Zona Tirrenica

Lo sviluppo della valle del Mela per anni si è basato su decisioni politiche che hanno puntato sugli insediamenti industriali di alcune multinazionali i quali, se nell’immediato hanno portato benefici, con diverse centinaia di nuovi posti lavoro, con il tempo si sono rivelati soprattutto deleteri per la ricaduta sullo stato di salute degli stessi residenti e per l’ambiente, frenando altri settori come il turismo. Anni di silenzi, poi tante persone malate e morte, continue emissioni di odori nauseabondi e inquinanti, esposizioni ad amianto e a polveri sottili. In seguito, c’è stato un periodo di proteste e ultimamente la bocciatura di altri nuovi impianti che andrebbero a gravare in una zona martoriata e definita ormai ‘la valle della morte’. Migliaia di residenti, associazioni ambientaliste, l’Osservatorio nazionale dell’Amianto e alcuni partiti politici, dopo le proteste messe in atto negli scorsi anni hanno raccolto delle firme e hanno presentato una petizione popolare al Parlamento europeo, chiedendo la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, minacciate dalla realizzazione di diverse industrie tutte concentrate in quest’area: tra queste la Raffineria di Milazzo, la Centrale elettrica di S. Filippo del Mela, le Acciaierie di Pace del Mela, diversi elettrodotti Terna. Molte altre fabbriche come la Sacelit a Giammoro, inoltre, si sono rivelate negli anni delle bombe ecologiche, e dannose per la salute poiché hanno trattato amianto e sono stati centinaia i casi accertati di morte. Nella petizione si è chiesto, tra l’altro, l’approvazione di una mozione di condanna dello Stato Italiano e una diffida perché vengano rispettati i diritti dei Siciliani in base al Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, alla Carta di Nizza e della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Si è preteso poi, che il Parlamento europeo disponesse che gli organi amministrativi dello Stato italiano attuassero misure di prevenzione e di responsabilità condivisa con risarcimento dei danni ambientali del territorio e che fosse portata avanti una sorveglianza sanitaria, con la richiesta immediata di attuazione di piani di risanamento ambientale e bonifica delle aree interessate. Infine, si sollecitarono ulteriori studi epidemiologici aggiuntivi rispetto a quelli esistenti per la verifica del nesso causale tra patologie e inquinamento ambientale. Un’iniziativa senza precedenti che coinvolse non solo i cittadini di Milazzo ma tutti quelli del cosiddetto ‘triangolo della morte’ e cioè quelli di Siracusa, Ragusa e Augusta Priolo, Gela e appunto della Valle del Mela che hanno dovuto subire, come è dimostrato da dati certi, un grave inquinamento ambientale. La società civile si è unita creando un coordinamento per portare avanti la petizione popolare. Chiedendo il rispetto delle leggi e la firma dei piani di risanamento ambientale.

E’ dunque necessario cambiare il modello di sviluppo che c’è stato nella zona perché è impossibile proseguire in questa direzione visti i tanti malati e le morti che ci sono state. Infine non è ammissibile che la maggior parte di queste industrie che inquinano, non abbiano nemmeno la residenza nel territorio e non paghino qui le tasse. I dati sulla correlazione tra queste malattie e inquinamento sono certi. Uno studio realizzato da vari autori tra i quali Andrea Baccarelli e Annibale Biggeri e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Epigenomics, evidenzia in uno screening condotto su 2.506 bambini residenti della zona, la metilazione del DNA delle cellule nasali per l'infiammazione delle vie aeree. Lo studio sottolinea che ‘i fattori che determinano cambiamenti di metilazione del DNA sono associati con l'infiammazione asmatica e sono prodotti dagli inquinanti della zona’. “Gli effetti dell’inquinamento atmosferico non si fermano all’apparato respiratorio – sostiene anche nello studio Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica IRCCS Ca’ Grande Maggiore Policlinico Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston – ma coinvolgono altri distretti dell’organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio. Una settimana di esposizione è sufficiente: aumenta il rischio di trombosi, ictus e infarti. Sette giorni di polveri sottili oltre la soglia d’allarme – come dimostrano le indagini – fanno sfarfallare la doppia elica del codice, riprogrammano i geni, danneggiano le cellule, ne accelerano l’invecchiamento”. Lo studio guidato dal professor Baccarelli stima che per ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria cresce del 70 per cento il rischio di trombosi. “Abbiamo scoperto – spiega Baccarelli – che in cellule di persone esposte allo smog il livello di metilazione del DNA cambia rispetto a chi non lo è”. Ma ci sono anche problematiche relative alla struttura degli impianti industriali. Durante un’ispezione alla Raffineria di Milazzo del Comitato tecnico regionale di tutela del territorio si è evidenziato che esisterebbe un rischio sismico per carenze sugli impianti esistenti. Inoltre, per quel che riguarda il pericolo di rischio idrogeologico la Raffineria non lo avrebbe tenuto in conto all'interno del Rapporto di sicurezza. Il verbale della Commissione qualche anno fa inoltre registrava pericoli in caso d'incendio e rilevava l'inadeguatezza della caserma interna dei vigili del fuoco sia in termini di posizione, che di protezione.

Altra problematica ambientale dovuta all’inquinamento elettromagnetico per la vicinanza di elettrodotti alle casa, avrebbe portato a decine di decessi a Pace del Mela nel quartiere di Passo Vela. Le ‘ragnatele’ del traliccio tutt’intorno sembrano stringere in un abbraccio di morte le abitazioni: la loro ombra proietta influssi devastanti. Da tempo, questa zona è definita il “quartiere delle donne con le parrucche”, perché molte di loro sono costrette ad indossarle dopo mesi di chemioterapia, dopo essersi ammalate di leucemia.

Quindici morti per tumore solo negli ultimi anni in pochi metri quadri, diverse persone tutt’ora in cura in un’area dove vivono trecento abitanti. Una percentuale altissima, se raffrontata con quelle nazionali.

Tra l’altro, a breve è stato ultimato un altro elettrodotto: il “Sorgente-Rizziconi” che dalla Calabria, via mare, arriva in Sicilia e passa in mezzo a decine di comuni della zona tirrenica di Messina. Il cavo è lungo 105 chilometri, e i pali sono anche questa volta, pericolosamente vicini alle case soprattutto nei comuni di Pace del Mela, San Filippo del Mela, Venetico, San Pier Niceto e nella frazione di Serro a Villafranca Tirrena.

Da anni i cittadini pretendono che venga spostato l’elettrodotto esistente o che venga interrato, e i sindaci hanno sempre glissato spiegando che la colpa non era la loro, ma del ministero.

Qui una volta c’erano solo campi coltivati, aria buona e solidarietà paesana, ora ci sono fili ovunque, l’atmosfera è ‘elettrizzata’ e tra i residenti c’è diffidenza e timore. Come ai tempi della peste, o del più recente COVID 19, non sanno difatti dove scoppierà il prossimo bubbone. Con il tempo poi solo alcune responsabilità delle industrie sono state accertate, ma da parte delle multinazionali non sembra esserci la volontà di ammodernare gli impianti e correggere gli errori. Tra l’altro lo Stato e la Regione al di là dei proclami e degli avvertimenti non hanno concretamente imposto nulla per il ‘ricatto’ occupazionale delle grandi industrie. A questo punto appare necessario valutare una soluzione che è quella di adeguare tutti gli impianti delle industrie inquinanti rendendole al passo con i tempi, efficienti dal punto di vista energetico e delle emissioni, interrare i cavi degli elettrodotti, anche se questo comporta un dispendio gravoso, sfruttando i soldi del PNRR. Bisogna inoltre rinnovare gli strumenti di controllo come le centraline di monitoraggio e dall’altro risarcire in parte il territorio creando maggiori spazi a verde, parchi ecologici e HUB per l’agricoltura innovativa. Far nominare infine un commissario per la tutela ambientale del territorio e pretendere dal governo nazionale e dall’Europa che non vadano persi i posti di lavoro ma, anzi, prevedere nel caso di dismissioni da parte di alcune industrie, altri investimenti e posti di lavoro puntando sulla transizione ecologica, multando le multinazionali che non rispettano i patti. Tutto questo potrebbe far ripartire anche il turismo creando percorsi itineranti nuovi, considerando il maggior appeal di un territorio non più inquinato, creando anche qui posti di lavoro.