe fare un tentativo del genere, avendo la stessa tutte le potenzialità in termini di attrattive paesaggistiche, naturalistiche, architettoniche, storico-culturali etc…, e offrire ai potenziali fruitori di prendere un volo, atterrare a Palermo o Catania e godere di fine settimana nelle nostre coste e nelle nostre isole; ma tutto ciò richiede impegno politico per ben pianificare tutto ciò, incentivare gli investitori e garantire la qualità del servizio. Non si può puntare solo sulla bellezza dei luoghi. Oggi vediamo che sono nate nuove strutture ricettive, anche nella nostra provincia, ma stentano a svilupparsi; un’analisi ha tratto questa conclusione: sono troppo grandi e vicini e non hanno un bacino di utenza adatto, stimato in almeno 5.000/7.000 abitanti residenti nell’hinterland (per 100 posti barca da 500.000 a 700.000 abitanti residenti), per posto barca oppure una presenza estiva veramente rilevante, come nelle nostre isole anche se il periodo è poco esteso.

Quindi come detto prima, nuove strutture ben dimensionate, ben collegate, potrebbero rappresentare un impulso allo sviluppo del turismo, destagionalizzandolo e ampliando la sua durata annuale, da Aprile a tutto Ottobre. In questo senso la costa tirrenica gode di numerose strutture. Di prossima realizzazione S. Stefano di Camastra, e poi S. Agata di Militello, e già esistono Capo d’Orlando, Portorosa e Milazzo. Qui c’è a mio parere da mirare alla riqualificazione del servizio. Milazzo ha, oltre al porto, numerose strutture extra portuali, ma non sono da considerare approdi sicuri, in quanto esposti alle mareggiate. E allora riqualifichiamo l’offerta dei servizi, offriamo i nostri prodotti migliori e i percorsi migliori per conoscerli, creiamo quindi percorsi integrati. Infine, trattando i principali temi delle grandi infrastrutture dei trasporti, gli aeroporti. Il territorio chiede nuovi aeroporti, ma anche queste strutture, per vivere, hanno bisogno di un importante bacino di utenza; e allora credo che più che realizzarne di nuovi occorrerebbe far sì che il cittadino messinese arrivi all’aeroporto di Catania in 40 minuti, con treni moderni dedicati, con linee ferroviarie rimodernate. Sfugge a molti come il costo di gestione di queste strutture ricada sulla collettività. E allora un aeroporto nel messinese, con pochi mesi di lavoro a pieno regime e 9 o 10 mesi a regime ridotto, costituirebbe un aggravio pesante.

Altro inconveniente vivono gli abitanti delle isole minori, che non dispongono di strutture di servizio (pensiline, sale d’attesa, locali igienici) a supporto dei collegamenti con la terraferma vivendo disagi sia per il caldo estivo, che per la pioggia o il freddo nelle altre stagioni. Siamo nel 2022 e ancora non riusciamo ad offrire ai passeggeri dalle Eolie delle stazioni per accoglierli in inverno ed estate assistendo a folle con bambini o anziani sotto il sole o sotto la pioggia ad aspettare il mezzo di collegamento. Solo Lipari è riuscita a realizzare qualcosa su cui non esprimo giudizi in termini di igiene e funzionalità, e un po’ Vulcano, dove è stato posizionato in banchina un prefabbricato non bello, e sino a poco tempo neanche funzionale, essendo chiuso. Faccio una parentesi sui pareri della soprintendenza, tanto attenta talvolta, quanto distratta altre. Ecco, bisogna crearle queste strutture, dobbiamo considerare i cittadini delle nostre isole come coloro che hanno gli stessi diritti di chi vive sulla terraferma.

E sempre sul collegamento con le isole minori che dire di tutte le strutture portuali con lavori avviati da decenni e ancora incompleti.

A Lipari, a Marina Corta galleggia un cassone da più di 20 anni in attesa di una ripresa dei lavori che ormai non avverrà più. Li è, li resta, e nessuno, nella pubblica amministrazione, richiama ai propri doveri i responsabili, e qui torno alla soprintendenza che sentenzia solo su ciò che gli pare. E Filicudi con una struttura con lavori avviati, abbandonati e che oggi costituisce un reale pericolo per la popolazione e non solo. Ci sono state le sfilate dell’ex Presidente Crocetta e di tanti altri. Chissà se avverrà un miracolo. E Stromboli, a rischio vulcanico, con un secondo approdo di emergenza, completato da più di 10 anni e inagibile perché le opere temporanee di cantiere (piste subacquee e simili) non sono state rimosse rendendo inagibile lo stesso, e Gelso a Vulcano e il porto di ponente della stessa isola, e Canneto e ancora altro.

Resta poi la criticità delle altre infrastrutture a servizio dei cittadini; dalla mobilità urbana alla questione Ponte, alle strutture ospedaliere, alle scuole, alle strutture connesse al ciclo dei rifiuti, cioè le enormi discariche la cui ricaduta a lungo termine sull’ambiente, e quindi sulla salute dei cittadini, è ancora da scoprire.

Sulla mobilità urbana si potrebbe parlare all’infinito. Su Messina e non solo. Penso al percorso oggi del tram che è riuscito a by-passare tutte le strutture pubbliche sul territorio. Oggi coinvolge nel suo percorso solo il porto, la stazione e il policlinico. Se avesse percorso via Cavour, via del Carmine e via Antonio Martino avrebbe interessato Municipio, Provincia, vari Licei e scuole, il Tribunale, il Genio Civile, l’ospedale Piemonte, caserme etc… Certo il percorso è sempre modificabile e in questo spero di potermi impegnare più direttamente. E inoltre spero nel suo prolungamento verso la riviera Nord, dove la popolazione, negli ultimi decenni è aumentata in maniera esponenziale e la SS113 e la panoramica non sono più sufficienti a soddisfare l’intensità di traffico veicolare. Discorso diverso va fatto per la riviera Sud, che ha il vantaggio di essere servita dalla linea ferroviaria e sfrutta le piccole stazioni locali. Ma tale servizio necessita di mezzi appositamente dedicati e svincolati dal traffico ferroviario dovendosi muovere con priorità rispetto ali altri; e questo dipende dalla volontà politica sia locale che regionale.

Sul traffico veicolare, senza stare a fare grandi sforzi di fantasia, si potrebbe riesumare alcuni studi sul traffico della città di Messina, che proponevano soluzioni impegnative tecnicamente e finanziariamente, ma risolutive allora e forse ancora oggi; mi riferisco, per dirne una, al tunnel che, partendo da piazza Castronovo, avrebbe dovuto collegare l’Annunziata e poi proseguire sino a Mortelle, diventando di fatto un’ulteriore asse viario, più a monte della panoramica.

Il problema viario è anche presente in località che ospitano strutture portuali strategiche, come Milazzo. Oggi si arriva con un ampio sistema viario che ha alleggerito il sistema viario locale; è stata spostata la stazione ferroviaria, per posizionarla sul nuovo tracciato che sarebbe dell’alta velocità, ma in tanti anni amministrazioni locali non sono state capaci di realizzare un servizio di collegamento efficace con il porto, e spesso senza neanche vedere in servizio autovetture di servizio che possano accoglie chi sbarca in treno per andare in città. Questi disagi devono essere sostenuti dalla politica anche regionale, per compensare le difficoltà delle singole amministrazioni.

Sul Ponte oggi hanno deciso di vanificare quanti fatto in 40 anni e ricominciare da zero. Andreotti era solito dire: “A pensare mal ogni tanto ci si azzecca”. Certo parte della politica nazionale forse vede nella nuova progettazione una opportunità di fare cassa, si ho detto fare cassa, ripartendo con progettazioni, studi, indagini, per approdare probabilmente agli stessi risultai di allora. Ma l’attuale classe politica nazionale non conosce cosa si fece anni fa.

Passando alla sanità, in termini di infrastrutture e servizi, sembra che il collegamento con elisoccorso da e verso le isole, a bilancio annuale, abbia un costo più alto rispetto a mantenere strutture territoriali sanitarie organizzate sul territorio stesso. Oggi peraltro si è pensato di affidare il servizio a privati, che naturalmente vogliono trarne un profitto, e quindi generando un incremento dei costi. Tempo fa ho rappresento ad alcuni amici della stampa una riflessione, a proposito della gestione dei punti nascita. E facevo l’esempio di un comune della provincia di Catania, Bronte, a cui era stato appunto tolto il punto nascita. La classe politica locale e provinciale, forte e agguerrita, è stata capace di farlo ripristinare. Non è successo lo stesso in provincia di Messina, perché la classe politica forse ha fallito; brava nelle passerelle quando accadono disgrazie legate alla cattiva sanità e ancor più brava nel dimenticare i propri impegni. Questa e tante altre disfunzioni, dal 118 ai costi esagerati per la gestione Covid 19 che vede impegnati oggi centinaia di ragazzi, appena laureati, reclutati a chiamata diretta di fatto, a prestare servizio compilando soltanto moduli e percependo stipendi importanti che coprirebbero anni di gestione sanitaria regionale, se considerati nel totale. Si consente l’utilizzo della cosa pubblica in mano a pochi dirigenti o amministratori regionali che operano in assoluta autonomia; non credo sia sempre una cosa buona. E allora occorre vigilare, non partecipare passivamente a gestioni pubbliche condotte con metodi quasi privatistici.

E un breve cenno anche sulle scuole, spesso ospitate in strutture ormai fatiscenti, con studenti e corpo insegnante spesso costretto a turni doppi. Anche il tema dell’edilizia scolastica è critico, occorrendo sia la messa in sicurezza di tante strutture, ma anche facendo il possibile per dotarle di condizioni di buon utilizzo e tecnicamente dotate di strutture informatiche all’avanguardia per competere con un futuro che marcia sempre più veloce.

Ancora, sulle strutture ludiche. Occorre, nelle realtà territoriali ritagliare spazi per i giovani e gli anziani, dove creare strutture di svago per le varie tipologie di utente; e anche rivolte al turismo stanziale o di passaggio.

Tante strutture, per esempio a Messina città, potrebbero avere tale destinazione, dalla ex Fiera, oggi in condizioni di letargo da annientamento e distruzione, sino alla zona falcata, patrimonio inestimabile, a strutture pubbliche, come l’ex Macello di via S. Cecilia. E quindi ritengo importante collegare il recupero delle aree dismesse con la realizzazione di aree per il divertimento e lo svago di tutti, anziani, giovani, bambini.