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Programma lungo completo

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Infrastrutture

Il tema delle infrastrutture in Sicilia è tema certamente ampio e complesso.

Le varie e molteplici tematiche che lo riguardano toccano realtà con cui, ogni giorno, i cittadini siciliani, e non solo loro, impattano.

Si va dalla complessa situazione viaria, alla gestione e realizzazione di infrastrutture portuali e aeroportuali la cui valenza, per un’isola, noi Siciliani conosciamo molto bene. Molti di questi problemi hanno necessità di un input regionale e statale, ma alcuni, legati soprattutto alla viabilità locale, necessitano di spunti che vengano fuori da un dibattito pubblico sulle varie tematiche.

Cominciando dalla viabilità, e in particolare da quella autostradale, è inutile rimarcare quanto si legge sui giornali, sullo stato generale di conservazione delle strutture e sulla necessità di interventi ingenti e urgenti per la messa in sicurezza di tratti che rappresentano, di fatto, un pericolo per la sicurezza umana.

Vero è che molti cantieri sono stati avviati in questi ultimi anni, ma scarsa è la realizzazione del nuovo, e drammatica è la tempistica con cui questi interventi manutentivi vengono realizzati. In questo senso la contribuzione alla soluzione di alcuni problemi a carattere provinciale deve essere quella di attenzionare, sollecitare, protestare per far sì che la dirigenza regionale e quindi il governo, conoscano quale disagio vivono quotidianamente i cittadini.

In termini di programmazione è lontano il tempo in cui la Regione Siciliana, nel 1989, varò il primo Piano dei trasporti per la Sicilia. Esso prevedeva e auspicava, oltre 30 anni fa, il completamento dell’anello autostradale, realizzando la chiusura dello stesso da Porto Palo a Trapani, e la realizzazione della seconda diagonale, Tirreno – Canale di Sicilia, di supporto alla prima, rappresentata dalla Palermo Catania. Nel nostro caso sappiamo quanto sembrano lontani i centri abitati sui Nebrodi, non tanto per la distanza, quanto spesso per lo stato di manutenzione assolutamente carente. Quindi sappiamo bene come la dorsale Nord Sud, da S. Stefano di Camastra a Gela possa alleviare i disagi.

A tutt’oggi, quindi, le carenze programmatiche sono evidenti, ed è facile immaginare la ricaduta negativa sulla mobilità dei siciliani e dei milioni di turisti che vengono da noi, prima affascinati dalle bellezze e poi portatori, al loro ritorno a casa, del racconto delle problematiche che si affrontano in Sicilia per andare a visitare luoghi e bellezze.

Questo è quindi certamente un tema di particolare attenzione anche soprattutto per la ricaduta sul turismo. I nostri centri collinari devono diventare, dal punto di vista dei collegamenti viari, un tutt’uno con la costa per integrare e completare un’offerta di luoghi, tradizioni, sagre e feste che insieme formano il pacchetto turismo, nostra inestimabile ricchezza. Quindi se non possiamo fare nuova viabilità, abbiamo il diritto di pretendere una manutenzione migliorativa del nostra sistema “strade provinciali”.

Sempre parlando di viabilità analogo discorso si può ripetere per il sistema viario statale.

Qui voglio fare un appunto, in merito alla viabilità provinciale, di come si sia, a mio parere, rilevato un fallimento l’istituzione delle Città Metropolitane, che hanno di fatto creato un freno alla realizzazione delle manutenzioni, non solo stradali, su tutte le infrastrutture di competenza, auspicando il ritorno alle Provincie, con la rappresentanza politica elettorale che c’era prima, legittimata dal voto dei cittadini.

Passando poi ai porti, è evidente che un’isola ha necessità vitale di tali strutture, peraltro sempre più necessarie visto l’incremento, negli ultimi anni, del trasporto gommato che si muove su nave e sul quale sarebbe auspicabile puntare al rafforzamento al fine di decrementare il traffico su strade a vantaggio di un minor impatto ambientale sulla componente atmosfera. E non secondaria è l’importanza per il turismo, sia per ciò che riguarda i flussi da e per la Sicilia, ma anche per il diporto.

Sui porti mercantili, proprio Messina è un esempio di come le iniziative procedano con tempi biblici; si veda la realizzazione del secondo approdo di Tremestieri. Una volta ho ascoltato per caso una conversazione in treno tra due signori, vicini di posto, che dicevano che i lavori non procedono perché la rada S. Francesco deve restare operativa. Non so se i gestori hanno a cuore questo, ma i ritardi sono comunque evidenti, e nel frattempo si spendono milioni di euro per dragare in continuo il primo approdo, diventato una specie di macchinetta mangiasoldi, con certamente un vantaggio per le imprese impegnate comunque nei lavori. Certo sarebbe auspicabile che anche Milazzo diventi porto per le grandi navi da crociera, offrendo ai turisti la visione del litorale tirrenico della nostra provincia, spesso ignorato a favore della costa ionica, certo ricca di alcune attrattive, ma non più rilevanti di quelle offerte da Nebrodi e costa con affaccio sulle Eolie.

Sulla portualità turistica occorrerebbe certamente investire molto di più. Ricordiamoci che la costa ligure, con la moltitudine di porti turistici eccellenti, è finita per diventare la seconda casa di gente facoltosa che tiene lì le loro barche e nei fine settimana, ci alloggia, tutto l’anno, creando un importante indotto sull’economia locale. Anche la Sicilia potrebbe fare un tentativo del genere, avendo la stessa tutte le potenzialità in termini di attrattive paesaggistiche, naturalistiche, architettoniche, storico-culturali etc…, e offrire ai potenziali fruitori di prendere un volo, atterrare a Palermo o Catania e godere di fine settimana nelle nostre coste e nelle nostre isole; ma tutto ciò richiede impegno politico per ben pianificare tutto ciò, incentivare gli investitori e garantire la qualità del servizio. Non si può puntare solo sulla bellezza dei luoghi. Oggi vediamo che sono nate nuove strutture ricettive, anche nella nostra provincia, ma stentano a svilupparsi; un’analisi ha tratto questa conclusione: sono troppo grandi e vicini e non hanno un bacino di utenza adatto, stimato in almeno 5.000/7.000 abitanti residenti nell’hinterland (per 100 posti barca da 500.000 a 700.000 abitanti residenti), per posto barca oppure una presenza estiva veramente rilevante, come nelle nostre isole anche se il periodo è poco esteso.

Quindi come detto prima, nuove strutture ben dimensionate, ben collegate, potrebbero rappresentare un impulso allo sviluppo del turismo, destagionalizzandolo e ampliando la sua durata annuale, da Aprile a tutto Ottobre. In questo senso la costa tirrenica gode di numerose strutture. Di prossima realizzazione S. Stefano di Camastra, e poi S. Agata di Militello, e già esistono Capo d’Orlando, Portorosa e Milazzo. Qui c’è a mio parere da mirare alla riqualificazione del servizio. Milazzo ha, oltre al porto, numerose strutture extra portuali, ma non sono da considerare approdi sicuri, in quanto esposti alle mareggiate. E allora riqualifichiamo l’offerta dei servizi, offriamo i nostri prodotti migliori e i percorsi migliori per conoscerli, creiamo quindi percorsi integrati. Infine, trattando i principali temi delle grandi infrastrutture dei trasporti, gli aeroporti. Il territorio chiede nuovi aeroporti, ma anche queste strutture, per vivere, hanno bisogno di un importante bacino di utenza; e allora credo che più che realizzarne di nuovi occorrerebbe far sì che il cittadino messinese arrivi all’aeroporto di Catania in 40 minuti, con treni moderni dedicati, con linee ferroviarie rimodernate. Sfugge a molti come il costo di gestione di queste strutture ricada sulla collettività. E allora un aeroporto nel messinese, con pochi mesi di lavoro a pieno regime e 9 o 10 mesi a regime ridotto, costituirebbe un aggravio pesante.

Altro inconveniente vivono gli abitanti delle isole minori, che non dispongono di strutture di servizio (pensiline, sale d’attesa, locali igienici) a supporto dei collegamenti con la terraferma vivendo disagi sia per il caldo estivo, che per la pioggia o il freddo nelle altre stagioni. Siamo nel 2022 e ancora non riusciamo ad offrire ai passeggeri dalle Eolie delle stazioni per accoglierli in inverno ed estate assistendo a folle con bambini o anziani sotto il sole o sotto la pioggia ad aspettare il mezzo di collegamento. Solo Lipari è riuscita a realizzare qualcosa su cui non esprimo giudizi in termini di igiene e funzionalità, e un po’ Vulcano, dove è stato posizionato in banchina un prefabbricato non bello, e sino a poco tempo neanche funzionale, essendo chiuso. Faccio una parentesi sui pareri della soprintendenza, tanto attenta talvolta, quanto distratta altre. Ecco, bisogna crearle queste strutture, dobbiamo considerare i cittadini delle nostre isole come coloro che hanno gli stessi diritti di chi vive sulla terraferma.

E sempre sul collegamento con le isole minori che dire di tutte le strutture portuali con lavori avviati da decenni e ancora incompleti.

A Lipari, a Marina Corta galleggia un cassone da più di 20 anni in attesa di una ripresa dei lavori che ormai non avverrà più. Li è, li resta, e nessuno, nella pubblica amministrazione, richiama ai propri doveri i responsabili, e qui torno alla soprintendenza che sentenzia solo su ciò che gli pare. E Filicudi con una struttura con lavori avviati, abbandonati e che oggi costituisce un reale pericolo per la popolazione e non solo. Ci sono state le sfilate dell’ex Presidente Crocetta e di tanti altri. Chissà se avverrà un miracolo. E Stromboli, a rischio vulcanico, con un secondo approdo di emergenza, completato da più di 10 anni e inagibile perché le opere temporanee di cantiere (piste subacquee e simili) non sono state rimosse rendendo inagibile lo stesso, e Gelso a Vulcano e il porto di ponente della stessa isola, e Canneto e ancora altro.

Resta poi la criticità delle altre infrastrutture a servizio dei cittadini; dalla mobilità urbana alla questione Ponte, alle strutture ospedaliere, alle scuole, alle strutture connesse al ciclo dei rifiuti, cioè le enormi discariche la cui ricaduta a lungo termine sull’ambiente, e quindi sulla salute dei cittadini, è ancora da scoprire.

Sulla mobilità urbana si potrebbe parlare all’infinito. Su Messina e non solo. Penso al percorso oggi del tram che è riuscito a by-passare tutte le strutture pubbliche sul territorio. Oggi coinvolge nel suo percorso solo il porto, la stazione e il policlinico. Se avesse percorso via Cavour, via del Carmine e via Antonio Martino avrebbe interessato Municipio, Provincia, vari Licei e scuole, il Tribunale, il Genio Civile, l’ospedale Piemonte, caserme etc… Certo il percorso è sempre modificabile e in questo spero di potermi impegnare più direttamente. E inoltre spero nel suo prolungamento verso la riviera Nord, dove la popolazione, negli ultimi decenni è aumentata in maniera esponenziale e la SS113 e la panoramica non sono più sufficienti a soddisfare l’intensità di traffico veicolare. Discorso diverso va fatto per la riviera Sud, che ha il vantaggio di essere servita dalla linea ferroviaria e sfrutta le piccole stazioni locali. Ma tale servizio necessita di mezzi appositamente dedicati e svincolati dal traffico ferroviario dovendosi muovere con priorità rispetto ali altri; e questo dipende dalla volontà politica sia locale che regionale.

Sul traffico veicolare, senza stare a fare grandi sforzi di fantasia, si potrebbe riesumare alcuni studi sul traffico della città di Messina, che proponevano soluzioni impegnative tecnicamente e finanziariamente, ma risolutive allora e forse ancora oggi; mi riferisco, per dirne una, al tunnel che, partendo da piazza Castronovo, avrebbe dovuto collegare l’Annunziata e poi proseguire sino a Mortelle, diventando di fatto un’ulteriore asse viario, più a monte della panoramica.

Il problema viario è anche presente in località che ospitano strutture portuali strategiche, come Milazzo. Oggi si arriva con un ampio sistema viario che ha alleggerito il sistema viario locale; è stata spostata la stazione ferroviaria, per posizionarla sul nuovo tracciato che sarebbe dell’alta velocità, ma in tanti anni amministrazioni locali non sono state capaci di realizzare un servizio di collegamento efficace con il porto, e spesso senza neanche vedere in servizio autovetture di servizio che possano accoglie chi sbarca in treno per andare in città. Questi disagi devono essere sostenuti dalla politica anche regionale, per compensare le difficoltà delle singole amministrazioni.

Sul Ponte oggi hanno deciso di vanificare quanti fatto in 40 anni e ricominciare da zero. Andreotti era solito dire: “A pensare mal ogni tanto ci si azzecca”. Certo parte della politica nazionale forse vede nella nuova progettazione una opportunità di fare cassa, si ho detto fare cassa, ripartendo con progettazioni, studi, indagini, per approdare probabilmente agli stessi risultai di allora. Ma l’attuale classe politica nazionale non conosce cosa si fece anni fa.

Passando alla sanità, in termini di infrastrutture e servizi, sembra che il collegamento con elisoccorso da e verso le isole, a bilancio annuale, abbia un costo più alto rispetto a mantenere strutture territoriali sanitarie organizzate sul territorio stesso. Oggi peraltro si è pensato di affidare il servizio a privati, che naturalmente vogliono trarne un profitto, e quindi generando un incremento dei costi. Tempo fa ho rappresento ad alcuni amici della stampa una riflessione, a proposito della gestione dei punti nascita. E facevo l’esempio di un comune della provincia di Catania, Bronte, a cui era stato appunto tolto il punto nascita. La classe politica locale e provinciale, forte e agguerrita, è stata capace di farlo ripristinare. Non è successo lo stesso in provincia di Messina, perché la classe politica forse ha fallito; brava nelle passerelle quando accadono disgrazie legate alla cattiva sanità e ancor più brava nel dimenticare i propri impegni. Questa e tante altre disfunzioni, dal 118 ai costi esagerati per la gestione Covid 19 che vede impegnati oggi centinaia di ragazzi, appena laureati, reclutati a chiamata diretta di fatto, a prestare servizio compilando soltanto moduli e percependo stipendi importanti che coprirebbero anni di gestione sanitaria regionale, se considerati nel totale. Si consente l’utilizzo della cosa pubblica in mano a pochi dirigenti o amministratori regionali che operano in assoluta autonomia; non credo sia sempre una cosa buona. E allora occorre vigilare, non partecipare passivamente a gestioni pubbliche condotte con metodi quasi privatistici.

E un breve cenno anche sulle scuole, spesso ospitate in strutture ormai fatiscenti, con studenti e corpo insegnante spesso costretto a turni doppi. Anche il tema dell’edilizia scolastica è critico, occorrendo sia la messa in sicurezza di tante strutture, ma anche facendo il possibile per dotarle di condizioni di buon utilizzo e tecnicamente dotate di strutture informatiche all’avanguardia per competere con un futuro che marcia sempre più veloce.

Ancora, sulle strutture ludiche. Occorre, nelle realtà territoriali ritagliare spazi per i giovani e gli anziani, dove creare strutture di svago per le varie tipologie di utente; e anche rivolte al turismo stanziale o di passaggio.

Tante strutture, per esempio a Messina città, potrebbero avere tale destinazione, dalla ex Fiera, oggi in condizioni di letargo da annientamento e distruzione, sino alla zona falcata, patrimonio inestimabile, a strutture pubbliche, come l’ex Macello di via S. Cecilia. E quindi ritengo importante collegare il recupero delle aree dismesse con la realizzazione di aree per il divertimento e lo svago di tutti, anziani, giovani, bambini.

Agricoltura e pesca

Trattando il tema dell’agricoltura, anche qui impattiamo con una realtà complessa nella gestione. Esaminando le ultime notizie sappiamo il danno prodotto dagli uffici regionali, che hanno determinato la perdita di ingenti finanziamenti che avrebbero potuto sostenere, se portati in porto, importanti infrastrutture per la gestione delle acque in Sicilia.

Ma oltre questo si inserisce la gestione complessa di decine di migliaia di ettari di terreno agricolo, spesso lasciato a pascolo, difficilmente controllabile e che finisce per essere usato senza alcuna gestione efficiente dalla stessa Regione.

Sappiamo anche quanto l’agricoltura, se ben sfruttata e condotta, può essere volano sia occupazionale, legato alla gestione e cura dei terreni, che anche come ricaduta sul turismo.

Occorre quindi adottare misure di tutela del prodotto locale. Penso sempre al Trentino Alto Adige e alla capacità della sua classe politica che è riuscita a tutelare il loro prodotto principale, facendo si che oggi in Italia, non viene importata una mela. Al contrario, da noi, grazie all’assenza della difesa del prodotto locale da parte della classe politica, si è aperto al mercato estero l’import di olio, pomodoro, arance, frutta, tutti prodotti siciliani e comunque del Sud Italia, che hanno fatto sì che le nostre arance andassero al macero o venissero pagate così poco da rendere inutile e dispendioso procedere alla loro raccolta.

L’import infatti, spesso proveniente da Paesi che non applicano contratti di lavoro e tutela dei lavoratori come in Italia, offre produzioni a prezzi estremamente più bassi di quelli che vengono a costare da noi, mettendo i nostri fuori mercato.

Nonostante tutto ciò assistiamo comunque a tante iniziative del recupero di prodotti tipici autoctoni, dalle viti, ai grani, sviluppando prodotti di alto valore enogastronomico.

Ecco, a questi coraggiosi e a tanti altri giovani, deve essere consentito di continuare le proprie attività con il sostegno della politica. A mio parere occorre concedere, per un periodo almeno quinquennale, a titolo non oneroso, superfici di terreno da destinare a pascolo o ad agricoltura. Un impegno d’onore tra pubblico e privato, al fin di consentire la nascita di aziende produttrici che, aiutati finanziariamente dal pubblico anche nell’uso di tecnologia che sempre più consente una gestione avanzata nella conduzione agricola o casearia, porti a produzioni di eccellenza. Ad azienda avviata si determinerà l’applicazione di canoni concessori idonei. Tale soluzione consentirebbe la cura dei fondi agricoli, il loro controllo e una azione di supporto alla creazione di aziende che porterebbe alla produzione di prodotti di pregio da inserire nel mercato distributivo nazionale e non solo.

Analogo discorso, ma in piccolo, potrebbe concretizzarsi, in aree urbanizzate, un supporto alla creazione dei cosiddetti orti cittadini; ciò fazzoletti di terra, dotati del minimo fattore organizzativo, legato ad una ripartizione in micro zone e la fornitura idrica, consentendo la libera iniziativa dei cittadini e, aprendo un rapporto con le scuole sul territorio, per dare l’opportunità di conoscere le tecniche elementari dell’agricoltura agli studenti, creando orti didattici. Ma tale iniziativa io mi auguro che sia raccolta anche in termini di spazi a tal fine destinati, anche nelle circoscrizioni, nelle realtà anche minori. La stessa città di Messina ha un antico trascorso di floricoltura, con eccellenze come la coltivazione delle camelie, nelle colline a sud della città. Tali iniziative consentirebbero di recuperare tradizioni preziose e ancora commercialmente valide. La Sicilia ha realtà vivaistiche che esportano in tutto il mondo. E allora sia la città che la provincia devono scommettere nuovamente sulle proprie produzioni, ma non più come singole realtà produttive, ma, sempre con un primo tempo di sostegno pubblico, di realtà consortili, cioè mettersi insieme per rendere il proprio prodotto più facilmente commerciabile.

Tecnologicamente oggi i giovani, aiutati da loro nuove conoscenze, possono creare applicazioni che permettono di far conoscere in tutto il mondo prodotti e di offrirli in vendita, realizzando proprio un sistema a rete indispensabile nei nostri tempi, dove la piccola iniziativa rischia di venire sopraffatta dalle grandi realtà produttive.

Anche qui occorre qualche breve considerazione sulla necessità di recuperare infrastrutture ed immaginarne di nuove a sostegno dell’agricoltura.

In Sicilia grandi invasi non hanno mai avuto completate le opere accessorie, e oggi accumulano acqua che poi viene scaricata disperdendosi essendo assenti le reti di convogliamento e distribuzione. In provincia di Messina i laghetti collinari, come il lago Biviere di Cesarò e altri sistemi simili ma minori, non subiscono manutenzione da decenni. Importanti progetti riguardanti opere di captazione, convogliamento e accumulo delle acque meteoriche, che avrebbero dovuto raccogliere i deflussi naturali, sui monti Nebrodi e, opportunamente trattati, alimentare decine di comuni, fatti redigere dagli ex consorzi idrici, non hanno mai avuto corso, pur rappresentando sistemi a costi di gestione estremamente ridotti in quanto sistemi a gravità.

Ecco, da qui la necessità di scommettere sull’agricoltura e sui prodotti da pascolo, ma con aiuti veri, concreti, verificati nella loro effettiva destinazione, senza consentire dispersioni di vario tipo che non hanno consentito la sopravvivenza del settore.

Non bisogna dimenticare che grande responsabilità nel dissesto idrogeologico del territorio dell’intera regione è attribuibile all’abbandono dei terreni; il mantenimento dei muri a secco venuto meno, il mancato convogliamento delle acque secondo percorsi utili all’agricoltura, ha determinato l’alterazione di un equilibrio che rappresentava la tutela del territorio stesso; ed è a questo che bisogna tornare, anche per ottenere l’eccellenza delle nostre origini.

Trattando adesso la pesca, si apprezza quanto sin qui avviato con i finanziamenti per gli approdi per la piccola pesca.

Ma ancora in realtà c’è tanto da fare per sostenere questo tipo di pesca, che poco influisce sull’ecosistema e certamente non produce i danni legati allo sfruttamento massivo delle nostre acque.

E’ auspicabile che vengano meno tante limitazioni per questo settore, quello della piccola pesca, che contribuisce al mantenimento di famiglie che vivono di questo.

Nella pesca è da sostenere l’idea, anche qui con un supporto economico da parte della Regione, che si possano creare sistemi a filiera per la chiusura di un circuito che va dalla pesca alla commercializzazione di prodotti ittici. E anche qui si ritiene indispensabile aiutare e incentivare creando rete, tra gli addetti alla piccola pesca, che con le loro famiglie possono creare sistemi di lavorazione e commercializzazione dei prodotti sino all’utente finale, con l’opportunità, ove possibile di commercializzare anche con lo Street food che tanto attrae non solo i turisti, ma anche un’utenza locale.

E’ stata di recente avviata con un buon successo, qualche iniziativa finalizzata a diffondere la conoscenza della produzione, o meglio stabulazione, di mitili nei laghi di Ganzirri e sulla tradizione della pesca del pescespada, antica arte dei pescatori dello Stretto. Ecco, questo tipo di iniziative è prezioso per la divulgazioni di antichi mestieri che fanno parte del nostro essere. Arti da tutelare, difendere e diffondere per farne, oltre che mestieri, elementi di attrattiva turistica. Sarebbe interessante che i tanti croceristi che arrivano in città, oltre ad andare a visitare Taormina, si possano recare a vedere come vengono condotti questi antichi mestieri, avendo magari l’opportunità di condividere un’esperienza diretta.

Agricoltura e pesca, con la diffusione della conoscenza degli antichi mestieri ad esse legati, può e deve rappresentare un’opportunità di crescita, sia economica che culturale per la nostra terra. E quindi ritengo che meriti attenzione da parte della politica.

Coste

Abbiamo pronunciato la parola “coste” in tanti argomenti che interferiscono con la nostra vita quotidiana, con il nostro benessere, con la nostra economia.

È quindi evidente come le coste siano da considerare un bene, una potenzialità.

Purtroppo, e qui non mi sento di puntare il dito verso nessuno, nel periodo della crescita economica italiana, si sono messe in essere attività che, non conoscendo la materia e le conseguenze a lunga distanza delle attività suddette, hanno prodotto ingenti danni e gravi compromissioni al bene “coste”.

L’attività estrattiva dai fiumi e dai torrenti degli inerti, per la produzione dei conglomerati cementizi, ha ridotto in maniera significativa il trasporto di materiale dagli alvei verso la costa.

Le correzioni dei profili fluviali e torrentizi, con la realizzazione di briglie e opere similari, a difesa delle superfici abitative limitrofe ai corsi d’acqua, hanno prodotto lo stesso effetto. Tali opere hanno causato il riempimento (sovralluvionamento) dei corsi d’acqua, aumentando invece il rischio di esondazione.

Il minor apporto di materiali verso le coste ha prodotto i primi fenomeni di erosione che sono stati affrontati, ma esclusivamente perché la materia non era nota, con la messa in mare di milioni di blocchi di cemento, che hanno protetto qualche abitato costiero, ma hanno anche prodotto un ingente danno nei siti in prossimità.

Solo dagli anni 90 in poi si è cominciato ad affrontare questa problematica in maniera scientifica, approfondendo studi preliminari prima di effettuare gli interventi di difesa costiera. Tanto si è fatto da allora ma ancora tanto resta da fare.

Le nostre spiagge sono da tutelare come bene ambientale di grande pregio, ma che produce anche benessere e miglioramento delle condizioni economiche.

Oggi la stima di una spiaggia è correlata al reddito che può produrre e come tale, gli interventi di ripristino e ripascimento sono visti anche come investimenti che hanno ricaduta produttiva.

Si è notato come adesso i massi di difesa artificiali siano scomparsi e sostituiti, quando possibile, da massi naturali; i ripascimenti vengono affrontati con materiali con cromatismi simili a quelli esistenti in luogo, a meno di qualche pessimo e brutale esempio in cui si è usato materiale assolutamente estraneo alle condizioni locali.

Si deve quindi puntare a risolvere tale problema attingendo a siti in prossimità, raggiungendo spesso risultati più importanti. Bisogna intensificare la pratica di prelevare da corsi d’acqua limitrofi, raggiungendo il doppio risultato di mettere in sicurezza i corsi d’acqua dal rischio straripamento, e di tornare ad alimentare naturalmente, le spiagge.

Ci sarebbe da operare anche con misure più drastiche. In alcuni stati europei, le abitazioni che compromettono la stabilità di una spiaggia vengono espropriate, anche ben pagate, e demolite per creare o ricreare le famose dune costiere, presenti anche nel nostro territorio, provinciale e comunale, che sono la difesa naturale delle spiagge.

Tali misure non sono facilmente realizzabili perché da noi lo Stato è in forte ritardo e oggi l’erosione ha sottratto centinaia di metri di spiaggia, intaccando profondamente le proprietà private e creando una confusione amministrativa e giudiziaria sulle competenze relative al soggetto che dovrebbe intervenire. In Sicilia il demanio ha vissuto periodi oscuri, di grande disattenzione che si tenta a ora di colmare creando ulteriore confusione amministrativa. Solo un esempio si può fare guardando quello che era uno splendido oliveto sulla sponda destra del torrente Tono, che aveva al centro una bellissima casa colonica, a circa 200 metri dalla spiaggia; ecco, 5 anni fa questa casa era lambita dalle onde; oggi quella casa non c’è più.

Solo un esempio a fronte di centinaia di casi simili da cui si evince sia la perdita di un bene prezioso, sia l’apertura di infiniti casi di giustizia amministrativa tra privati e pubblico.

Naturalmente una corretta programmazione di interventi limita la possibilità di danni nelle aree intorno all’intervento. Oggi si vede cosa si sta facendo a Galati, certamente interventi necessari, ma mi sorge un dubbio sulle ricadute intorno da qui a 10 anni.

Stessa cosa, segno di una disattenzione nella realizzazione degli interventi, la si può vedere lungo le coste di Rodia e S. Saba, dove, in un intervento di qualche decennio fa era stato imposto l’uso di massi di natura calcarea, in analogia cromatica al materiale esistente. Bene, in occasione della tragedia di Giampilieri, la Protezione civile ha deciso di intervenire con una rialimentazione di questo intervento con l’utilizzo di massi lavici, neri, e posizionati in maniere assolutamente non conforme alle indicazioni e alle prescrizioni dell’Assessorato Regionale del Territorio ed Ambiente in occasione del rilascio dell’autorizzazione ambientale.

Ecco, questo è il caso evidente in cui la stessa pubblica amministrazione agisce secondo indirizzi diversi ed in netto contrasto tra di essi, ed è un tema su cui è necessario lavorare per non assistere ad episodi che sono solo un esempio di quale danno possa fare la cattiva amministrazione. Il pubblico deve essere il primo a operare con coerenza e chiarezza; in assenza di ciò la libera iniziativa dei cittadini, spesso non allineata a norme e leggi, non può essere repressa. E inoltre la mancanza dello strumento di verifica e controllo sul demanio che in Sicilia manca completamente. La Regione non può farlo e affida il compito alla Guardia Costiera, oberata da altri incarichi di importanza di sicurezza nazionale e quindi impossibilitata ad essere attenta e/o presente in maniera assidua, se non su segnalazione, che si deve fare alla Regione e solo dopo qualche anno arriva alla Guardia Costiera per la verifica sui luoghi.

Ecco, occorre che la Regione si attrezzi, prenda le iniziative necessarie per fare sì che il bene coste sia strumento da tutelare e messo a reddito, con tutte le misure e precauzioni necessarie, rispettando l’ambiente e consentendone un uso diffuso.

Solo una breve parentesi sulla esiguità di spiagge attrezzate per disabili e per proprietari di animali domestici; due tipologie di fruitori con valenze assolutamente diverse, ma tutti col diritto alla fruizione. In Sicilia bisogna rendere obbligatoria l’adozione di spazi dedicati, in ogni Comune costiero e in ogni ambito di competenza, nel senso che deve essere garantita la condizione di uso in ogni isola abitabile.

Energia

Sentiamo sempre più il termine Energia, come argomento di rilevante importanza nel futuro dell’umanità. Di recente parlando di infrastrutture, ho fatto delle considerazioni sull’importanza dei termovalorizzatori, considerati come strumento utile al risparmio energetico.

È certo argomento di grande rilevanza per noi e soprattutto per le generazioni future; lo vediamo nelle grandi manifestazioni per l’ambiente che si svolgono ormai in tutto il mondo, in cui la presenza giovanile è veramente massiccia, ragazzi attenti e collegati, che intendono, giustamente, sollevare l’attenzione sull’argomento.

Purtroppo è per me argomento difficile da trattare e ancor più difficile da valutare, ognuno parla di un argomento perché lo conosce da esperto, o perché lo conosce per proprio approfondimento culturale scientifico, o perché magari sente in tv o cerca su internet notizie sull’argomento.

Sentiamo che lo Stato avvia campagne di sostegno al miglioramento dei consumi energetici sia nelle nuove edificazioni che nel miglioramento del patrimonio immobiliare esistente, o anche nell’acquisto dii auto elettriche o ibride o nella sostituzione di caldaie e in tanti altri sistemi energetici.

In realtà tutto questo mira a far diminuire la dipendenza dai prodotti petroliferi, riducendo drasticamente il loro uso e mettendo in essere quanto necessario per la riduzione del grado di compromissione della qualità dell’atmosfera; certo resto perplesso quando leggo che un problema rilevante è rappresentato dalle grandi mandrie di bovini e/o ovini, che liberano nell’aria ingenti quantità di metano, diventando quindi responsabili di circa il 10% delle emissioni ad effetto serra globali. Il bestiame rilascia metano attraverso i microorganismi che sono coinvolti nel processo di digestione animale, e protossido di azoto attraverso la decomposizione del letame.

Ma credo che a questi siano da aggiungere ben altri fattori inquinanti. Il mio dubbio nasce quindi da cosa succederà dopo 30 anni di sistemi alternativi di energia (pannelli solari, auto elettriche etc…), nascerà il problema, serio, di smaltimento di tonnellate di silicio, di litio e altri componenti che non possono essere del tutto riutilizzati e che finiranno per trovare, inevitabilmente, un sito in cui accumularli senza potere, ad oggi smaltirli definitivamente.

Lo stesso amministratore della Toyota ha affermato che in questo momento, data la incapacità a produrre energia alternativa in misura sufficiente, un’auto elettrica, attaccata al sistema elettrico convenzionale, inquina molto di più di un’auto non ibrida.

Quindi credo che sia opportuno selezionare meglio cosa sia alternativo, ma meno inquinante a lungo termine. E in questo solo la ricerca può aiutarci. Sembra che una pala eolica sia più facilmente smaltibile di un pannello solare.

Ecco, allora, sul tema ammetto una mia conoscenza parziale e limitata per cui ho difficoltà a proporre cosa fare e come amministrare la transizione da un sistema verso l’altro, ma quello che mi sento di raccomandare è che forse abbiamo esagerato con la dipendenza da sistemi di connessione come internet, attraverso computer, collegati al sistema elettricità, o telefonici, con la produzione di campi elettromagnetici e utilizzo di batterie di accumulo di varia natura. Dovremmo dire a tutti i ragazzi che manifestano contro l’uso di energia convenzionale, di contribuire anche ad un minore consumo dello stesso, di comunicare, anche in vecchie antiche forme, scrivendo e leggendo, di studiare e leggere per accelerare la scoperta di qualcosa che possa aiutarci domani.

Eolie

Parlare delle Eolie, per me, è parlare di casa. Le mie origini sono li, a Lipari, e guardando più lontano ad Alicudi, e poi Stromboli per adozione e Filicudi, con i miei più bei ricordi familiari, e tutte le altre ancora.

Ogni mattina inizio la mia giornata con la lettura del Notiziario delle Isole Eolie, un filo che mi consente di stare in collegamento con il mio mondo lontano, mi tiene informato, mi permette di conoscere le iniziative in corso. Poi tanti cari parenti ed ugualmente cari amici con cui si scambiano due chiacchiere e due commenti, che aiutano, anche da lontano, a farsi un’idea della situazione nelle Isole. Quando posso ci vado a trascorrere un po’ di tempo, sia d’estate che d’inverno, per avere anche la possibilità di incontri “reali” con persone. Affascinato dalla loro bellezza e mortificato talvolta per le vicende, di merito umano, che le interessano.

Si potrebbe parlare delle grandi occasioni sprecate, anche se alcune trasferite da comune a comune, o alla mancata occasione di fare squadra per impostare nuove regole di gestione del turismo che potrebbero destagionalizzare i flussi ed estendere il periodo di presenza su tu tutte le isole.

Iniziative che sarebbero lodevoli, ma che certo non partono anche per mancanza di reale supporto regionale, che in Sicilia è tutto. Per ultimo vediamo il nuovo bando trasporti, che penalizza il collegamento tra le isole e tra queste e la terraferma, gravando gli isolani di oneri economici e organizzativi notevoli, costretti spesso, per una visita medica, a pernottare sulla terra ferma perché non ci sono mezzi per rientrare a casa, o ugualmente a pernottare perché le corse saltano per condizioni meteo avverse. Forse le flotte messe in campo sono inadatte, ma la Regione preferisce confermare agli attuali gestori il servizio per i prossimi anni; forse le infrastrutture portuali sono non complete e la Regione, con tempi biblici tenta di porre rimedio, trattando l’approdo in un’isola come la banale fermata di un autobus di città.

E allora bisogna far sì che la Regione consideri prioritario il problema degli approdi, facendone anche un trampolino di lancio per lo sviluppo economico e non meno importante, facendone il terminale per i collegamenti legati al soccorso sanitario, sempre se si attivassero mezzi idonei, perché l’elisoccorso (dato in gestione a privati) c’è, costa una follia, non sempre è disponibile e se le condizione meteo sono avverse non si può utilizzare.

E parlando di salute si potrebbero scrivere pagine sulla vicenda dell’Ospedale di Lipari oggi, tra gli altri, è attivo anche il Comitato “L’Ospedale non si tocca” che tenta di sollevare l’argomento nelle sedi opportune, ma con scarso riscontro se non a parole a cui sino ad oggi non sono seguiti fatti concreti, non solo sul punto nascita, ma soprattutto sulla mancanza di personale medico e quindi sulla precarietà dei servizi offerti anche in reparti in cui occorrerebbe dare veramente aiuto ai pazienti e non costringerli a partire, anche per portare i campioni di analisi, sulla terra ferma.

Passando ad altro si dovrebbe affrontare il problema della viabilità nelle isole, come manutenzione ordinaria e straordinaria, ma su questo occorre un impegno finanziario sempre da parte della Regione. Argomenti da attenzionare sono quelli della strada di Bagnamare, sul Parco Geominerario, di recente istituzione; ma sarebbe anche opportuno comprendere come le Eolie sito dell’UNESCO, siano riuscite a trasformare opportunità calate dall’alto e senza interlocuzione locale, in una palla al piede per lo sviluppo. Qui si potrebbe parlare anche del ruolo della Soprintendenza, cioè della Regione e della gestione delle normative di tutela del territorio, che non autorizza una pergola e consente il posizionamento dei nuovi terminal passeggeri, sulle banchine portuali, biglietto da visita del territorio, posizionate e mai aperte da oltre un anno. Sono certamente efficienti, se sapessimo come sono dentro, ma esteticamente non proprio adatte; ricordo la demolizione della struttura abusiva sulla banchina di Vulcano, che poteva essere acquisita e utilizzata come terminal, in pieno stile eoliano, certamente meno sgradevole del container, chiuso e non fruibile, che vediamo oggi quando sbarchiamo.

Cosa dire sui problemi di erosione che interessano quasi tutte le isole dell’arcipelago. Le ingenti risorse materiali locali se sfruttate adeguatamente, risolverebbero il problema e farebbero recuperare valenza ambientale e turistica a molti siti, alcuni di essi deturpati da strutture di ambulanti che hanno chiuso panorami mozzafiato, senza una corretta regolamentazione sulla localizzazione e tipologia di strutture da utilizzare, come Quattropani, Quattrocchi, dove l’imprenditore può e deve operare ma in un contesto di rispetto del sito e questa regolamentazione non spetta a lui.

Occorrerebbe che la Regione aiuti le Isole e i suoi comuni ad affrontare il periodo estivo contribuendo economicamente e supportando lo svolgimento dei servizi essenziali, dalla raccolta dei rifiuti al controllo del territorio e soprattutto all’ordine pubblico.

Come ho avuto modo di leggere, alcuni cittadini e operatori turistici, tanti, in ogni isola, hanno sollevato in maniera forte l’attenzione sul fenomeno del turismo di transito, i cosiddetti barconi che giornalmente sbarcano migliaia di persone, che soprattutto nelle isole più piccole rappresentano un reale rischio alla sicurezza pubblica. Vi immaginate una vera eruzione a Stromboli in agosto, non un botto più forte degli altri? Ci sarebbero centinaia di morti per l’impossibilità di mettere in pratica tutti i protocolli del caso.

Ecco, regolamentazione e aiuto a migliorare i servizi, sono uno degli elementi essenziali che la Regione dovrebbe organizzare peri comuni isolani; iniziativa accompagnata da una legge speciale per le isole che sgravi gli abitanti dai maggiori oneri nell’affrontare quotidianamente la fruizione dei pubblici servizi.

Sappiamo della legge nazionale per le Isole Minori con un fondo previsto da 120 milioni di euro per 36 Comuni individuati in sei regioni, tra cui la Sicilia. Fra gli obiettivi per garantire una migliore qualità della vita e tutelare l’ambiente e la natura delle zone insulari sono previste, per esempio, misure per favorire la mobilità sostenibile, per incrementare la produzione di fonti energetiche rinnovabili ma anche per promuovere e riqualificare l’offerta turistica.

C’è anche il Fondo per gli investimenti nelle isole minori, con una dotazione di 20 milioni di euro annui dal 2019 al 2024 per il finanziamento degli interventi previsti.

Si apre la possibilità di una “imposta di scopo” temporanea che i Comuni possono attivare per la realizzazione di opere pubbliche specifiche.

Riguardo al miglioramento dell’offerta turistica sono possibili deroghe rispetto agli strumenti urbanistici per cambiare la destinazione d’uso degli edifici, a patto di non incrementarne i volumi. In tema di sanità, per garantire un’efficace presa in carico e la risposta alle emergenze-urgenze le regioni devono provvedere alla riorganizzazione dei presidi ospedalieri, dove sono presenti. E’ previsto inoltre il diritto al rimborso delle spese sostenute per sottoporsi a cure necessarie presso strutture sanitarie sulla terraferma. Devono essere mantenuti i punti nascita.

Per quanto invece riguarda l’istruzione e la scuola, il MIUR dovrà definire criteri preferenziali per l’assegnazione del personale scolastico nei vari livelli, prevedendo incentivi per i docenti non residenti ma domiciliati nelle isole, proprio per garantire la continuità didattica.

In tema di trasporti marittimi le regioni avranno compiti di monitoraggio dei servizi e di vigilanza in caso di eventuali sospensioni o interruzioni, a cui dovranno seguire le relative sanzioni. Le regioni dovranno inoltre predisporre un piano di messa in sicurezza dei porti e degli approdi nelle isole minori.

Le regioni inoltre, in accordo con i Comuni, dovranno procedere ad una ricognizione del fabbisogno finanziario per la realizzazione di interventi in materia di dissesto idrogeologico, per il successivo inserimento nei programmi nazionali e territoriali.

Ecco lo Stato si è mosso ma non basta la Regione deve incrementare ciò che la Legge dello Stato consentirà ed è necessario che la prossima deputazione si muova rapida, per intercettare le risorse finanziare europee ancora disponibili.

E occorre anche che lo Stato e la Regione supportino maggiormente le iniziative condotte dai Gruppi d’Azione Locale (GAL).

Questi sono solo alcuni dei tanti argomenti che necessitano attenzione, impegno e sostegno dalla politica regionale e occorre farsene carico per tentare di portare risultati, certo non complessivi, ma quantomeno ad alcuni dei tanti problemi che riscontriamo giornalmente.

Nebrodi

Parlare di Nebrodi, nella Provincia di Messina, vuol dire parlare di una superficie di più di 100.000 ettari, e più di 20 Comuni, di cui una buona parte inclusi nel Parco dei Nebrodi, la più grande delle aree protette siciliane, istituito nel 1993. Gli abitanti che vi risiedono sono oltre 100.000.

Le caratteristiche naturali di questo ampio territorio sono veramente rilevanti e interessanti. Lo stesso Parco va attuando sempre più, grazie anche al coinvolgimento di associazioni ambientaliste, una politica di diffusione della valenza turistica ambientale, propagandando le bellezze del territorio: la folta vegetazione, la ricchezza geologica, la presenza di cascate e rocce di particolare bellezza.

Altre realtà presenti, che costituiscono l’economia del territorio, sono l’agricoltura e la pastorizia, con produzioni agro-alimentari ed artigianali come formaggi e ricotta, salumi, fragole, piccoli frutti, nocciole, olio, pane.

Tra Tutte queste attività, molte derivano da antichi mestieri che qui è ancora possibile vedere in esercizio.

Ci troviamo quindi in presenza di un territorio interessantissimo dal punto di vista naturale con produzioni di grande pregio. Tuttavia, anche se in lenta crescita, il turismo non è ancora arrivato a numeri di presenza tali da rappresentare una risorsa per il territorio.

Una delle necessità, ritengo, è quella di migliorare la rete infrastrutturale. La viabilità che collega questi luoghi alle zone costiere è spesso deteriorata, con scarsa manutenzione, anche se il problema dipende da ex gestioni, la Provincia Regionale, che nel suo scomparire e trasformarsi in Città Metropolitana, non ha consentito la normale attività manutentiva. Ma, sempre a mio parere, la manutenzione non basta. Occorre scommettersi per nuove viabilità, più rapide e sicure, che, collegando mare e monti, trasferisca il turismo di transito nelle portualità costiere come potenziale fruitore del territorio collinare.

I porti di S. Agata di Militello, Capo d’Orlando e il futuro approdo di S. Stefano di Camastra possono svolgere un importante ruolo di punto di partenza per la conoscenza di questi luoghi e per la diffusione della loro ricchezza naturale e produttiva.

In merito alle nuove infrastrutture, solo una breve considerazione sulla Strada Nord-Sud, ennesima incompiuta, in esecuzione da oltre 20 anni e completata solo per pochi chilometri.

Quindi nuove infrastrutture e aiuti al territorio, soprattutto a quelle Associazioni di volontariato che si occupano di far conoscere le realtà verdi organizzando “La giornata della macchia mediterranea” o “La giornata degli alberi” o tante altre lodevoli iniziative ambientali.

Incentivare questi spunti significa tentare di far partire un turismo ambientale e naturalista, o gastronomico che tanto potrebbe giovare al territorio e alla sua economia.

La Zona ionica del Messinese: un’area dalle grandi potenzialità e fragilità.

E’ senza dubbio una delle zone più attrattive della provincia di Messina e una delle aree maggiormente turistiche della Sicilia. A partire da Scaletta con i resti del Castello Ruffo, inizia una delle coste più belle del mondo, una striscia ininterrotta di spiagge bellissime. A ridosso della costa una successione di borghi di origine non antica, graziosi e accoglienti: Alì Terme, Nizza, Roccalumera, Furci, S. Teresa e S. Alessio, quasi tutti con spiagge stupende, alcune delle quali da anni hanno la bandiera blu, anche per i numerosi servizi offerti. Ci si può inoltrare nelle valli del Nisi e dell’Agrò, dove si possono raggiungere Alì Superiore, Fiumedinisi, Pagliara, Mandanici, Savoca, Casalvecchio, Antillo e Forza d’Agrò. In questi borghi montani sono numerosi i resti del passato da visitare, in un’atmosfera ancora impregnata di suoni e profumi della civiltà contadina, con panorami vasti e luminosi. Dopo Capo S. Alessio, col suo Castello “saraceno”, su un ampio golfo si adagia Letojanni, stazione balneare ben nota. Poco oltre, uno dei poli turistici più apprezzati del mondo, quello che fa capo a Taormina e a Giardini Naxos, l’una arroccata sul Monte Tauro, l’altra stesa sulla baia sottostante. Tante sono le bellezze che qui la natura e la storia hanno voluto collocare. Da Giardini ci si può inoltrare nella Valle percorsa dal fiume Alcantara, attraverso Gaggi, Graniti, Motta Camastra con le famose Gole scavate nella roccia lavica, Francavilla, Castiglione, Malvagna, Mojo, Roccella, sino a S. Domenica Vittoria. L’imponente mole dell’Etna con la sua cima domina il paesaggio circostante che ha essa stessa forgiato nel corso dei millenni, colata dopo colata.

Nonostante tuttavia le tante bellezze paesaggistiche e i luoghi dalla grande attrattiva culturale come Taormina, una delle mete più visitate in tutto il mondo, il territorio ha molteplicità criticità, dovute in gran parte alla sua fragilità con continui smottamenti e frane; e a strade e autostrade non all’altezza, collegamenti ferroviari ancora a binario unico, mancanza di collegamenti aeroportuali e portuali efficienti. Inoltre registra una mancanza di rete tra i vari borghi e territori, sia dal punto di vista turistico, che economico. Sicuramente carenze che incidono sullo sviluppo dell’area. Per questo si deve innanzitutto potenziare la zona infrastrutturale puntando sui finanziamenti del PNRR, ma anche sulla creazione e potenziamento di aree a verde da sfruttare con agricoltura bio, ecosostenibile e parchi a tema. Lo sviluppo di un’economia verde nell’area mediterranea per combattere il degrado ambientale rappresenta una grande opportunità per la creazione di posti di lavoro, in particolare per i giovani laureati e per le donne che hanno tre volte meno probabilità di essere occupate rispetto agli uomini. Il rafforzamento dell’imprenditorialità eco-innovativa è una soluzione riconosciuta, anche se le imprese verdi devono affrontare una serie complessa di sfide, tra cui un accesso limitato ai finanziamenti, mercati sottosviluppati e un sostegno frammentato da parte delle parti interessate del settore.

Il progetto europeo GIMED in particolare mira, al momento, a promuovere lo sviluppo di iniziative eco-innovative al fine di creare occupazione e guidare l’economia verde e circolare nel Mediterraneo. Il progetto implementerà un “Green Entrepreneurship Standard” sostenuta dalle Nazioni Unite che standardizzerà gli input di supporto necessari per generare iniziative di successo e darà a loro un marchio di qualità per un migliore accesso a finanziamenti e mercati. Sul campo, il progetto formerà e istruirà gli eco innovatori e incoraggerà i finanziatori a investire nel settore dell’eco innovazione nel Mediterraneo, un’opportunità molto interessante.

E’ fondamentale quindi mettere in collegamento le imprese, le associazioni di categoria e le istituzioni, spesso protagoniste di personalismi che non aiutano l’economia dell’area. Primo fra tutti è importante sviluppare le offerte progettuali del GAL Taormina-Peloritani, che ogni anno presenta possibilità di finanziamento rivolte al comparto turistico, iniziative che non si possono lasciare sfuggire, in quanto rappresentano delle condizioni concrete e reali per la creazione e lo sviluppo di nuove attività con il conseguente aumento dei posti di lavoro. Ulteriore argomento mirato allo sviluppo sostenibile del territorio sono le possibilità offerte dal Contratto d’Area, ulteriore soluzione per il finanziamento delle aziende che hanno obiettivi di investimento più ampi, una opportunità ed una risorsa economica di alto livello, in grado di attirare investimenti atti ad alzare la qualità dell’offerta turistica. Inoltre, al momento, è importante la creazione di progetti per finanziamenti accessibili alle aziende ricettive che vogliono sviluppare progetti a basso o a zero impatto ambientale, sicuramente ambiziosi ma fattibile visti i tanti fondi previsti in questo comparto nella transizione ecologica nel PNRR. Per quanto riguarda la diversificazione dell’offerta turistica bisogna poi sfruttare le diverse tipologie turistiche che è possibile sviluppare nel territorio, dal turismo enogastronomico, a quello culturale, a quello di lusso e a quello balneare creando diversi percorsi, che possano sviluppare differenti itinerari che toccano più paesi dell’area. C’è quindi bisogno di costruire la volontà di sinergia per progetti di rete. Si devono poi valorizzare i borghi delle Valli Joniche dei Peloritani”, potenziando gli strumenti locali, nazionali e comunitari per la messa a sistema del significativo patrimonio materiale e immateriale della zona jonica, nella prospettiva di uno sviluppo socio-economico e culturale che valorizzi l’alto potenziale turistico delle vallate d’Agrò, del Dinarici e del Nisi, anche ai fini della creazione di un’offerta turistica locale integrata, montana, rurale e marittima, in grado di coniugare ambiente, cultura, natura e innovazione, componenti della filiera di un territorio che esprime un potenziale ancora non del tutto valorizzato, soprattutto nelle aree interne. Emerge senza dubbio l’esigenza di conferire una chiave identitaria al territorio della Valli Joniche dei Peloritani, anche nella prospettiva di individuare una denominazione che la renda univocamente riconoscibile, una sorta di brand collettivo che identifichi prodotti, territorio e storia. Occorre immaginare un grande spazio di comunità, che riconnetta mare e monti e insieme le comunità dei diversi paesi: immaginiamo una pista pedonale e ciclabile che favorisca la fruizione del territorio in una logica intercomunale, in cui le stazioni dismesse possono diventare poli di socialità e cultura, di promozione dei prodotti locali e spazi per l’enogastronomia a km 0. Una “linea verde”, che unifichi e sviluppi la coesione territoriale, favorendo spostamenti sostenibili ad alta attrattiva turistica. Inoltre come già detto in precedenza è auspicabile sviluppare un HUB turistico con i finanziamenti europei, per investire nel settore in formazione all’avanguardia, ma anche per creare aziende innovative che sappiano sfruttare le nuove tecnologie per rendere l’approccio ai luoghi più smart e accessibile e dotandoli di comfort migliori per i viaggiatori.

Dal punto di vista strutturale-portuale, bisogna far sì che il porto di Giardini diventi porto turistico, struttura assente in tutta la riviera ionica, e per la navi da crociera di stazza media almeno.

Dissesto idrogeologico

A riparare i danni del maltempo spendiamo un milione di euro al giorno. Dalla colata di fango in provincia di Messina, ad inizio ottobre 2009 lo Stato ha stanziato, infatti, più di un miliardo di euro per le emergenze causate da eventi calamitosi di natura idrogeologica in tredici Regioni. Cifre molto elevate che coprono però solo una parte degli ingenti danni censiti in conseguenza di frane e alluvioni. Nel frattempo la prevenzione tarda ad arrivare. A fronte di una spesa prevista di 44 miliardi, negli ultimi 10 anni solo 2 miliardi di euro sono stati erogati per attuare gli interventi previsti dai Piani di assetto idrogeologico (PAI) redatti dalle Autorità di bacino, per uno stanziamento totale di 4,5 miliardi di euro. Fondi che sono destinati a coprire solo i lavori più urgenti, ovvero 4.800 interventi considerati di “maggior urgenza” su un totale di 15mila interventi previsti da tutti i PAI. La metà circa di queste risorse è stata stanziata attraverso gli accordi di Programma siglati tra il Ministero dell’ambiente e le Regioni, per pianificare e programmare le politiche territoriali e considerare gli effetti dei cambiamenti climatici come una realtà imprescindibile. Soltanto dai dati registrati dai pluviometri in occasione dei principali eventi recenti, si nota come in poche ore sia piovuto più della metà di quanto avveniva mediamente in un anno. La distribuzione delle precipitazioni nell’arco dell’anno risulta, inoltre, molto disomogenea, con periodi di forti piogge e altri di forte siccità, come illustrano l’estate appena trascorsa e gli eventi legati al maltempo delle ultime settimane. I fenomeni meteorologici intensi hanno perso la loro eccezionalità per diventare sempre più frequenti, come confermano i dati Ispra relativi alla quantità di pioggia caduta nei principali eventi alluvionali negli ultimi anni ad oggi. Il dibattito è tuttora incentrato su come reperire le risorse da destinare al contrasto del rischio idrogeologico. Occorre anche chiedersi, però, quale debba essere un’efficace politica di prevenzione e difesa del suolo, che non si limiti a interventi puntuali solo dopo le tragedie. Serve un Piano nazionale che preveda un’azione urgente ed efficace per la mitigazione del rischio, che stabilisca strumenti e priorità d’intervento e formuli una nuova proposta di gestione del territorio. Per questo è necessario il coinvolgimento di tutti i soggetti portatori d’interesse: la comunità scientifica, gli esperti, gli enti competenti, le amministrazioni locali interessate, il mondo dell’agricoltura, le associazioni ambientaliste e i cittadini che vivono nei territori a rischio. Inoltre la manutenzione del territorio assume un ruolo cruciale, soprattutto se tradotta in presidio territoriale svolto dalle Comunità locali. Si dovrà applicare una politica attiva di “convivenza con il rischio”, sistemi di previsione delle piene e di allerta e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione”.

E’ fondamentale poi pensare a nuove tecnologie per ingegneria naturalistica e regimentare i corsi d’acqua. Il nuovo piano per la riduzione del rischio nelle aree metropolitane deve considerare nuovi argini o rettifiche del tracciato degli alvei dei fiumi o torrenti. Dunque le risorse devono essere destinate ad un’azione diffusa di gestione dei corsi d’acqua e delle acque nelle aree urbane, il cui obiettivo è l’adattamento ai cambiamenti climatici; un aggiornamento degli strumenti di governo, da quelli a scala territoriale, per esempio i Piani di bacino o i Piani di assetto idrogeologico, a quelli a scala locale quali, PRG e Regolamenti Edilizi per mettere a sistema una efficace politica di gestione del rischio in città; interventi che concorrano a ristabilire il comportamento originario del suolo, aumentando la permeabilità delle aree urbanizzate attraverso sistemi di drenaggio innovativi e una corretta gestione delle acque meteoriche; riduzione del carico ambientale delle attività antropiche sugli ecosistemi, a partire dalle aree urbane, dai corpi idrici, con particolare attenzione alle aree di espansione e alle periferie. Destinare poi adeguate risorse alla manutenzione e gestione del territorio, anche attraverso il presidio dell’agricoltura, a tutela della sua funzionalità ecologica per favorire, ad esempio, la ritenzione idrica e la naturale capacità di esondazione laddove i territori ancora lo consentano. I benefici dell’adattamento di queste politiche sono molteplici: aumento della sicurezza per milioni di cittadini. Si stima che siano 6 milioni gli italiani che vivono o lavorano in aree ad alto rischio idrogeologico. Gli interventi di prevenzione del rischio sono un investimento in termini ambientali, riduzione dei danni al territorio e alle attività, ed economici. Si stima che ogni euro di investimento pubblico ne sviluppa sei. La gestione del territorio attraverso presidi territoriali e il coinvolgimento dei soggetti interessati e delle diverse discipline tecnico-scientifiche permette di creare nuova occupazione a partire da quelle aree, come le aree interne, che oggi sono le più disagiate sotto questo punto di vista.

Valle del mela: rigenerare l’ambiente, riconvertendo impianti vecchi o dismettendoli puntando sul rilancio del turismo.

Lo sviluppo della valle del Mela per anni si è basato su decisioni politiche che hanno puntato sugli insediamenti industriali di alcune multinazionali i quali, se nell’immediato hanno portato benefici, con diverse centinaia di nuovi posti lavoro, con il tempo si sono rivelati soprattutto deleteri per la ricaduta sullo stato di salute degli stessi residenti e per l’ambiente, frenando altri settori come il turismo. Anni di silenzi, poi tante persone malate e morte, continue emissioni di odori nauseabondi e inquinanti, esposizioni ad amianto e a polveri sottili. In seguito, c’è stato un periodo di proteste e ultimamente la bocciatura di altri nuovi impianti che andrebbero a gravare in una zona martoriata e definita ormai ‘la valle della morte’. Migliaia di residenti, associazioni ambientaliste, l’Osservatorio nazionale dell’Amianto e alcuni partiti politici, dopo le proteste messe in atto negli scorsi anni hanno raccolto delle firme e hanno presentato una petizione popolare al Parlamento europeo, chiedendo la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, minacciate dalla realizzazione di diverse industrie tutte concentrate in quest’area: tra queste la Raffineria di Milazzo, la Centrale elettrica di S. Filippo del Mela, le Acciaierie di Pace del Mela, diversi elettrodotti Terna. Molte altre fabbriche come la Sacelit a Giammoro, inoltre, si sono rivelate negli anni delle bombe ecologiche, e dannose per la salute poiché hanno trattato amianto e sono stati centinaia i casi accertati di morte. Nella petizione si è chiesto, tra l’altro, l’approvazione di una mozione di condanna dello Stato Italiano e una diffida perché vengano rispettati i diritti dei Siciliani in base al Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, alla Carta di Nizza e della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Si è preteso poi, che il Parlamento europeo disponesse che gli organi amministrativi dello Stato italiano attuassero misure di prevenzione e di responsabilità condivisa con risarcimento dei danni ambientali del territorio e che fosse portata avanti una sorveglianza sanitaria, con la richiesta immediata di attuazione di piani di risanamento ambientale e bonifica delle aree interessate. Infine, si sollecitarono ulteriori studi epidemiologici aggiuntivi rispetto a quelli esistenti per la verifica del nesso causale tra patologie e inquinamento ambientale. Un’iniziativa senza precedenti che coinvolse non solo i cittadini di Milazzo ma tutti quelli del cosiddetto ‘triangolo della morte’ e cioè quelli di Siracusa, Ragusa e Augusta Priolo, Gela e appunto della Valle del Mela che hanno dovuto subire, come è dimostrato da dati certi, un grave inquinamento ambientale. La società civile si è unita creando un coordinamento per portare avanti la petizione popolare. Chiedendo il rispetto delle leggi e la firma dei piani di risanamento ambientale.

E’ dunque necessario cambiare il modello di sviluppo che c’è stato nella zona perché è impossibile proseguire in questa direzione visti i tanti malati e le morti che ci sono state. Infine non è ammissibile che la maggior parte di queste industrie che inquinano, non abbiano nemmeno la residenza nel territorio e non paghino qui le tasse. I dati sulla correlazione tra queste malattie e inquinamento sono certi. Uno studio realizzato da vari autori tra i quali Andrea Baccarelli e Annibale Biggeri e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Epigenomics, evidenzia in uno screening condotto su 2.506 bambini residenti della zona, la metilazione del DNA delle cellule nasali per l’infiammazione delle vie aeree. Lo studio sottolinea che ‘i fattori che determinano cambiamenti di metilazione del DNA sono associati con l’infiammazione asmatica e sono prodotti dagli inquinanti della zona’. “Gli effetti dell’inquinamento atmosferico non si fermano all’apparato respiratorio – sostiene anche nello studio Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica IRCCS Ca’ Grande Maggiore Policlinico Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston – ma coinvolgono altri distretti dell’organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio. Una settimana di esposizione è sufficiente: aumenta il rischio di trombosi, ictus e infarti. Sette giorni di polveri sottili oltre la soglia d’allarme – come dimostrano le indagini – fanno sfarfallare la doppia elica del codice, riprogrammano i geni, danneggiano le cellule, ne accelerano l’invecchiamento”. Lo studio guidato dal professor Baccarelli stima che per ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria cresce del 70 per cento il rischio di trombosi. “Abbiamo scoperto – spiega Baccarelli – che in cellule di persone esposte allo smog il livello di metilazione del DNA cambia rispetto a chi non lo è”. Ma ci sono anche problematiche relative alla struttura degli impianti industriali. Durante un’ispezione alla Raffineria di Milazzo del Comitato tecnico regionale di tutela del territorio si è evidenziato che esisterebbe un rischio sismico per carenze sugli impianti esistenti. Inoltre, per quel che riguarda il pericolo di rischio idrogeologico la Raffineria non lo avrebbe tenuto in conto all’interno del Rapporto di sicurezza. Il verbale della Commissione qualche anno fa inoltre registrava pericoli in caso d’incendio e rilevava l’inadeguatezza della caserma interna dei vigili del fuoco sia in termini di posizione, che di protezione.

Altra problematica ambientale dovuta all’inquinamento elettromagnetico per la vicinanza di elettrodotti alle casa, avrebbe portato a decine di decessi a Pace del Mela nel quartiere di Passo Vela. Le ‘ragnatele’ del traliccio tutt’intorno sembrano stringere in un abbraccio di morte le abitazioni: la loro ombra proietta influssi devastanti. Da tempo, questa zona è definita il “quartiere delle donne con le parrucche”, perché molte di loro sono costrette ad indossarle dopo mesi di chemioterapia, dopo essersi ammalate di leucemia.

Quindici morti per tumore solo negli ultimi anni in pochi metri quadri, diverse persone tutt’ora in cura in un’area dove vivono trecento abitanti. Una percentuale altissima, se raffrontata con quelle nazionali.

Tra l’altro, a breve è stato ultimato un altro elettrodotto: il “Sorgente-Rizziconi” che dalla Calabria, via mare, arriva in Sicilia e passa in mezzo a decine di comuni della zona tirrenica di Messina. Il cavo è lungo 105 chilometri, e i pali sono anche questa volta, pericolosamente vicini alle case soprattutto nei comuni di Pace del Mela, San Filippo del Mela, Venetico, San Pier Niceto e nella frazione di Serro a Villafranca Tirrena.

Da anni i cittadini pretendono che venga spostato l’elettrodotto esistente o che venga interrato, e i sindaci hanno sempre glissato spiegando che la colpa non era la loro, ma del ministero.

Qui una volta c’erano solo campi coltivati, aria buona e solidarietà paesana, ora ci sono fili ovunque, l’atmosfera è ‘elettrizzata’ e tra i residenti c’è diffidenza e timore. Come ai tempi della peste, o del più recente COVID 19, non sanno difatti dove scoppierà il prossimo bubbone. Con il tempo poi solo alcune responsabilità delle industrie sono state accertate, ma da parte delle multinazionali non sembra esserci la volontà di ammodernare gli impianti e correggere gli errori. Tra l’altro lo Stato e la Regione al di là dei proclami e degli avvertimenti non hanno concretamente imposto nulla per il ‘ricatto’ occupazionale delle grandi industrie. A questo punto appare necessario valutare una soluzione che è quella di adeguare tutti gli impianti delle industrie inquinanti rendendole al passo con i tempi, efficienti dal punto di vista energetico e delle emissioni, interrare i cavi degli elettrodotti, anche se questo comporta un dispendio gravoso, sfruttando i soldi del PNRR. Bisogna inoltre rinnovare gli strumenti di controllo come le centraline di monitoraggio e dall’altro risarcire in parte il territorio creando maggiori spazi a verde, parchi ecologici e HUB per l’agricoltura innovativa. Far nominare infine un commissario per la tutela ambientale del territorio e pretendere dal governo nazionale e dall’Europa che non vadano persi i posti di lavoro ma, anzi, prevedere nel caso di dismissioni da parte di alcune industrie, altri investimenti e posti di lavoro puntando sulla transizione ecologica, multando le multinazionali che non rispettano i patti. Tutto questo potrebbe far ripartire anche il turismo creando percorsi itineranti nuovi, considerando il maggior appeal di un territorio non più inquinato, creando anche qui posti di lavoro.

Disabili: scarsa assistenza e ritardi alla Regione e a Messina e provincia. Il futuro è nell’assistenza integrata con aziende del terzo settore, nella robotica, e nel supporto con la realtà aumentata.

Il mondo per i disabili è già complicato, ma lo diventa ancora di più per le azioni burocratiche farraginose che rallentano tutte le procedure amministrative, rendendo spesso difficile l’assistenza che dovrebbe essere garantita. I problemi si registrano in ambito regionale, ma anche provinciale e comunale, per carenza di fondi, mala gestione e metodi di assistenza ormai datati.

L’assistenza ai disabili, compreso il trasporto, le cure e l’organizzazione devono essere riviste e modulate meglio. Fondamentale investire nel terzo settore come previsto tra l’altro nel PNRR e nel progetto del governo nazionale che potrebbe contribuire in modo determinante a cambiare prospettiva per la risoluzione dei problemi dei diversamente abili. Il posto del Terzo settore è esplicitato nella Missione 5, quella riguardante “Inclusione e coesione”. I fondi destinati a questi obiettivi superano nel complesso i 22 miliardi, più ulteriori 7,3 miliardi di interventi che beneficeranno delle risorse di REACT-EU.

Vi si legge che: “L’azione pubblica potrà avvalersi del contributo del Terzo settore. La pianificazione in progettazione di servizi sfruttando sinergie tra impresa sociale, volontariato e amministrazione, consente di operare una lettura più penetrante dei disagi e dei bisogni al fine di venire incontro alle nuove marginalità e fornire servizi più innovativi, in un reciproco scambio di competenze ed esperienze che arricchiranno sia la P.A. sia il Terzo settore”.

La Missione 5 prevede un investimento di oltre 11 miliardi di euro su tre riforme: la legge quadro della disabilità (con finanziamento nazionale); una riforma riguardante un sistema di interventi in favore degli anziani non autosufficienti; una riforma per il superamento degli insediamenti abusivi per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento dei lavoratori.

Importante poi investire in nuove tecnologie con supporti come la robotica e la realtà aumentata, sfruttando i tanti finanziamenti europei previsti. La robotica come si è visto in un progetto attuato a Messina dall’Irib Cnr può essere importante per i ragazzi affetti da autismo e il progetto può essere replicato in altre realtà della provincia. Si tratta di progetti dedicati all’inclusione sociale che consentiranno di valutare, trattare e seguire diverse famiglie, utilizzando un supporto tecnologico per la valutazione come piccoli robot sociali, che sono una frontiera della ricerca e della terapia clinica, di ausilio soprattutto nei giovani affetti da disturbo delle spettro autistico. Il robot diventa un compagno mediatore dell’interazione sociale, che ci consente di migliorare il trattamento. Anche la realtà virtuale ha un ruolo importante: ci sono già delle équipe che riescono a lavorare con un visore immersivo di ultimissima generazione.

Questo innovativo strumento potrà essere utilizzato da persone con disabilità cognitive-relazionali o motorie, ma anche da anziani con patologie degenerative.

Il visore, con la sua realtà aumentata, può intanto venir impiegato da soggetti con disabilità motorie medie o gravi. Immergendosi realisticamente in ambienti naturali, città o musei, tali pazienti potranno aver modo di ristabilire un contatto con particolari luoghi. Vivendo esperienze che altrimenti sarebbero per loro impossibili.

Non solo. Lo strumento è in grado di aiutare alcune persone con difficoltà cognitive a superare determinate ansie, creando uno spazio di lavoro virtuale. Operando insieme sulle aree emotivo-relazionali. L’ambito sarà sempre controllato in remoto dai professionisti, che monitoreranno la sessione con uno screen mirroring per seguire i passaggi che avvengono nel visore.

Scenari virtuali controllati, allora, ma anche studiati su misura. Grazie ad una telecamera che registra a 360 gradi, l’interazione. Così, sarà possibile ricreare ambienti di vita di tutti i giorni, per preparare l’utente nell’affrontare future situazioni reali. Dalla visita medica all’attraversamento di un percorso pedonale. Fino al contatto con spazi affollati. Situazioni che verranno ricreate all’interno dei laboratori, in una struttura “protetta”, familiare. L’utente non dovrà in questo modo sperimentare subito l’impatto con potenziali momenti stressanti, ma ci arriverà gradualmente. Dopo un allenamento “virtuale”.

Notevoli saranno poi le applicazioni per la terza età, con gli anziani che potranno esercitare memoria e concentrazione. Utilizzando filmati e luoghi reali, tramite software e applicazioni dedicate, il visore potenzierà notevolmente le azioni di mantenimento cognitivo.

Rifiuti ed impianti rifiuti

Ancora molto deve essere fatto in Sicilia sull’adeguamento richiesto dalla norma per gli impianti di trattamento dei reflui dei rifiuti. Dobbiamo fare il possibile per accelerare questo processo di adeguamento, perché ne va sia della salute dei cittadini, ma anche per le ricadute sull’ambiente e sull’economia. Dobbiamo mirare a rendere le nostre coste non inquinate, per guadagnare quel giudizio di positività che è volano per il turismo e maggior ritorno sul territorio di occupazione e benessere economico.

E sulle discariche, cumuli di rifiuti che gravano sulla collettività in termini di elevati costi di trasporti, fermo restando il rischio di inquinamento sull’ambiente, e il rischio di cadere nel ricatto dell’indispensabilità di questi impianti, estremamente pericolosi, ma molto lucrosi per i gestori. Il rischio di percolamento in falda di veleni che finiranno per ammazzarci o farci ammalare è veramente elevato. Ero contrario ai termovalorizzatori, ma seguendo il progresso tecnologico che si è compiuto in questi ultimi anni, ho rivisto le mie convinzioni, sia in termini ambientali che economici. La produzione di energia elettrica derivante dal loro utilizzo comporta una ricaduta notevole sulla collettività, in termini di economia, risparmiando sulle bollette e in termini di qualità dell’aria, con scarichi più facilmente controllabili e depurabili rispetto a centinaia di automezzi che giornalmente percorrono le strade di tutta la regione per trasportare i rifiuti in discarica, peraltro provocando ulteriore stress alle strutture viarie che come ho già detto soffrono della mancanza di manutenzione.

Recentemente è stato inaugurato il nuovissimo termovalorizzatore di Copenaghen, situato nel centro della capitale danese. Oltre al moderno e innovativo aspetto architettonico, questa complessa opera ingegneristica si prospetta essere lo stato dell’arte attuale della tecnologia Waste-to-Energy, sia in termini di prestazioni energetiche che ambientali: si possono produrre centinaia di Megawatt e i fumi vengono trattati da due linee di depurazione fumi a umido con condensazione del vapore acqueo e ulteriore produzione di decine di MW. Sembra che il rendimento di questi impianti superi il 100% e arrivi oltre il 105%. Immaginate quanti risparmi sommando la produzione elettrica e l’abbattimento dei costi di trasporto e conferimento in discarica. Si parlerebbe, per la Sicilia, di centinaia di milioni di euro da impiegare in nuovi investimenti infrastrutturali e in altri servizi per la collettività.

Attualmente in Italia sono operativi circa 40 impianti. Anche se l’impatto zero non esiste, questi impianti sostanzialmente non inquinano, come evidenziato da studi del CNR e dell’ISPRA, ma hanno il problema degli scarti, in particolare ceneri e fumi. Per questo, i moderni termovalorizzatori hanno 4 livelli di filtraggio per i fumi e sistemi di trattamento e riciclo delle ceneri molto avanzati.

Sono avanzati gli studi per il riutilizzo delle ceneri che possono essere utilizzate come componente per il manto stradale o per altri usi nel campo delle costruzioni. Perciò, le ceneri pesanti possono sostituire risorse vergini di natura simile, quali sabbia e ghiaia, il cui prelievo, da alvei o cave ha contribuito al dissesto idrogeologico del territorio e al grave fenomeno dell’erosione costiera.

C’è bisogno di impegno, buona volontà e umiltà, per studiare, capire e affrontare le giuste battaglie per la soluzione dei tanti problemi connessi alle infrastrutture nella nostra provincia a nell’intera regione.

Questo è il compito di chi aspira ad essere rappresentante, di una collettività che deve essere rispettata, ascoltata e sostenuta nell’affrontare le problematiche e con tenacia e anche coraggio tentare di risolverle, perché in Sicilia, oltre l’impegno ci vuole coraggio, ci vuole autonomia di pensiero con tutto quello che comporta. Bisogna capire che servire la collettività spesso vuol dire scontrarsi con poteri economici che sappiamo quanto possono condizionare il nostra futuro. E qui ho la presunzione di dire che chi è giovane e deve costruirselo, questo futuro, spesso risulta più debole ed esposto di chi invece ha fatto il più e quindi può affrontare più decisamente alcune sfide.

Ponte: un’opera contraddittoria, non decideremo noi se farla o meno, in entrambi i casi sarà necessario chiedere garanzie per investimenti per il territorio.

Ritengo ci siano adeguate e valide motivazioni per volere il ponte e che ce ne siano altrettante per non realizzare l’opera. Per questo è bene analizzare cosa è successo fino ad ora, e chiedere adeguate garanzie sia se partirà il progetto, che se non dovesse mai iniziare. Doveva essere l’ottava meraviglia del mondo, tuttavia ora è nota solo per essere diventata una delle infrastrutture più costose, nonostante non sia mai stata costruita. Il Ponte sullo Stretto di Messina, per anni croce e delizia dei residenti di Sicilia e Calabria, difatti solo in fase di progettazione ha registrato spese per quasi 500 milioni di euro e, per le penali previste, ora lo Stato potrebbe arrivare anche a sborsare un altro miliardo. Sono passati ben 50 anni dalla legge che istituiva la società pubblica per l’avvio dei lavori, il progetto definitivo è stato redatto soltanto nel 2010, e nel frattempo sono state molteplici le promesse elettorali dei politici di ogni schieramento che, con ostentazione, assicuravano con questa struttura di collegamento un futuro diverso per il Sud Italia.

Le possibilità che il Ponte sia ultimato ormai sono poche, soprattutto dopo che con un decreto il 15 aprile 2013 l’allora presidente del Consiglio, Mario Monti ha liquidato la società che si è occupata dei progetti e della loro gestione, la Stretto di Messina spa. E’ stato quindi nominato un commissario, che poi l’ha sciolta.

La stessa società è tenuta ad indennizzare il consorzio Euro link (formato da Salini- Impregilo, Condotte, Cmc, Sacyr, Ishikawajima-Harima Heavy Industries e Aci scpa), che avrebbe dovuto costruire la mega infrastruttura, al pagamento delle prestazioni previste e già eseguite più una somma pari al 10% dell’importo. Il tutto stimato in circa 45 milioni di euro. Il consorzio ha contestato la legittimità del decreto, presentando ricorso e chiedendo il recesso dal contratto e il pagamento delle penali. Un paradosso dovuto soprattutto all’inerzia dei precedenti governi nazionali che non hanno valutato bene le modalità per il pagamento di quest’ultime. Nel 2006 difatti, scattavano 540 giorni dopo l’approvazione del progetto da parte del CIPE. E visto che il progetto non è passato i contribuenti, dopo una battaglia legale di anni, probabilmente saranno costretti a sborsare circa 700 milioni di euro, ai quali aggiungerne 350 di oneri finanziari sopportati dalla Stretto di Messina sin dalla sua creazione.

Il progetto di massima prevedeva un costo di 4,3 miliardi di euro, che con il progetto definitivo sono arrivati a 8,5 miliardi di euro. Si sarebbe inoltre dovuto fare un project financing con un 40 percento a carico dello Stato e il 60% da reperire sui mercati internazionali. Sulla base delle tesi ottimistiche della Stretto di Messina, tuttavia l’opera avrebbe potuto dare una redditività solo tra 40 anni. Si deve considerare che un’infrastruttura che ha tempi di ritorno superiori ai 15 anni è catalogata già come poco redditizia. E’ ovvio quindi, che tutti i risultati per trovare finanziatori abbiano avuto risultati negativi. Sono aumentati continuamente anche i costi della Stretto di Messina. Soltanto per la sede di Roma la società aveva affittato un appartamento di 3600 metri quadrati su quattro piani per 900 mila euro l’anno. Tra l’altro, pagava poi altri affitti dal 2006 per due infopoint a Messina e Villa San Giovanni, tutto ciò per presentare un’opera che non vedrà mai la luce. Solo dal 2001 al 2007 sono stati spesi inoltre 21,3 milioni per consulenze. Anche il Cda della Stretto di Messina aveva costi proibitivi se si pensa che solo nel 2006 a bilancio per questa voce c’erano 1,6 milioni di euro. Tutto ciò, per amministrare circa 90 dipendenti per i quali venivano elargiti altri 21 milioni l‘anno senza ricavarne poi nulla. Per non parlare delle spese per gli studi scientifici, alcuni anche molto bizzarri come quello commissionato all’Istituto Ornitologico Svizzero “per un’investigazione radar delle specie di uccelli migratori notturni e per catalogare con la massima precisione le quote di volo, le loro planate e le loro picchiate”.

La non ultimazione del Ponte rischia tra l’altro di lasciare l’amaro in bocca a molti cittadini e aziende ai quali era stato comunicato l’esproprio dei terreni. Uno studio del movimento “Benvenuti al Sud” ha dimostrato che “sono oltre duemila, tra Calabria e Sicilia, alcuni ancora ignari, i proprietari immobiliari nei cui confronti la Stretto di Messina risulta inadempiente per il mancato pagamento delle indennità dovute a seguito della reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio.

Questi cittadini non hanno potuto vendere o fare progetti sulle loro case o aziende in questi anni perché erano vincolate. Già nel 2011 l’associazione ‘Consumatori Associati’ aveva promosso un’azione collettiva per ottenere il risarcimento dalla Stretto di Messina e dallo Stato, perché era stata pubblicata illegittimamente sul sito web di Eurolink, una lista delle ditte da espropriare per la costruzione del Ponte. Ovviamente è intuibile quale sia il danno causato ai cittadini: la lista non avrebbe dovuto essere pubblicata poiché la società non era ancora in possesso della dichiarazione di pubblica utilità che viene rilasciata dal CIPE solo dopo la firma dell’accordo di programma con gli Enti locali. La illegittima pubblicazione di tale lista ha di fatto posto un vincolo di incommerciabilità sui beni.

In molti però difendono ancora l’idea del Ponte. Potrebbe difatti essere un’opera strategica per il Paese, si è persa una grande possibilità di sviluppo infrastrutturale. Il progetto ultimato era abbastanza valido e può sempre essere ripreso in futuro, magari sperando in una situazione finanziaria differente. La Sicilia e la Calabria saranno sempre più isolate e non potranno usufruire di importanti infrastrutture. I soldi che già sembravano essere stati messi da parte come gli ex fondi Fintecna, dopo l’aberrazione della cancellazione del Ponte, sono stati utilizzati per altri cantieri al Nord. Era previsto, tra gli altri, un importante progetto per una metropolitana ferroviaria che avrebbe collegato Messina e Reggio Calabria attraversando le due città e coinvolgendo anche l’aeroporto calabrese. In questo modo si sarebbe costituita veramente un’area integrata dello Stretto. Molti residenti si erano resi conto che il Ponte avrebbe portato effettivamente dei benefici alla città, collegando tra l’altro la Sicilia in un corridoio infrastrutturale al Nord Europa. Era possibile minimizzare i disagi dei cantieri, ma c’è stata una spinta ideologica alimentata senza sosta. I governi nazionali anche per queste resistenze hanno pensato di desistere. Sono convinto che la maggior parte dei residenti volesse il Ponte, ma non ha mai avuto la possibilità di manifestare la propria idea con determinazione. Il definanziamento del Ponte e lo scioglimento della Stretto di Messina sanciscono una inversione di tendenza della politica trasportistica nazionale che penalizza il Sud e la Sicilia, ma diventa particolarmente doloroso per la città e la provincia di Messina. Vissute per oltre 40 anni col miraggio del Ponte, le aree del messinese non hanno predisposto piani di sviluppo alternativi e nel momento in cui si aspettavano finanziamenti, opere strutturali e compensative, posti di lavoro diretti e quelli derivanti dall’indotto, si ritrovano con nulla in mano. Messina è stata vittima della debolezza e della miopia della sua classe politica, ogni giorno ben venti giovani lasciano la città in cerca di lavoro al Nord dove i cantieri vanno avanti, al Brennero, in Val di Susa, a Venezia. E’ grave poi che le Ferrovie, approfittando della dismissione del progetto Ponte, abbiano abbandonato tutti i loro piani d’investimento in città ed in provincia. Sono convinto che in tale programmazione debba essere inserita anche Messina e mi permetto di suggerire la realizzazione di una infrastruttura utile alla città con lavori facilmente cantierabili: l’autostrada Granatari-Annunziata-Giostra, inserita nel progetto per il Ponte sullo Stretto. Tale richiesta è supportata dalla considerazione che la legge eliminando il Ponte, non ha impedito che restassero contenziosi. Invece di pagare a vuoto delle penali, il governo ha l’obbligo di impegnarsi a chiudere il contenzioso facendo realizzare, ai vincitori dei vari appalti, un’opera peraltro necessaria alla città di Messina. Con la realizzazione di tale struttura si raggiungerebbero, in particolare, due obiettivi: l’immissione di diversi milioni di euro nell’asfittica economia messinese, e la realizzazione di un’arteria utilissima per decongestionare il traffico, che coinvolge tutto il versante Nord della città, facilitando l’accesso anche all’ospedale Papardo.

Altrettante sono le motivazioni per non realizzare l’infrastruttura. Le grandi opere sono state a lungo imposte ai territori attraverso una sorta di scambio tra devastazione e flussi di denaro che servissero come risarcimento. Tutto questo è stato sepolto dall’incidere della crisi economica e dall’esplosione della bolla del debito pubblico. La clausola della riduzione al 2 percento delle opere compensative inserite dall’ex ministro Tremonti del Decreto Sviluppo sancì la fine di quello strumento. Tra le altre cose mise in gravi difficoltà le amministrazioni locali di Messina e Villa San Giovanni che avevano promesso opere per 800 milioni di euro in cambio dei danni ambientali minacciati dal progetto di costruzione del Ponte. Se fosse vantaggioso come per tanto tempo è stato detto che bisogno ci sarebbe di opere compensative? Sarebbero sufficienti le fantasmagoriche ricadute occupazionali che tanto vengono sbandierate e ci risarcirebbe la rinascita economica di cui il Ponte sarebbe volano.

I circa 13 milioni di metri cubi di materiale di scavo complessivi tra Calabria e Sicilia, che erano indicati nel progetto definitivo del 2011, sono diventati, 7 mesi dopo, ben 16 milioni, ovvero 3 milioni di metri cubi in più, senza alcuna modifica delle infrastrutture. Il progetto definitivo dal punto di vista tecnico risultava carente per l’impatto ambientale, naturalistico, paesaggistico ed idrogeologico. L’idea del Ponte ha fermato un’intera città immobilizzandola, svuotandola, drenando risorse pubbliche mentre servirebbero per ben altre opere, non ultima, quella più importante di tutte: mettere in sicurezza antisismica e idrogeologica l’intero territorio comunale prima che sia troppo tardi”

Sul fonte lavoro si è chiarito che i 40.000 posti annunciati erano solo temporanei e legati alla fase di costruzione. Il Ponte in esercizio avrebbe prodotto poco meno di 1.000 posti di lavoro stabili e questo numero è inferiore agli esuberi che si sarebbero registrati nel settore dei trasporti navali”. Infine, nei prossimi anni un’inversione di tendenza con meno grandi opere e la realizzazione di maggiore strutture di prossimità: sono più utili ai cittadini e generano mobilitazione imprenditoriale meno permeabile ai contractor delle opere pubbliche e alle operazioni speculative.

L’opera era stata bloccata per decisioni politiche; ora, con i fondi del PNRR, si riparla di ponte ed è stato affidato uno nuovo studio di fattibilità alle ferrovie. Ma credo che la cosa più importante, in un caso o nell’altro, sia parlare di investimenti per il territorio. Difatti, se l’opera si dovesse realizzare è importante portare a compimento prima le opere compensative già previste e altre individuando progetti utili. Nel caso l’opera non si dovesse concretizzare sarà necessario realizzare migliori strutture alternative e, tra queste, corse in più nello Stretto, con migliori e più frequenti collegamenti nello Stretto, utilizzare il porto storico non solo per il crocierismo ma anche per le merci e prevedere maggiori e migliori collegamenti viari, ed infrastrutturali e maggiori svincoli. Prevedere inoltre un aumento dei trasporti verso l’aeroporto dello stretto.

La storia infinita del Ponte sullo Stretto

  • Nel 1840 Ferdinando II di Borbone Re delle Due Sicilie pensò alla realizzazione del Ponte sullo Stretto incaricando un gruppo di architetti e ingegneri dell’epoca di fornirgli idee per la costruzione. Dopo averne constatata la fattibilità, preferì rinunciare per l’eccessivo costo dell’opera non ammortizzabile per le casse del Regno.

  • Nel 1866 l’allora ministro dei Lavori Pubblici Jacini aveva incaricato l’ingegnere Alfredo Cottrau, tecnico di fama internazionale, di studiare un progetto di ponte tra Calabria e Sicilia.

  • Un progetto di ponte sospeso, articolato in cinque campate fu studiato nel 1883 da un gruppo di ingegneri delle Ferrovie, ma non se ne fece nulla.

  • L’idea dell’opera fu rilanciata nel 1952 dall’iniziativa dell’associazione dei costruttori italiani in acciaio (ACAI), che incaricò l’ingegnere statunitense David B. Steinman, uno dei più qualificati e prestigiosi progettisti di ponti sospesi di redigere un progetto preliminare.

  • Nel 1955 la Regione Siciliana commissionò alla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano (Luigi Solaini, Roberto Cassinis) uno studio geofisico allo scopo di verificare la natura delle formazioni tanto sulle sponde che sul fondo dello Stretto.

  • Nel 1971 una legge istituisce una società pubblica per l’avvio dei lavori.

  • Nel 1981, dieci anni dopo la legge 1158/71, si concretizzò la costituzione della concessionaria Stretto di Messina spa a cui partecipavano finanziariamente l’Italstat e l’IRI con il 51% e Ferrovie dello Stato, Anas, Regione Sicilia e Regione Calabria in percentuali uguali del 12,25% ciascuno. Da quel momento, la progettazione dell’opera, così come pure la sua futura realizzazione e l’esercizio, sono diventate di competenza esclusiva della Stretto di Messina spa e quindi tale società iniziò ad affidare a propri dipendenti e/o a professionisti di fiducia l’incarico della progettazione e delle diverse consulenze specialistiche strettamente connesse senza dover bandire un nuovo concorso esterno.

  • Nel corso del 2002 è stato aggiornato il progetto preliminare e predisposto lo studio di impatto ambientale.

  • Nel giugno 2003 il Ponte sullo Stretto è stato inserito tra i 18 progetti prioritari a livello europeo da rendere operativi entro il 2020. Lo ha stabilito il Gruppo di Alto Livello per la rete di trasporto trans-europea (TEN-T) presieduto da Karel Van Miert, incaricato dalla Commissione di identificare i progetti prioritari e i principali Corridoi sui quali concentrare gli sforzi e gli investimenti dei Paesi membri.

  • L’approvazione del progetto preliminare da parte del CIPE è avvenuta il 1° agosto 2003 con la valutazione positiva di compatibilità ambientale.

  • La stipula dell’accordo di Programma, nel novembre 2003, tra il Ministero delle Infrastrutture, il Ministero dell’Economia, la Regione Calabria e la Regione Siciliana, l’Anas, Rete Ferroviaria Italiana e la Società Stretto di Messina, ha definito gli impegni tecnici e finanziari dei soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera.

  • Nel dicembre 2003 è stata stipulata la nuova Convenzione, comprendente il Piano finanziario, tra il Ministero delle Infrastrutture e la Società Stretto di Messina.

  • Nell’ aprile 2004 il Parlamento Europeo ha approvato il Piano Van Miert per lo sviluppo delle Reti Trans-europee di Trasporto (TEN-T), che nell’ambito del Corridoio 1 Berlino-Palermo prevede la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

  • Nel maggio 2004 sono stati siglati i protocolli sindacali relativi, tra l’altro, alla sicurezza dei cantieri ed alla formazione professionale, elemento essenziale per lo sviluppo delle opportunità occupazionali nelle aree direttamente interessate, nonché al sistema di regole di relazioni industriali a livello nazionale e locale.

  • Nell’ agosto 2004 è stato certificato il sistema in qualità per l’esperimento di gare d’appalto ad evidenza pubblica.

  • Nell’ agosto 2005 il Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere e la Società Stretto di Messina hanno sottoscritto un protocollo d’intesa concernente l’attività di monitoraggio finalizzata alla prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle transazioni finanziarie relative alla realizzazione del Ponte sullo Stretto e dei suoi collegamenti.

  • Tra gennaio e aprile 2006 sono stati firmati i contratti con Contraente Generale, Project Management Consultant, Monitore Ambientale e Broker Assicurativo a seguito della conclusione di quattro gare internazionali avviate tra il 2004 ed il 2005.

  • Il 24 novembre 2006, la Legge n. 286 ha stabilito di non considerare il Ponte sullo Stretto di Messina una priorità nel programma di Governo. Viene pertanto differita nel tempo ogni decisione sulla realizzazione dell’opera.

  • Il 22 maggio 2008 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha invitato la Società Stretto di Messina a porre in essere, nei tempi più brevi, tutte le condizioni per la ripresa delle attività inerenti alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

  • Nella seduta del 30 settembre 2008 il CIPE ha riconfermato la pubblica utilità del Ponte sullo Stretto di Messina.

  • Nella seduta del 6 marzo 2009 il CIPE ha deliberato uno stanziamento pari a 1,3 miliardi di euro.

  • Il 3 agosto 2009, la legge n. 102 conferma lo stanziamento del CIPE pari a 1,3 miliardi di euro.

  • Il 7 agosto 2009, ai sensi della Legge 3 agosto 2009 n. 102, è stato nominato il Commissario Straordinario con l’obiettivo di rimuovere entro 60 giorni gli ostacoli frapposti al riavvio delle attività.

  • Il 25 settembre 2009 è stato firmato l’accordo tra la Società Stretto di Messina e il Contraente Generale Eurolink finalizzato al riavvio delle attività per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

  • Il 25 settembre 2009 è stata sottoscritta l’intesa tra la Stretto di Messina e il Project Management Consultant, la statunitense Parsons Transportation Group.

  • Il 2 ottobre 2009 il Commissario Straordinario, il linea con il mandato ricevuto, ha approvato gli accordi sottoscritti dalla Stretto di Messina rispettivamente con il Contraente Generale Eurolink e con il Project Management Consultant, la statunitense Parsons Transportation Group.

  • il 2 ottobre 2009 il Commissario ha approvato il Piano finanziario aggiornato e deliberato dal Consiglio di Amministrazione dalla Stretto di Messina.

  • Il 2 ottobre 2009 è stato impartito l’ordine di inizio attività al Contraente generale.

  • L’ 8 ottobre 2009 è stato impartito l’ordine di inizio attività al Project Management Consultant.

  • Il 28 ottobre 2009 è stato impartito l’ordine di inizio attività al Monitore ambientale.

  • L’ 11 novembre 2009 è stato nominato il commissario straordinario, per la velocizzazione delle procedure relative alla realizzazione delle opere propedeutiche e funzionali del Ponte sullo Stretto di Messina, dei relativi collegamenti stradali e ferroviari nonché delle opere e misure mitigatrici e compensative.

  • Il 30 novembre 2009 è stata stipulata la convenzione aggiornata, comprendente il Piano finanziario, tra il Ministero delle Infrastrutture e la Società Stretto di Messina. La convenzione è stata successivamente approvata con apposita norma contenuta nella Legge Finanziaria 2010.

  • Il 21 dicembre 2009 l’Assemblea straordinaria degli Stretto di Messina ha approvato l’aumento di capitale dell’importo complessivo di 900 milioni di euro, a seguito degli stanziamenti previsti in favore di Anas ed Rfi dalla delibera CIPE del 17 dicembre 2009 e dalla Legge Finanziaria 2010.

  • Il 23 dicembre 2009 avvio dei lavori dell’opera propedeutica “Variante di Cannitello”: deviazione della esistente linea ferroviaria tirrenica in corrispondenza di Cannitello per risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre del ponte, lato Calabria.

  • Il 1° febbraio 2010 avviata la progettazione definitiva delle opere a terra del ponte.

  • Il 1° aprile 2010 avviata la progettazione definitiva del ponte.

  • Il 10 maggio 2011 la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, la Presidenza della Provincia di Messina ed i Comuni di Torregrotta, Valdina e Venetico (Me), hanno firmato l’accordo procedimentale per la gestione dei siti di conferimento delle terre che interesseranno i rispettivi territori comunali nell’ambito dei lavori del ponte sullo Stretto di Messina.

  • Il 10 maggio 2011 la società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink ed il Comune di Villa San Giovanni, unitamente alle associazioni di categoria provinciali Coldiretti, Unione Piccoli Proprietari Immobiliari, Associazione Sindacale Piccola Proprietà Immobiliare territoriale, hanno firmato l’accordo sulle procedure e metodologie da adottare per la determinazione delle indennità di espropriazione per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

  • Il 21 dicembre del 2010 è stato consegnato il progetto definitivo alla Stretto di Messina dal contraente generale.

  • Il 29 luglio 2011 il Cda della Stretto di Messina ha approvato il Progetto Definitivo “riconfermando le impostazioni di ordine tecnico ed economico” del Ponte e dei 40 km di opere connesse. Il costo dell’opera è salito da 6,3 miliardi di euro a 8,5 tenuto conto delle richieste degli Enti locali.

  • Il 4 agosto 2011 è stato firmato il Protocollo operativo per la sperimentazione del monitoraggio finanziario tra Ministero dell’interno, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero dell’economia e delle finanze, Società Stretto di Messina, Società di Progetto Eurolink, Consorzio Cbi e Abi, in relazione alla variante ferroviaria di Cannitello.

  • L’8 settembre 2011 avviene la pubblicazione dell’avviso d’avvio delle procedure per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

  • L’11 ottobre 2011 l’Unione Europea non ha incluso il ponte sullo stretto tra le opere pubbliche destinate a ricevere finanziamenti comunitari.

  • Il 27 ottobre 2011 l’Aula di Montecitorio ha approvato una mozione dell’Idv, che impegna il governo «alla soppressione dei finanziamenti per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina».

  • Il 17 aprile 2012 è stata completata a Villa San Giovanni la prima opera propedeutica al ponte sullo Stretto di Messina, che consiste nella variante della linea ferroviaria Cannitello-Villa San Giovanni.

  • Il 30 settembre 2012 Corrado Clini, il ministro dell’Ambiente del governo Monti, ha dichiarato: “Non esiste l’intenzione di riaprire le procedure per il Ponte sullo stretto di Messina, anzi al contrario, il governo vuole chiudere il prima possibile le procedure aperte anni fa dai precedenti governi, e per farlo deve seguire l’iter di legge”

  • Il 10 ottobre 2012 il governo Monti, nella cosiddetta legge di stabilità, ha stanziato 300 milioni per il pagamento delle penali per la non realizzazione del progetto.

  • Il 31 ottobre 2012 il governo Monti ha deliberato di prorogare, per un periodo complessivo di circa due anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo stretto di Messina al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità. Antecedentemente era stata prevista, dalla Legge obiettivo, l’apertura della Conferenza dei servizi con l’approvazione entro febbraio 2012 del progetto definitivo da parte del CIPE e il contestuale avvio della gara per il reperimento dei finanziamenti, la stesura del progetto esecutivo e l’apertura dei cantieri principali preventivata a partire dalla metà del 2012. L’intento era quello di aprire l’opera al traffico nel 2019.

  • Il 3 novembre 2012, la China Investment Corporation (Cic), fondo sovrano di Pechino, e la China communication and construction company (Cccc), si sono rese disponibili a finanziare l’opera.

  • Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il 15 aprile 2013, Stretto di Messina S.p.A. viene posta in liquidazione con la nomina di un Commissario Liquidatore.

  • 2017 Eurolink fa ricorso per penali tramite il pagamento delle prestazioni contrattualmente previste e già eseguite più una somma pari al 10% dell’importo di cui prima, il tutto stimato in 45 milioni di euro.

  • Nel novembre 2018 tuttavia la XVI sezione civile del tribunale di Roma, con la sentenza numero 22386 del 2018 stabilisce che il consorzio Eurolink, capeggiato da Impregilo, “general contractor” per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, non ha diritto al risarcimento.

  • Nel 2019 Eurolink ha fatto ricorso in Appello contro la decisione del Tribunale per il risarcimento di 800 milioni di penale per la rottura del contratto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

  • Il 15 luglio 2020 il consiglio regionale della Calabria, sostenuto dalla maggioranza di centro-destra, approva una mozione per sostenere la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina.

  • Nel 2021 un nuovo studio fattibilità è stato affidato dal Governo a Ferrovie.

CAS, un carrozzone da rivedere, facendo nascere una governance illuminata e puntando su amministratori migliori, lontani dalla politica, su efficienza autostradale e su gare più veloci con meno burocrazia e meno contenziosi.

Tra le maggiori criticità del Consorzio autostrade siciliane, c’è la cattiva gestione del personale effettivo, circa 350 persone, divise molto male, con pochi progettisti, troppi avvocati e nessun manager per un costo annuo di 20 mln di euro, dunque 57.000 euro in media a testa. Si devono trovare maggiori figure tecniche per curare le progettazioni, mettere a capo dell’azienda manager capaci, che puntino su una sburocratizzazione delle procedure, riducano il contenzioso, pensando a progetti in house con meno affidamenti esterni e alla sicurezza e alla qualità delle autostrade.

Il CAS è ora un ente pubblico economico regionale, pertanto non deve essere soggetto al controllo analogo cui sono soggette le società pubbliche; questo deve spingere ad adeguare i contratti dei dipendenti, puntare su efficienza economica e trasparenza.

Il consorzio nasce nel 1996, risultato della unificazione dei tre precedentemente separati Consorzi concessionari ANAS, operanti in Sicilia per la costruzione e gestione delle autostrade Messina Catania Siracusa, Messina Palermo, e Siracusa Gela, e destinato ad essere il nuovo Concessionario delle autostrade di rilevanza nazionale secondo la qualificazione e classificazione operata con d. Lgs. 461/99. A tale nuovo soggetto è stata trasferita, con D.M. 21 maggio 1997, la titolarità delle preesistenti concessioni delle tre distinte tratte, ex legge (art.16, L. 531/82), per cui esso ha rilevato gli oneri nascenti dai rapporti giuridici già posti in essere dai precedenti enti. Dunque è necessario risolvere e modificare tali oneri.

In base all’articolo 16, lettera d, della Legge 531/82, il CAS deve provvedere, mediante le tariffe dei pedaggi all’anno pari a 70 mln, alla copertura dei costi di esercizio, di manutenzione e di rinnovo degli impianti infrastrutturali e che, pertanto, lo stesso non ha, né può avere, trasferimenti di partita corrente a carico del bilancio della Regione siciliana. Oggi il CAS deve invece far fronte ad una situazione finanziaria di segno negativo determinata negli anni da contenziosi inutili, inconcludenti, e da cattive amministrazioni dell’ente e da un persistente livello critico del quadro contabile amministrativo, rendiconti e consuntivi non ancora approvati e il consorzio si culla sulle entrate rappresentate dalle anticipazioni di cassa. L’esposizione debitoria derivante dai contenziosi certificati è pari a € 540 mln. Questa situazione contabile va risolta al più presto con un adeguato piano di rientro.

I predetti contenziosi sono sfociati in sentenze definitive, passate in giudicato, che hanno visto il CAS condannato in quasi tutte le fasi di giudizio e sempre rappresentato dagli stessi avvocati quali procuratori del CAS nominati senza alcun preventiva iscrizione ad Albo/long-list pubblicata dal medesimo Consorzio, cosi come le parti convenute erano e sono quasi sempre rappresentate dagli stessi studi professionali.

Per queste ragioni la Procura di Messina già nel maggio del 2016 ha effettuato accertamenti che mirano a verificare presunte irregolarità.

Il CAS si stima abbia aperti in vari tribunali italiani contenziosi con richieste di risarcimenti per cento milioni di euro, cui si aggiunge ora la causa intentata dalla Technital al Tribunale di Roma, per quasi 80 mln. Technital è l’azienda veronese che per anni ha avuto in regime di convenzione la progettazione dei lavori e che di recente si è vista rescindere l’accordo. Il CAS ha poi spalmato gli incarichi a una serie di professionisti, con incarichi “sotto soglia”, tutti sotto i 40mila euro, per evitare la gara, e senza pubblicazione di albo o long-list. Insomma è fondamentale fare chiarezza e trovare nuove soluzioni per eliminare le negatività e puntare su un nuovo corso. Importante infine ripianare i debiti, eliminare la burocrazia per i nuovi affidamenti delle gare. Infine, terminare alcuni percorsi autostradali ormai troppo datati e pensare a nuovi svincoli per dare maggiori possibilità di sviluppo, garantendo comunque la buona efficienza di una rete autostradale che oggi possiamo definire disastrata.

Sanità – Sfruttare i fondi PNRR – prevedere una nuova rete ospedaliera regionale che tenga conto delle zone più disagiate, puntando a garantire una migliore emergenza urgenza. Creazione di un Poliambulatorio d’eccellenza con punto nascite solo per le Eolie costruito e gestito tramite una Fondazione con partner pubblici e privati e con personale con stipendi adatti alla situazione di disagio.


Tante delle problematiche sanitarie a Messina e provincia derivano da una rete ospedaliera concepita in maniera errata, che
non ha tenuto conto delle esigenze dei territorio. E’ anche la conseguenza di una mancata programmazione e degli sprechi e sperperi del passato. L’assenza di servizi assistenziali adeguati in alcune zone del territorio come le Eolie, Mistretta, Patti, Barcellona o altri comuni, ha determinato gravi carenze che hanno provocato nel tempo seri disagi ai cittadini. Sono inoltre sempre più lunghe le liste d’attesa, anche per la pandemia, con una risposta sanitaria rallentata che ha provocato una deleteria organizzazione assistenziale. E’ dunque fondamentale comprendere l’opportunità storica di ridefinire la Sanità del domani, con l’obbligo di sfruttare al meglio l’iniezione di risorse economiche in arrivo: solo nel 2020 sono già stati attivati 5,6 miliardi di euro e nel PNRR sono circa 20 i miliardi di euro a disposizione. La nuova sfida sarà dunque, garantire maggiore assistenza in un Paese che invecchia. I dati indicano che in Italia nel 2040 ci saranno oltre 19 milioni di anziani e 28 milioni di cronici, con incrementi rispettivamente del +38,5% (+5,4 milioni di anziani) e del +12% (+3 milioni di cronici). Del totale assegnato alla Missione Salute del PNRR, circa 10 miliardi saranno dedicati alla prossimità, al digitale e alle relative competenze. La pandemia ha sfidato ciascuna sanità regionale: in primo luogo sulla territorialità dell’offerta, mettendo in luce qualche punto di forza, ma in generale segnalando la necessità di compiere un upgrading sostanziale mediante opportuni investimenti. Diversi sono quindi gli elementi adatti per avere un Servizio sanitario più vicino ai cittadini, ma centrale resta il fattore umano. La buona sanità è data, difatti, dagli uomini e dalle donne competenti ed empatici, che riscuotono una fiducia eccezionale dagli italiani. Inoltre la digitalizzazione deve essere un punto imprescindibile per una sanità adeguata al futuro. Le esperienze realizzate finora in maniera indipendente nei vari territori hanno dato vita ad una moltiplicazione infinita di piattaforme e progetti con il risultato che l’Italia vanta una babele di software, device, tecnologie. La pandemia ha svelato che, a fronte delle opportunità straordinarie del digitale, a cui gli italiani hanno ricorso spontaneamente in massa per resistere in ogni ambito, in sanità prevale ancora o l’assenza di digitalizzazione pura e semplice o la frammentazione delle soluzioni persino negli stessi territori. D’altronde, la sanità moltiplica la sua capacità di rispondere ai fabbisogni laddove si riconosce come ecosistema, cioè come un insieme di attori diversi che devono interagire tra loro e con attori di altri mondi. La sanità non può più essere un sistema chiuso autosufficiente come in altri tempi, ma un motore virtuoso delle mobilitazioni locali, delle risorse e dei tanti attori e dei tanti mondi con cui si relaziona. Ciò dovrà avvenire a livello istituzionale, dove l’apprezzamento dei cittadini per la responsabilità regionale in sanità si accompagna alla richiesta che le Regioni cooperino sia tra loro, sia con il centro, per evitare diversità inutili e frammentazioni che in molti ambiti costano caro ad aziende e cittadini. Si dovranno implementare nuovi servizi di prossimità sui territori, in cui è indispensabile aprire ad attori non esclusivamente o rigorosamente afferenti alla rete dei servizi e delle strutture interne al Servizio sanitario. La nuova rete, riduce “ridondanze di unità operative” relative a discipline a bassa intensità di cura e attiva e riorganizza unità operative di discipline ad alta complessità. L’entrata in vigore del dm 70/2015, ha imposto alle Regioni la riprogettazione della rete ospedaliera sull’emergenza-urgenza, individuando i dipartimenti di emergenza e accettazione (Dea) e gli ospedali di base quali assi portanti dell’organizzazione dell’emergenza. L’obiettivo della rete ospedaliera dell’emergenza-urgenza era quello di ridurre, nella fase acuta, la mortalità o gli esiti invalidanti nella popolazione che ricorre alle cure sanitarie attraverso il 118 ai pronto soccorso. Le reti ‘tempo dipendenti’, dette così perché servono ad assicurare una presa in carico del paziente che, per gravità e caratteristiche delle patologie, deve avvenire nei tempi giusti e nel luogo di cura più appropriato, (infarto miocardico acuto, ictus, trauma, trasporto materno assistito e trasporto neonatale) costituiscono il modello esplicativo del sistema dell’emergenza, nel quale il percorso assistenziale del nuovo piano “supera le vecchie ed inefficaci logiche organizzative del singolo ospedale”, integrando invece la rete dei servizi dell’emergenza con gli stessi ospedali.

I problemi tuttavia non sono mancati in Sicilia dove sono diminuiti i fondi previsti e con i tagli negli ospedali, che hanno reso inadeguata la rete di emergenza urgenza. Aberrante poi anche la nuova classificazione dei nosocomi di Messina. Il Papardo ad esempio era stato classificato Dea di secondo livello, ma la politica sanitaria ha declassato tale azienda a Dea di primo livello, mortificando diverse unità operative, quali Malattie infettive, Neurochirurgia, Oculistica, Chirurgia vascolare e Chirurgia plastica, che da Strutture complesse sono state trasformate in Strutture semplici dipartimentali. Il Papardo, punto di riferimento per la zona nord della città, purtroppo, non è la prima volta che viene ridimensionato; già nella “seconda repubblica” iniziò un graduale ed inarrestabile ridimensionamento, soprattutto per la mancata realizzazione del Centro Oncologico di eccellenza, previsto dall’Accordo Quadro di Programmazione, sottoscritto il 23.12.2003 dai Ministeri della Salute, dell’Economia e delle Finanze e dalla Regione Sicilia.

Successivamente ai provvedimenti succitati la L.R. n. 5/2009 di riordino del S.S.R. ha introdotto nuovi indirizzi di politica sanitaria regionale, disponendo l’accorpamento del P.O. Piemonte al P.O. Papardo, prevedendo in luogo della realizzazione del Centro di eccellenza Oncologico al Papardo, dopo che tutte le somme destinate alla realizzazione del Centro Oncologico d’Eccellenza erano state spese e contabilizzate, una semplice ristrutturazione degli spazi, finalizzata ad accogliere i servizi e le unità operative del Piemonte da trasferirsi al Papardo a seguito dell’accorpamento. Sostanzialmente le risorse destinate al polo oncologico furono dirottate per l’adeguamento dell’Ospedale Papardo ad accogliere i servizi e le unità operative del Piemonte,

Tuttavia la stessa L.R. n. 5/2009 all’art.23 comma 2 stabiliva che il Centro di Eccellenza Oncologico dovesse in ogni caso essere attivato nella città di Messina. Dobbiamo purtroppo constatare che, a fronte di una spesa pari a 38 milioni di euro, ad oggi la Regione Siciliana non ha dato attuazione ad alcuna delle disposizioni normative previste, con importanti ricadute in termini d’incremento della mobilità sanitaria e relative conseguenze sulla salute di migliaia di pazienti residenti, affetti da patologia oncologica e, ancora oggi, costretti a spostarsi fuori regione per accedere alle cure necessarie, che avrebbero tutto il diritto di ricevere in loco come gli altri italiani. In seguito il Piemonte è stato accorpato all’IRCSS, rendendo inutile quanto fatto in precedenza.

La situazione al Policlinico non è migliore poiché ad oggi non si ha certezza sull’ammontare della perdita del nosocomio peloritano che, per sprechi e cattive gestioni, ha registrato perdite che potrebbero superare di molto i 65 milioni di euro ed è necessario un nuovo piano di rientro nei prossimi mesi.

L’IRCCS Neurolesi riconosciuto DEA di 1° livello vede le sue specialità essenziali declassate a unità operative semplici dipartimentali ad eccezione del Pronto Soccorso, con conseguente diminuzione di risorse umane e di budget e nel contempo sono state previste nuove discipline quali Oncologia, Urologia e Pediatria già presenti in altre Aziende Sanitarie cittadine pubbliche e private ma del tutto assenti o carenti nel territorio provinciale tirrenico

L’ASP di Messina “recupera” l’Ospedale di Barcellona quale Ospedale di Base, ma vede invece inspiegabilmente declassato l’Ospedale di Patti, nonostante la presenza di importantissime specialità. Inoltre, sono state inspiegabilmente declassate le direzioni sanitarie e le specialità fondamentali degli Ospedali di Taormina, S. Agata di Militello e Patti. L’Ospedale di Mistretta, Presidio di Area Disagiata, vede cancellata la Direzione Sanitaria. Quindi un presidio senza guida nonostante il decreto Balduzzi preveda la sua autonomia. Le Direzioni Sanitarie, che sono i cuori pulsanti dei presidi ospedalieri e che giornalmente affrontano le problematiche gestionali cercando la migliore soluzione, sono declassate diventando subalterne alla gestione delle varie Unità Operative Complesse interne. Cancellate importantissime discipline come Urologia all’Ospedale di Milazzo e Otorino al nosocomio di Patti, lasciando sguarnito l’intero versante tirrenico sino a Cefalù o Palermo. Come se questa popolazione non meritasse attenzione per queste patologie stante anche l’elevato inquinamento ambientale, mentre in altri territori si è dimostrata una particolare attenzione. Viene pesantemente smantellata la rete Nefrologico-Dialitica pubblica che pur contando sul più alto numero di pazienti dializzati pubblici in Sicilia, oltre 230, perde completamente l’UOC di coordinamento di Nefrologia e Dialisi.

Tutto nasce quando l’assessorato regionale era guidato da Gucciardi con l’applicazione del modello HUB & SPOKE (letteralmente “mozzo e raggi”), un modello organizzativo, preso in prestito dall’aviazione civile americana, che parte dal presupposto per cui determinate condizioni e malattie complesse necessitano di competenze specialistiche e costose. Non possono quindi essere assicurate in modo diffuso e capillare su tutto il territorio. Per questo motivo tale organizzazione prevede la concentrazione della casistica più complessa in un limitato numero di centri di eccellenza (HUB) e di centri periferici (SPOKE). Secondo quanto era previsto nella riforma la nascita di questi centri non doveva andare a discapito dei servizi SPOKE perché “piccolo e periferico” non significava meno importante.

Gli HUB e SPOKE avrebbero dovuto rappresentare una razionalizzazione del sistema produttivo, con la concentrazione delle attività complesse in centri di riferimento. Per ogni centro HUB era necessario identificare un adeguato bacino di utenza, percorsi assistenziali, strutturali e organizzativi, nonché regole riguardanti le metodiche di invio dalla struttura periferica alla centrale e viceversa. Tutto ciò al fine di assicurare uniformità di assistenza e qualità di cura, ma anche al fine di garantire sicurezza ed efficacia del trattamento, da rendere più vicino possibile alla residenza dell’assistito. L’applicazione di questo modello tuttavia è stata molto differente da quanto annunciato, causando numerose complicazioni nel territorio. Il modello HUB e SPOKE così come è stato applicato in provincia di Messina è stato nei fatti un fallimento, provocando solo disagi nei territori; è dunque fondamentale integrare quelle strutture che si trovano nei luoghi più disagiati, prevedendone altre migliori con i Fondi del PNRR. Sempre con gli stessi finanziamenti è essenziale prevedere una digitalizzazione del sistema per gestire le liste d’attesa e nuove assunzioni di supporto. Per uno dei posti più disagiati, cioè le Eolie, è necessario ripristinare alcuni livelli di emergenza urgenza, punti nascita e specialità, che sono stati tagliati in modo indiscriminato, senza considerare le caratteristiche delle isole. Dunque necessario potenziare gli ospedali pubblici che vanno valorizzati con le risorse del PNRR ma anche attraverso premialità per il personale sanitario che qui si trasferisce.

La nuova riorganizzazione della rete sanitaria, sfruttando il PNRR, potrebbe far nascere un poliambulatorio d’eccellenza delle Eolie, anche con il coinvolgimento di Fondazioni private, oltre l’assistenza della sanità pubblica per sopperire ai servizi che non possono essere garantiti. Si potrebbe tentare di creare un Poliambulatorio – Centro di eccellenza dove verrà curata l’emergenza urgenza, i punti nascita e altre specialità chirurgiche necessarie per salvare vite umane. Per sopperire alla carenza di fondi pubblici si dovrà integrare il budget con le donazioni di Fondazioni private che però potrebbero avere un loro ritorno offrendo interventi di eccellenza e altri tipi di servizi come l’accoglienza, la ristorazione, o altri servizi turistici. Bisogna quindi capovolgere il paradigma; non devono essere gli isolani ad andare via per curarsi, ma gente di fuori che viene alle isole Eolie per alcune eccellenze sanitarie. Per curarsi e nello stesso tempo usufruire di alcuni servizi per l’accoglienza, la ristorazione, la ricettività a prezzi calmierati. In poche parole garantire i servizi essenziali che attualmente non ci sono alle Eolie, con la somministrazioni di ulteriori servizi di eccellenza a pagamento che prevedano altre forme di guadagno con la somministrazione di ulteriori servizi.

Turismo

E’ senza dubbio il settore trainante dell’economia siciliana e messinese, che, tuttavia, può e deve essere ulteriormente sviluppato, attraverso la specializzazione, la targettizzazione degli obiettivi, l’utilizzo delle nuove tecnologie virtuali e digitali, l’implementazione di reti di supporto nei territori, per generare una maggiore sinergia d’intenti, unendo capacità e risorse. E‘ necessario, inoltre, promuovere nuove forme di turismo per far crescere l’attenzione su Messina e la sua provincia, ideando una campagna di comunicazione e promozione su diversi livelli e lavorando ad una programmazione, che raggiunga il duplice obiettivo di regolamentare il settore e destagionalizzare l‘offerta turistica.

Si devono trovare soluzioni innovative e creare marketing territoriale strategico considerando che la provincia di Messina è già comunque, quella con il maggior numero di turisti della Sicilia, vantando località come Taormina e le Isole Eolie. Importante dunque, può essere sviluppare diverse tipologie di percorsi settoriali, che sfruttando le aggregazioni, assicurino modalità di visita originali dei territori. Ormai esistono più forme di turismo ed è necessario implementare e alimentare queste differenti modalità, cercando di sfruttare i fondi europei previsti ogni anno e quelli innovativi inseriti nel PNRR per migliorare strutture, servizi e accoglienza. In questo modo si potranno creare allo stesso tempo nuove opportunità di lavoro e un indotto economico significativo.

Il Turismo Culturale

Il turismo culturale è strettamente legato al modello di vita, alla storia, all’arte, all’architettura, alla religione ed altri elementi delle popolazioni nelle specifiche aree geografiche. Il patrimonio culturale messinese è ricchissimo di testimonianze archeologiche, architettoniche e artistiche riferite a diverse tradizioni e differenti periodi storici. E’ necessario valorizzale, in quanto possono dare un notevole contributo alla crescita economica e sociale dei territori. Tra l’altro, la provincia di Messina avendo subito diverse dominazioni come tutta la Sicilia, può ‘creare’ sempre innovativi percorsi che si riferiscono a testimonianze che hanno affinità comuni. Si possono sviluppare, ad esempio gli itinerari basiliani, greci, romani, federiciani, benedettini, dei forti umbertini, o del liberty messinese o quelli che riguardano diversi reperti e siti di interesse archeologico di una stessa epoca. Interessante, dunque, creare le sinergie necessarie per collegare questi luoghi e prevedere la rete necessaria per l’accoglienza, la vendita di prodotti tipici, l’organizzazione di eventi. Oggi è poi utile dotare alcuni di questi siti di applicazioni innovative di realtà virtuale (VR) per la diffusione della conoscenza nei campi della storia, dell’istruzione, della tecnologia e delle arti relative ad ogni luogo visitato. Oltre a totem informativi e guide audio video, importante dunque installare postazioni di realtà virtuale e 3D. Infine, ideare anche grazie all’utilizzo di compagnie teatrali delle rappresentazioni storiche di accadimenti avvenuti in questi luoghi, durante la visita dei diversi siti. Il turismo culturale è quella forma di turismo il cui obiettivo primario, consiste nella scoperta di monumenti e siti culturali, pertanto occorre sicuramente pensare anche alla loro tutela e conservazione. Per questo fondamentale sarà sfruttare i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per la transizioni ecologica che prevede fondi anche per i restauri con le nanotecnologie, materiali che riescono a preservare meglio dall’ammaloramento i Beni culturali.

Turismo di Lusso

Quando si sceglie volutamente di effettuare un’esperienza turistica di lusso si cercano determinati requisiti: qualità, esperienza, autenticità, credibilità e fiducia.

Queste caratteristiche non invogliano solo a testare i servizi di lusso, ma infondono anche nella mente del personale un desiderio di appartenenza. Questo tipo di turismo, che si potrà sviluppare in alcune località come Taormina, le isole Eolie, o alcuni piccoli borghi del messinese, interessa nella maggior parte dei casi turisti stranieri. Dunque, è fondamentale creare corsi regionali per questo tipo di accoglienza e lo sviluppo di determinati servizi. E’ necessario, in tal senso, una rete di collegamenti con aziende attive in servizi ‘premium’ come spostamenti in limousine, elicottero o yacht. Si dovranno anticipare i desideri di questi particolari turisti, costruire dei percorsi irrinunciabili, considerando che chi acquista in questo settore lo fa per motivi specifici: esclusività e tempo speso nel migliore dei modi.

Turismo balneare

Si deve migliorare ancora l’offerta del turismo balneare nel messinese, anche se la conferma di nuovi riconoscimenti e altre “Bandiere blu” dimostrano, ancora una volta, quali siano le potenzialità che ha la provincia di Messina. Alle Bandiere Blu di Santa Teresa di Riva, Alì Terme, Tusa e Lipari si sono aggiunte Roccalumera e il porto turistico di Capo d’Orlando. Si devono ora prevedere percorsi per la sburocratizzazione e le autorizzazioni per la realizzazione di lidi e strutture balneari e migliorare l’offerta, prevedendo sempre servizi di migliore qualità. Necessario anche puntare anche sulla destagionalizzazione prevedendo eventi legati a competizioni sportive acquatiche come windsurf, canoa, vela o altro.

Turismo montano, trekking, percorsi naturalistici

La montagna, e di conseguenza il contatto con la natura, rappresentano la principale attrattiva per tutti i turisti che la scelgono per trascorrere una vacanza tranquilla. E’ un turismo di svago e relax in montagna, nei parchi, riserve ed oasi naturali o località rurali in campagna. Gli itinerari offrono la possibilità di scoprire, luoghi splendidi e incontaminati, lontani dai soliti circuiti turistici. Le strutture ricettive sono caratterizzate dalla bistagionalità, infatti queste strutture possono rimanere aperte sia d’inverno che d’estate.

Tra questi, i più famosi percorsi che devono essere pubblicizzati e dotati di strutture innovative, ideali per sentieri trekking in provincia di Messina sono: il Parco dei Nebrodi, sentiero Goletta, Sentiero panoramico Coda di Volpe di Tindari, Sentiero naturalistico Capo Calavà, Passeggiata a piedi per i boschi di Alcara, i monti peloritani. Necessario migliorare, attraverso i fondi europei le strutture ricettive specializzate nell’accoglienza degli appassionati di questo settore di turismo “slow” che affrontano il viaggio a piedi e creare anche impianti per l’accoglienza di ciclisti che affrontano il viaggio in bicicletta. Necessario realizzare impianti in legno per birdwatching, avvistamento di falchi e aquile, panchine per il risposo o le strutture attrezzate per picnic.

Turismo Educativo

Si parla di turismo educativo quando tra le attività di vacanza non c’è solo l’osservazione, ma anche l’apprendimento. Le attività tipiche prevedono la partecipazione a corsi sul campo su conservazione, identificazione di specie, riabilitazione, corsi di cucina locale, realizzazione di prodotti artigianali, restauro, corsi di musica, pittura, lingue, fotografia, apprendimento di nozioni sulla storia, l’arte e il patrimonio locale. Importante dunque, prevedere dei corsi necessari ad un’adeguata accoglienza di questi visitatori.

Turismo Termale

Viene praticato da un’utenza raffinata, desiderosa di mantenersi in forma. Tale forma di turismo era praticata già dai Romani, a scopo curativo e ricreativo, oggi invece sono sempre di più i centri per il benessere globale dell’individuo, infatti l’offerta include ginnastica in acqua, massaggi rilassanti e tonificanti, fanghi, trattamenti di bellezza, fisioterapia, discipline orientali. Un centro termale dalla lunghissima tradizione in provincia di Messina, citato da numerosi autori del passato che decantavano le proprietà delle sue acque benefiche, è quello di Alì Terme, ma interessante anche quello presente nell’isola di Vulcano con i fanghi (come occorrerebbe mirare al recupero delle Terme di S. Calogero, a Lipari). Ad Alì Terme in prossimità del paese sgorgano le sorgenti delle Terme di Marino, e ad Alì Superiore, le sorgenti di Granata – Cassibile le cui acque, sin da epoca cinquecentesca, venivano impiegate per la cura di numerosi disturbi; si trovano all’interno di particolari vasche scavate nella pietra, ancora visibili. Durante la stagione termale, che comincia con il mese di maggio, è possibile soggiornare in numerose strutture ricettive. L’obiettivo è migliorarne i servizi rendendoli maggiormente di qualità e abbinarli alla esposizione e vendita di prodotti tipici del territorio, creando le sinergie adatte.

Turismo Religioso

Molti sono i pellegrini che si muovono autonomamente o in gruppi organizzati per raggiungere santuari, basiliche e luoghi di culto della provincia di Messina. Il turismo religioso comprende i viaggi il cui obiettivo è la visita ai luoghi di culto o la partecipazione a riti e eventi sacri. A questi viaggi oltre alla motivazione spirituale molte volte si abbina anche quella culturale. Un settore in crescita, che prova a organizzarsi per fare sistema. Tra i santuari il più conosciuto della provincia è quello di Tindari. Il turismo religioso è un segmento economico importante in provincia, anche se finora è andato avanti, in ordine sparso, con delle esperienze interessanti, ma non integrate dentro una visione d’insieme che dovrebbe governare l’intero comparto. Un connubio che avvicina sempre di più fede, storia, cultura e conoscenza delle comunità locali visitate, unendo spiritualità con la ricerca di un benessere soggettivo più ampio. La visita ai luoghi di culto, o il desiderio di percorrere itinerari religiosi si caratterizza sempre di più in un rinnovato interesse anche per le opere d’arte in essi presenti e per il paesaggio rurale in cui insistono. Serve lavorare ad una governance di sistema sulla costruzione del prodotto turistico religioso, integrato e attrattivo, che vada oltre le forme di individualismo, che a volte non permettono la crescita dell’economia turistica dei territori.

Turismo Ricreativo

Il turismo ricreativo è spesso offerto dalle compagnie turistiche, con alloggio in uno degli hotel, delle pensioni, dei B&B, degli agriturismi, insieme ad escursioni per mare, sulle spiagge arricchite da strutture ricettive e ricreative sempre più moderne e attrezzate. Condizione necessaria affinché un turismo puramente ricreativo continui ad esistere, è l’intervento di mediatori con funzioni di informazione e valorizzazione del territorio, e l’organizzazione di eventi, tali da determinare la scelta di un viaggio. Possiamo dire che il turismo ricreativo è quello classico, praticato dalla maggior parte di viaggiatori durante le ferie estive, quello che serve per staccare la spina e prendersi una pausa dal lavoro per ricaricarsi di energia. Si deve investire in strutture che offrono servizi sempre più all’avanguardia.

Turismo Studentesco

Questa forma di turismo riguarda le classi delle scuole primarie e secondarie in gita scolastica, ma anche i giovani che effettuano soggiorni di studio all’estero o scambi internazionali. Il turismo giovanile è articolato a seconda dell’età dei viaggiatori, e della presenza o meno di accompagnatori e delle finalità del viaggio, per cui abbiamo: bambini e ragazzi con la famiglia, bambini e ragazzi o in gruppo senza la famiglia, ragazzi che viaggiano individualmente. Il viaggio d’istruzione è un prodotto turistico che comprende trasporto, soggiorno, escursioni, visite ed attività di svago, con diversi itinerari.

Si deve puntare su campagne social e su percorsi scontati per conquistare questo tipo di target giovanile e su percorsi che possono coinvolgere i giovani in attività formative. Utile per destagionalizzare l’offerta turistica.

Turismo d’affari e congressuale

Sostenuto dai business man, che si spostano e soggiornano lontano da casa per mantenere rapporti di lavoro o di affari. In genere pernottano in strutture ricettive medio-alte ubicate nelle città più importanti, dove hanno le sedi le principali attività economiche. Il turismo business comprende: viaggi organizzati per dipendenti di aziende a cui sono riservate particolari condizioni contrattuali, viaggi organizzati per coloro che devono partecipare a congressi promossi dalle aziende e organizzazioni, viaggi e soggiorni premi organizzati per dipendenti e collaboratori di aziende che hanno conseguito risultati positivi.

Si deve investire in questo turismo per la destagionalizzazione dell’offerta turistica, quindi si devono prevedere attività e servizi anche per periodi di solito inusuali per le vacanze e sfruttare i fondi europei per realizzare a Messina e provincia, edifici più ampi per ospitare i numerosi visitatori congressuali, migliorando l’accoglienza.

Turismo Sportivo

L’evento sportivo è il cuore di questa forma di turismo. E’ da diversi anni un settore del turismo in forte crescita, tant’è che rappresenta per moltissime città e paesi una notevole occasione di sviluppo locale. In provincia di Messina si è sviluppato il turismo sportivo nautico, il cicloturismo, la mountain bike e il golf. Si devono migliorare i collegamenti con chi prevede la vendita di attrezzature sportive e attività formative per praticare questi sport.

Turismo d’Avventura

I turisti di avventura optano per una vacanza più attiva, inclusi gli sport estremi o l’esplorazione della natura. Esempi sono il rafting e le passeggiate a cavallo. Richiede formazione e preparazione più esigenti. Si possono migliorare i servizi e l’accoglienza.

Turismo Esperienziale

Il viaggiatore, specialmente della generazione Millenials (nati fra gli anni ’90 e 00’), desidera viaggi che offrono la possibilità di vivere un’esperienza unica, diversa, irripetibile. Recentemente, nelle persone che viaggiano è cresciuta notevolmente la voglia di ampliare le proprie conoscenze, di approfondire la cultura e la tradizione del luogo e di immergersi a pieno nella vita degli abitanti e nelle loro abitudini quotidiane. Il turista – viaggiatore di oggi non si limita più ad apprezzare solamente le foto scattate nel luogo della vacanza o la bellezza di una location, ma vuole tornare a casa con un ricordo memorabile, unico, con un qualcosa in più, con un’attività o esperienza che gli ha permesso di conoscere e vivere a pieno la tradizione di un paese. Nel Turismo esperienziale la differenza quindi, non la fa più tanto la destinazione, quanto le esperienze ed attività offerte dalla struttura. Di notevole importanza implementare in questo caso la visita nei luoghi dove ci sono produttori di oggetti tipici come le ceramiche di Santo Stefano di Camastra. Ciò si traduce nell’ideazione di un’offerta cucita sul proprio ospite che sia unica, nel trasmettere l’autenticità del territorio e le tradizioni storiche del luogo in maniera semplice e naturale, non artefatta.

Si è sviluppata poi una forma di esperienza come quella del parapendio nella provincia ionica del messinese, che sta conquistando sempre più appassionati. Il Turismo esperienziale rappresenta quindi, una concreta possibilità di emergere nel mercato e di distinguersi dai competitor tramite una promozione adeguata sui social e nei canali tradizionali di comunicazione.

Turismo Rurale

Si parla di turismo rurale quando la ricerca della “cultura rurale” è una componente importante della struttura motivazionale della vacanza. Questa ricerca può manifestarsi in vari modi: soggiorni in agriturismo (ed esercizi rurali in genere), partecipazioni ad attività rurali, percorrere itinerari enogastronomici, soggiorni in piccoli borghi rurali, partecipazione a corsi di cucina.

In provincia di Messina, dopo la ricerca degli anni scorsi sui grani antichi siciliani, e lo sviluppo dell’utilizzo degli agrumi in diversi campi, è possibile sottoporre ai turisti soggiorni nelle strutture che trattano questi prodotti, utilizzando un adeguato marketing territoriale dei prodotti tipici.

Turismo Enogastronomico

E’ quella forma di turismo riferita all’esplorazione delle realtà enogastronomiche cioè lo studio della cultura, dei sapori, del cibo e del vino di un particolare territorio. Questa forma di turismo è un nuovo modo di viaggiare che sta conquistando un numero sempre crescente di appassionati, alla ricerca di sapori e di tradizioni autentiche. Il tema del viaggio e della vacanza oggi è visto sempre più come un’esperienza che unisce al piacere della conoscenza di nuovi luoghi quello della scoperta dei sapori e dei prodotti tradizionali locali. Tutto ciò si traduce, sul piano concreto, in nuove modalità di visita in cui tre fili conduttori (turismo, enogastronomia e ambiente) si intrecciano saldamente.

In provincia di Messina molteplici i prodotti DOP e DOC e IGP del territorio che possono essere meta di esperienze personalizzate. Basta pensare al suino nero dei Nebrodi, all’olio d’oliva Valdemone, ai capperi e alla malvasia delle Eolie, al maiorchino di Novara di Sicilia, al limone Interdonato, al vino Faro, alla granita, alla focaccia, alla pasta di mandorle, alla pignolata a Messina.

Tutti prodotti che devono essere valorizzati e aiutati nella promozione, creando un brand ad hoc. Fondamentale anche creare eventi e fiere sul territorio per promuovere le filiere.

Turismo Sostenibile e Responsabile

Il turismo sostenibile preserva le risorse naturali e culturali dei luoghi visitati e si sviluppa in modo tale da mantenersi vitale in area per un tempo illimitato senza alterare l’ambiente naturale, sociale e artistico e senza ostacolare lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche. Trattasi di un modo di viaggiare volto a preservare l’ambiente ed il benessere delle popolazioni del luogo: non a caso, è anche conosciuto come “ecoturismo”: una vera e propria presa di coscienza da parte del turista che fa del rispetto la sua parola d’ordine. Si devono formare guide specializzate nel settore. Un attento operatore nel settore infatti, sostiene: una fruizione responsabile delle ricchezze naturali e culturali della meta da raggiungere. Predilige mezzi di trasporto con scarso impatto ambientale. Valorizza le caratteristiche del territorio ed i suoi prodotti tipici.

Turismo Creativo, del folklore e delle Farm Cultural park

Il turismo creativo è quel turismo che offre ai visitatori l’opportunità di sviluppare il loro potenziale attraverso la partecipazione attiva in corsi e esperienze formative. Il concetto di turismo creativo si è rivelato molto utile per costruire nuove esperienze e valorizzare prodotti turistici attorno alle risorse e alle tipicità dei luoghi. In molti casi ha anche rappresentato un’occasione per avviare una collaborazione duratura fra il settore dell’ospitalità e gli altri rami artistici e produttivi di una destinazione. Ma soprattutto ha consentito di realizzare un vero e proprio cartellone delle esperienze rivolte al turista. Il turismo creativo è quindi il risultato dell’interagire di tre elementi: l’attiva partecipazione dei turisti, un’esperienza di apprendimento, il collegamento a qualcosa di caratteristico della destinazione turistica (e alla sua identità).

Molti in provincia di Messina di questo tipo: i musei etnoantropologici, i musei dei carretti e dei pupi, il museo degli antichi mestieri, i musei della musica, e le nuove farm cultural park dove arte e cultura possono sviluppare nuove esperienze di turismo esperienziale. Importante individuare dei finanziamenti per ampliare e preservare queste strutture e creare dei percorsi tra queste realtà.

Turismo Incoming

Con questo termine si indica tutto ciò che viene impiegato nella promozione del territorio: prodotti e servizi volti a valorizzare una determinata provincia e favorirne lo sviluppo turistico. L’Italia investe molto nel turismo, in quanto fonte di reddito importante per il Bel Paese, ma non abbastanza: Francia e Spagna sono veri e propri maestri nella gestione del turismo incoming, con tanto di leggi economiche che regolano vari aspetti del turismo nazionale. Si deve prendere coscienza di questa mancata strategia ed operare affinché si possano concentrare ed unire le forze per affermarsi e battere gli avversari con il fine di migliorare ulteriormente le presenze turistiche nella nostra provincia. Necessario organizzare fiere ed eventi.

Turismo Letterario e degli scrittori e artisti famosi

Un filone di turismo, quello letterario, riguarda naturalmente i luoghi descritti nei libri, o i parchi a tema. A Messina e provincia i più noti sono il parco Horcynus Horca tratto dal famoso romanzo di Stefano D’arrigo e il Parco Quasimodo a Roccalumera dedicato al poeta, ma da attenzionare anche alcuni luoghi dove dimorò Pascoli o dove si trova la tomba di Antonello da Messina, o la casa della poetessa Maria Costa.

Questi parchi letterari e questi luoghi, nati da realtà singole che si sono prodigate per la loro nascita e sviluppo, hanno la necessità di essere organizzati tra loro per creare dei percorsi condivisi ed avere finanziamenti per ravvivare la loro offerta e creare eventi ad hoc che possano attrarre nuovi turisti.

Turismo Medico Sanitario

Ci sono anche a Messina e provincia strutture d’eccellenza in ambito sanitario che provocano anche un flusso di utenti da fuori città, ad esempio il centro di Cardiochirurgia pediatrica di Taormina o la neuro riabilitazione dell’IRCSS. Necessario naturalmente prevedere maggiori strutture d’accoglienza e migliori servizi per i parenti dei pazienti ricoverati spesso per periodi lunghi.

Turismo legato ai luoghi dei film o delle serie tv

Turismo indotto dalla cultura di massa, detto anche cine turismo, è una forma di turismo di chi si reca in visita alle location cinematografiche e televisive, ossia i luoghi utilizzati per le riprese di un film o di una serie televisiva. Diversi gli esempi in provincia di Messina, dal film Padrino girato in parte a Savoca, o alcune scene di Johnny Stecchino di Benigni, girate a Letojanni o fra Mazzeo, una frazione di Taormina, la stessa perla dello Jonio, Giardini Naxos e persino in un autogrill della A18 nei pressi di Santa Teresa di Riva. Johnny Stecchino non è però l’unico film di Benigni in cui fa capolino la provincia peloritana. Tre anni prima, infatti, il regista toscano aveva scelto Taormina, e nello specifico la stazione e il corso Umberto I, per ambientare alcune scene de “Il Piccolo diavolo”. Tantissime le pellicole che immortalano la perla dello Jonio, fra i quali “Grande, grosso e Verdone”, “Intrigo a Taormina” e “Piange il telefono”, con Domenico Modugno. Anche alle Eolie sono stati girai tanti i film: Stromboli, terra di Dio (Roberto Rossellini, 1949), Vulcano (William Dieterle, 1950), L’avventura (Michelangelo Antonioni, 1960), Kaos (Fratelli Taviani, 1984), Caro Diario (Nanni Moretti, 1993), Il postino (Michael Redford, 1994), che è anche l ’ultimo film di Massimo Troisi, che scelse personalmente Salina come ambientazione. E poi Panarea (Pipolo, 1997), Ginostra (Manuel Pradal, 2002), Fughe e approdi (Giovanna Taviani, 2011)

Il cine turismo è una tendenza che è andata affermandosi nel corso del Novecento, ed è solo un aspetto dei flussi turistici indotti dalla cultura di massa. Lo sviluppo del fenomeno ha portato alla nascita di agenzie turistiche specializzate nel proporre tour guidati alle mete in cui siano state girate famose scene cinematografiche. Si deve pensare alla realizzazione di un museo dove raccogliere le testimonianze e i cimeli di questi film, che diventi esso stesso destinazione turistica.

Turismo Nautico

Sono turisti nautici coloro che si spostano via mare da un luogo di partenza ad un luogo di destinazione, in un determinato periodo di tempo, utilizzando una unità da diporto la cui permanenza a bordo possa comprendere il pernottamento in barca. Il motivo principale di questi viaggi è legato al divertimento, alla passione per il mare come espressione di libertà, quella per le imbarcazioni e la navigazione, o ad altri trend turistici. L’imbarcazione è per il turista nautico un elemento fondamentale: non è tanto un mezzo di trasporto, ma essenza stessa dell’esperienza turistica. E’ una nicchia di turismo non ancora sviluppata adeguatamente, piuttosto complessa da gestire, e che necessità di una strategia promozionale più accattivante. A Messina, Capo d‘Orlando, alle Eolie a Portorosa sono presenti alcuni porticcioli turistici, che devono essere adeguatamente sviluppati creando maggiori e migliori servizi per i turisti. Importante prevedere anche eventi come gare veliche o saloni della nautica.

Turismo Crocieristico

Il turismo crocieristico e rivolto a chi ama o vuole provare l’esperienza offerta da una nave da crociera, che oggi è un vero resort marino, un villaggio turistico galleggiante, che ha il vantaggio di potersi spostare, variare la propria offerta, destagionalizzarla inseguendo le stagioni. Il settore si caratterizza per la sua dinamicità, con una clientela che cresce, a livello globale, ad un ritmo medio di quasi 30% all’anno, e per la capacità di innovazione e miglioria costante, sia a livello di prodotto e marketing che a livello di struttura imprenditoriale. A Messina in particolare, ma anche a Taormina e Milazzo si devono creare, insieme agli operatori turistici e all’autorità di sistema, diversi e maggiori itinerari per permettere una varietà di scelta rispetto alle mete classiche, sfruttando anche il turismo esperienziale e le destinazioni meno conosciute. In questo modo, è possibile permettere anche fruibilità del territorio con maggiori consumi con l’acquisto di prodotti tipici, enogastronomia e prodotti di eccellenza. In questo caso, sarebbe opportuno creare un esposizione permanente di questi prodotti tipici del territorio in alcuni padiglioni della Fiera o al terminal del porto.

Turismo della Terza Età

Il Turismo della Terza Età è un tipo di turismo finalizzato, che si rivolge ad una utenza particolare, ovvero persone sole o coppie della terza età. A seconda della durata si articola in gite, che possono essere giornaliere o di fine settimana, oppure in soggiorni. Questo tipo di turismo richiede strutture ricettive normali (alberghi) o speciali (case, senior hotel, residence, centri di vacanza, villaggi turistici etc…); attrezzature idonee (culturali, ricreative, di svago come giardini arredati, locali di ritrovo, campi di bocce); servizi di animazione per il tempo libero; ma soprattutto richiede adeguati servizi socio-sanitari (farmacia, ambulatorio, assistenza infermieristica). Nonostante il mercato delle vacanze della Terza Età sia considerato tra i più interessanti e segni un trend in sviluppo, il fenomeno del turismo della Terza Età resta tra i meno conosciuti, sia in termini quantitativi che qualitativi. Si devono quindi creare migliori servizi ad hoc per fare della provincia di Messina l’avanguardia per questo tipo di turismo sfruttando i finanziamenti previsti.

Turismo Backpacking

Con il termine inglese backpacking, s’intende un modo di viaggiare, in voga soprattutto tra i giovani, che indica un certo tipo di turista e di turismo. L’espressione deriva a sua volta da backpack (zaino), che descrive al meglio il tipo di viaggiatore: persone il cui obiettivo principale è la conoscenza del luogo, ragion per cui, sacco in spalla, non necessitano d’altro per affrontare al meglio un nuovo, esaltante viaggio. Molto più comune tra i giovani appartenenti ai paesi dell’Europa Settentrionale, che, nell’approssimarsi ad una nuova destinazione, seguono alla regola alcuni dettami del viaggiatore tipo: integrarsi nella realtà locale e dunque conoscere nuove persone, visitare luoghi, imparare la lingua del posto. Parola d’ordine: risparmio. Apprendere: fare delle nuove esperienze motivo di crescita personale, giungere alla conoscenza attraverso il confronto con tutto ciò che è diverso. Un tipo di turismo che deve essere in parte indirizzato con percorsi ad hoc.

Turismo Accessibile

Per turismo accessibile si intende l’insieme di servizi e strutture in grado di permettere a persone con esigenze speciali la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà. Le persone con esigenze speciali possono essere gli anziani, le persone con disabilità e con esigenze dietetiche o con problemi di allergie che necessitano di particolari comodità ed agevolazioni per la pratica del viaggiare. La consapevolezza e la sensibilità degli operatori del turismo verso questa tipologia è notevole ed in crescita esponenziale, ma ancora mancano le strutture adatte in gran parte del territorio. Si deve usare la rete delle associazioni per diversamente abili per creare impianti adatti con i fondi previsti.

Turismo in Bicicletta (Cicloturismo)

Il turismo in bicicletta, più esattamente il cicloturismo è un’altra forma di turismo lento, può essere chiamato anche turismo su due ruote che però comprende anche le motociclette. Qui si parla esclusivamente di assaporare nella maniera più naturale possibile il piacere del viaggio, lo spostarsi, seguendo itinerari di breve e media lunghezza, attraverso paesaggi incontaminati, molto spesso percorrendo vere e proprie piste ciclabili sempre più belle ed esclusive. In provincia di Messina molteplici i percorsi previsti ma poche le località dotate di elementi di accoglienza adatti. Si deve quindi lavorare per ottenere fondi per quest’ultimo aspetto.

Turismo Equestre (Ippoturismo)

A partire da San Fratello la provincia di Messina è ricca di strutture, agriturismo, maneggi, ranch, centri ippici, che permettono di praticare il turismo equestre, che possono essere delle semplici esperienze guidate all’interno di un recinto per chi non è mai salito in sella, fino a trasformarsi a delle vere e proprie vacanze a cavallo percorrendo itinerari chiamati ippovie da cui deriva il termine “ippoturismo”. Importante creare nuovi itinerari e eventi ad hoc.

Turismo lacustre

I laghi di Marinello e quelli di Ganzirri sono quelli più conosciuti, purtroppo solo ultimamente si stanno utilizzando per creare attività turistiche legati alla fruizione dei laghi. Attorno questi si può creare, attraverso una strategia di marketing territoriale un vero e proprio indotto, organizzando cooperative di giovani per i servizi.

Turismo legato ad eventi

E’ uno dei settori già più sfruttati oggi a Messina e provincia ricordiamo Taobook, il Taormina film festival, Taormina Arte, Jazz festival o il Salina Marina festival, il Teatro Eco Logico di Stromboli, il neonato Eolie Music Fest, con i suoi concerti sull’acqua, ma ci sono tanti altri ambiti dove si potrebbero realizzare rassegne ad hoc e trovare modi di destagionalizzare l’offerta turistica. Tra questi anche Festival di Musica classica sfruttando i tanti teatri greci e romani presenti in provincia, da Taormina a Tindari, o festival legati alla natura, integrando più sagre rendendole eventi più ampi e unici legati all’enogastronomia del territorio o le infiorate come quella come quella di San Pier Niceto.

O anche i tanti presepi viventi o eventi e processioni religiose, che andrebbero adeguatamente promosse, collegate e organizzate pensando alle esigenze dei turisti.

Turismo legato a un grande acquario e museo del mare

E’ un tipo di turismo che funziona come dimostra Genova e il suo acquario. Da anni si parla di realizzare a Messina un grande acquario come quello della città ligure e un museo del mare.

Tanti i progetti redatti, si tratta solo ora di trovare le fonti di finanziamento adatte sfruttando anche i fondi per la transizione ecologica. Parliamo di un tipo di turismo che, se collegato a determinati servizi, può far incrementare le presenze anche del 50 percento.

Turismo e teatro del mito

Tanti i luoghi del mito in provincia ricordiamo l’Argimusco a Montalbano o l’itinerario delle Tholos. Un’idea potrebbe essere quella di realizzare un teatro del mito all’aperto nelle isole Eolie utilizzando solo le pietre come sedie ed il panorama come anfiteatro naturale.

Sarebbe tra i primi al mondo di questo tipo e potrebbero essere fatte rappresentazioni classiche greche come quelle di Siracusa, Taormina o Tindari.

Turismo legato ai Brand: Eolie, Nebrodi, Messina, Ganzirri e Capo Peloro

Nell’era del digital marketing turistico i brand territoriali costituiscono sempre più un binomio indissolubile, necessario per qualunque meta turistica che voglia emergere e trasformarsi in un trend turistico.

Questo settore, non essendo direttamente “product-oriented” bensì “experience-oriented”, permette di concepire più liberamente l’offerta come un insieme di valori ed emozioni.

Eppure, in un mondo globalizzato e digitalizzato, risulta sempre più difficile affermarsi come località alternativa, caratterizzata da una forte identità territoriale. In un mercato turistico governato dalle destinazioni di massa, le realtà più piccole devono faticare per conquistare il proprio posto al sole, ma soprattutto per intercettare il proprio target ideale. Per questi motivi si deve lavorare nella provincia di Messina per creare più brand territoriali in modo da esprimere l’insieme dei significati, delle emozioni e dei momenti vissuti strettamente legate al territorio e alla cultura locale sotto forma di un’identità visiva distintiva e riconoscibile. Alcuni dei brand come Brand Nebrodi, Brand Eolie, Brand Messina, Brand Ganzirri e Capo Peloro già esistono e andrebbero implementati e organizzati meglio. Sono un marchio che racchiude tutti i prodotti, ben culturali, risorse naturali e paesaggistiche, ed enogastronomiche del territorio. Sono una vetrina, dalla quale poi creare percorsi e escursioni di interesse storico, culturale e ambientale che ricadono nel territorio comunale; finalizzando tutto alla costruzione di pacchetti turistici strutturati, anche grazie alle pro loco del territorio, che possano mettere in moto l’economia indotta legata alla ricettività, alla ristorazione, alla mobilità e ai servizi connessi all’accoglienza e all’accompagnamento. A Capo Peloro necessario realizzare l’ascensore panoramico al Pilone che faccia ammirare il paesaggio e locali all’interno della struttura.

Turismo dello Stretto

Sarebbe auspicabile prevedere maggiori gite turistiche dello Stretto con barche a vela o i classici gozzi e feluche. Importante anche far conoscere i saperi scientifici e umanistici legati allo Stretto di Messina, che è da sempre uno spazio complesso, fortemente caratterizzato dalla pluralità degli approcci conoscitivi. La varietà e la ricchezza dei microclimi, dei sistemi ambientali e dei mondi vitali, che qui vivono si intrecciano in modo interdipendente con la vita delle comunità, che da millenni abitano questi spazi, e con la loro capacità di costruire modelli di rappresentazione. Parte di questi saperi si possono conoscere grazie alla Fondazione interuniversitaria Horcynus Orca, che ha promosso un omonimo parco culturale a carattere interdisciplinare. Il complesso monumentale di Capo Peloro, il Castello dei Ruffo e la ex stazione ferroviaria a Scilla, la piattaforma off shore Kobold (primo prototipo al mondo per la produzione di energia dalle correnti marine) sono le sedi principali dove trovare le informazioni più variegate sullo Stretto. Tutte queste iniziative per essere metà turistica anche nel periodo invernale, necessitano di maggiori finanziamenti e di una migliore campagna promozionale.

Turismo con i treni storici regionali

Diversi i treni turistici regionali come Taormina Line, attivo con 6 collegamenti aggiuntivi, nei giorni festivi, fra Catania Centrale e Letojanni con fermate ad Acireale, Giarre-Riposto e Taormina-Giardini. Ma si potrebbero prevedere altre linee attivando altre stazioni dismesse di quartiere e prevedendo come già fatto a Camaro la creazione di parchi artistici con diversi temi. Tutto questo cercando di sfruttare i finanziamenti europei e regionali previsti.

Turismo nei Poli museali

Il fiore all’occhiello di Messina è il museo regionale interdisciplinare MuMe ricco di opere d’arte dal valore inestimabile. Un patrimonio di opere che, accanto ai dipinti e alle sculture di autori prestigiosi come Antonello e Caravaggio, annovera oggetti di arte decorativa di grande rilevanza. Il Museo illustra l’arte figurativa messinese dal secolo XII al XVIII. Le collezioni di dipinti e sculture, oggetti d’arte e manufatti decorativi sono ordinate secondo un criterio cronologico e comprendono opere di altri autori noti come Preti, Girolamo Alibrandi, Vincenzo Catena, Annibale Carracci, Francesco Lurana e molti altri. Molti i reperti del prezioso tesoro proveniente dalla Cattedrale di Messina, tra cui il pregevole Ramo fiorito in oro, smalti, perle e smeraldi di orafo messinese fine del XVII secolo. Tantissimi gli altri musei di ogni tipo degni di nota in provincia di Messina, tra questi il Piccolo Museo Della Moto, Palazzo della Badia Vecchia, Museo archeologico di Taormina, Antiquarium Comunale Agatirnide Castello di Brolo, Museo Archeologico “Santi Furnari”, museo etnoantropologico di Gesso, Villa Melania a Pistunina, Villa Cianciafara a Zafferia, Palazzo Mondio a Contesse, Museo del Castello di Molasse, Museo Etnoantropologico e Naturalistico ICAN Domenico Ryolo, Museo Etnoantropologico N. Cassata, Museo Storico “Forte Cavalli”, Museo del tesoro di San Placido, luoghi che andrebbero pubblicizzati maggiormente, e favoriti nei collegamenti con navi da Crociera, aeroporti e stazioni. Inoltre molti di questi andrebbero collegati tra loro per offrire un pacchetto turistico di un certo valore.

Turismo nei centri storici – Duomo e Campanile Duomo Messina

Il duomo di Messina risale al 1120; fu costruito per volere del re normanno Ruggero II. La sua consacrazione ad opera dell’arcivescovo Benzio avvenne nel 1197 alla presenza del re svevo Enrico VI. Più volte distrutto da incendi (terribile l’ultimo, quello del 1943, per le bombe degli alleati) e terremoti, è sempre stato ricostruito conservando nelle linee architettoniche l’antica struttura normanna. Il campanile del duomo di Messina contiene al suo interno l’orologio meccanico e astronomico più grande e complesso al mondo. Progettato dalla ditta Ungerer di Strasburgo fu inaugurato nel 1933 ed è ancora oggi l’attrattiva principale della città. Alle ore 12.00 un complesso sistema di leve e contrappesi consente il movimento delle statue automi, in bronzo, che si trovano sulla facciata e che sono legate alle tradizioni civili e religiose della città.

Il Campanile è visitabile all’interno. Lungo il percorso delle scale, si ammirano le statue in bronzo e il complesso e ingegnoso sistema di leve e ingranaggi che consente il movimento dell’orologio. Arrivati al belvedere è possibile godere del panorama a 360° della città e del suo stretto. Il meccanismo si muove ogni giorno alle 12.00 e dura 12 minuti. Ogni quarto d’ora durante la giornata si muovono le due eroine ai lati del gallo, Dina e Clarenza, che battono i quarti e le ore. Andrebbe valorizzato maggiormente poiché è il cuore di Messina prevedendo anche all’interno della chiesa e del campanile tour virtuali con realtà 3D.

Turismo nei siti patrimoni Unesco

Tra i siti patrimonio Unesco ci sono le isole Eolie, famose per la bellezza paesaggistica, naturalistica, per i beni culturali e i siti archeologici conservati, oltre che per la presenza di fauna, flora uniche al mondo e per i Vulcani. E’ possibile qui organizzare diversi tipi di turismo, da quello balneare, a quello naturalistico, a quello legato i Beni Culturali e archeologici, a quello legato alle attività marine, a quello enogastronomico o legato a festival ed ad eventi. Il problema da risolvere al più presto è quello dei collegamenti spesso non efficienti, oltre a quelli speciali per il turismo di lusso con servizi yacht, eliporti e trasporto con elicotteri, e altri tipologie di alto livello ancora poco presenti.

Turismo nella provincia di Messina archeologica

Tra i tanti siti della provincia di Messina, il più visitato è l’area archeologica di Tindari che si estende fino a Tusa, e permette di apprezzare l’impianto urbano, le fortificazioni ed i complessi architettonici finora messi in luce durante le campagne di scavo. Sarebbe fondamentale reperire maggiori fondi per altri scavi, migliorare i collegamenti con aeroporti e navi da crociere, investire in promozione e marketing culturale e mettere in scena rappresentazioni storiche. Tanti altri siti minori necessitano di una giusta presentazione al fine di incrementarne il numero di visitatori, da Naxos a Punta Milazzese a Panarea o Capo Graziano a Filicudi e tanti altri siti minori.

Teatri e luoghi della Cultura – Progetti: il Cultural village Messinese, il Museo sott’acqua a Taormina, il Teatro del Mito a Salina e la rete dei maggiori Teatri Messinesi. Rivitalizzare e rifinanziare i parchi letterari e la Fiumara d’arte.

Nella logica di sviluppo del territorio, il settore dove la Sicilia primeggia da anni, e dove può essere protagonista anche in futuro, è senza dubbio quello culturale. Con i luoghi, i teatri, gli spazi culturali storici, ma anche quelli nuovi, che stanno diventando punto di riferimento nel patrimonio territoriale. Tanti di questi esistono nella provincia di Messina, tanto per citarne uno ormai diventato di fama mondiale: la Fiumara d’arte, un museo all’aperto costituito da una serie di opere ubicate lungo gli argini del fiume Tusa. Molti altri sono nati e potrebbero svilupparsi sostenendo progetti di innovazione culturale e sociale, con un’attenzione specifica agli spazi che nascono da processi di rigenerazione e riattivazione.

Bisognerà quindi lavorare per abilitare, connettere e supportare organizzazioni e spazi culturali, in grado di generare nuove energie nei diversi comuni. La cultura, la creatività e l’arte generano nuovi orizzonti di senso. Sarà fondamentale intercettare i fondi previsti nel settore per finanziare le organizzazioni in cui la cultura diventa enzima di cambiamento e sviluppo dal punto di vista turistico. Quello che è importante in un progetto complessivo di valorizzazione dei luoghi della Cultura è prevedere, allo stesso tempo, l’esaltazione dell’esistente e la promozione della novità. Per i teatri messinesi sarà fondamentale sviluppare una rete di conoscenze, culturale e formativa tra le differenti realtà, concependoli come un unico soggetto, creando un’organizzazione che sia da supporto a tutti questi enti e possa creare le sinergie adatte.

I principali obiettivi sono quindi: contribuire a supportare i professionisti e le entità culturali in percorsi di crescita; facilitare processi di confronto e open innovation tra istituzioni, pubbliche e private e le realtà culturali nate dal basso; favorire l’accesso alla cultura per ridurre le disuguaglianze sociali, incoraggiare la diffusione di occasioni di riflessione che formano cittadini critici e consapevoli. I progetti innovativi che dovranno essere concepiti, finanziati e sviluppati sono il Cultural village Messinese in Fiera, il Museo sott’acqua di Taormina, il Teatro del Mito a Salina, iniziative anche private, da aiutare e sostenere, oltre a rivitalizzare e rifinanziare i nuovi progetti per i parchi letterari esistenti e la Fiumara d’arte.

Il Cultural Village Messinese in Fiera

Tra le tante idee da finanziare, attraverso i fondi previsti per la Cultura e la sostenibilità, quella che dovrebbe essere attenzionata da parte delle istituzioni, e potrebbe sviluppare anche turismo, innovazione culturale e creare posti di lavoro, dovrebbe essere il Cultural Village Messinese nella cittadella fieristica. Creando uno spazio espositivo unico, molto grande, un ‘anti-museo’ in metamorfosi permanente, dove prevedere più spazi culturali interconnessi tra loro ed in continuo cambiamento. Un Centro culturale che sia allo stesso tempo accessibile ed esigente, generoso e tagliente, caldo e radicale, poetico e trasgressivo, un territorio di apprendimento di esperienze emozioni e vita; un ‘non luogo’ diverso da quanto fatto fino ad ora nei tradizionali spazi espositivi, da cui far scaturire un nuovo modo di fruire l’arte con tutti i sensi.

Una realtà che faccia vivere ai cittadini l’esperienza dell’arte in divenire, in tutte le sue forme. Il progetto sarà scandito da mostre tematiche e monografiche, interventi su larga scala esplorando tutte le aree dell’espressione artistica – dalla performance all’artigianato artistico, alla moda, ad uno spazio relativo all’arte del movimento, del suono, dei video, dei cartoon e della parola. Questi spazi potrebbero essere realizzati nei padiglioni esistenti, riammodernandoli o realizzandoli nuovi, creando percorsi di interconnessione, sfruttando ologrammi 3D, le nuove tecnologie, rigenerando spazi abbandonati da anni.

Fondamentale realizzare anche un grande laboratorio di creazione, seguito da grandi maestri, che possa contribuire attraverso la progettazione, ogni anno, alla creazione di diverse mostre nella nostra città e in occasione dei maggiori incontri d’arte internazionali.

Naturalmente si dovranno prevedere tutto intorno anche spazi espositivi all’aperto, servizi, bar e ristoranti, negozi per shopping ispirati al mondo dell’arte. Il progetto potrebbe autofinanziarsi attraverso la vendita di biglietti ai tanti turisti che potrebbero visitare Il Cultural Village e attraverso un modello che si dovrebbe basare su un finanziamento misto pubblico/privato, che consenta di generare ogni anno più della metà del budget operativo; in particolare si dovrebbero trovare fondi grazie alla sponsorizzazione aziendale e ad una Fondazione di supporto, agli eventi organizzati dai marchi e alle sfilate della settimana della moda, e in diverse concessioni (una libreria, diversi ristoranti e un club culturale etc..).

Potrà diventare un villaggio culturale influente del mondo contemporaneo e uno dei progetti più effervescenti per il ripensamento e la rinascita di cittadella fieristica.

Un villaggio cosmopolita in cui non potrà mancare una grande vita notturna e dove sarà possibile investire in progetti di auto imprenditorialità per i giovani.

Il Museo sott’acqua di Taormina

Progettare, sviluppare e creare vicino Isola Bella a Taormina, un percorso di camminamento che rispetti i fondali, la fauna e la flora del luogo, realizzando un museo sott’acqua, con opere e sculture di artisti famosi, visitabile da tutti attraverso un sistema di tunnel collegati, studiati appositamente a zero impatto ambientale. Il museo sott’acqua potrà essere finanziato con i fondi PNRR e grazie al supporto di partner finanziari privati internazionali e pubblici anche di caratura mondiale.

Come visitare il museo sottomarino? Con immersioni diurne e notturne facendo snorkeling o attraverso i tunnel con i percorsi di camminamento o con escursioni su barche dal fondo di vetro. Porterebbe alla creazione di un attrattore culturale e turistico di straordinaria novità. In un’ottica di valorizzazione del patrimonio sommerso, e cogliendo l’occasione offerta dalla progettazione europea, con un innovativo sistema di visita museale attraverso la realizzazione appunto di tunnel sottomarini trasparenti, accessibili direttamente dalla superficie, in prossimità della battigia.

Ci dovrà essere un progetto preliminare di impatto ambientale e di studio della sicurezza per i sistema eco marini. Un museo che coniughi allo stesso tempo le meravigliose atmosfere della natura sott’acqua e la visione di splendide opere d’arte, per un’esperienza unica che potrà offrire anche nuove possibilità di lavoro, oltre a diventare subito un luogo culturale punto di riferimento in ambito mondiale per la novità proposta. Con possibilità di una mostra permanente e altre mostre annuali intercambiabili.

Il Teatro del mito alle Isole Eolie

Si è riscontrata più volte in passato l’assenza nelle isole Eolie di un teatro, oltre quello di Lipari. Un’interessante iniziativa che possa richiamare le peculiarità naturali delle isole Eolie, racchiuse in scenari ambientali e paesaggi meravigliosi, è il tentativo di realizzare un Teatro del Mito, che fornisca un’immagine in Italia e all’Estero significativa, rivitalizzandole dal punto di vista culturale. L’idea portata avanti è quella di realizzare un Teatro all’aperto che abbia come ‘soffitto’ le stelle e sipari aperti sull’orizzonte infinito del mare. L’obiettivo è attirare nuovi flussi di visitatori e destagionalizzare l’offerta turistica del territorio. Si tratta di una proposta molto articolata e interessante, che coniugando appunto Arte, Teatro, Ambiente e Turismo, possa creare un importante indotto economico. Un teatro alimentato da una bellezza naturale senza tempo, evocatrice del mito mai perduto dell’antica Grecia.

L’iniziativa intende aggiungere all’ambiente solo opere d’arte, alcune delle quali utilizzate come scenografia degli spettacoli e altre che faranno da cornice alle magnifiche opere della natura e costituiranno, nel periodo dove non ci saranno gli spettacoli, un Expo d’arte permanente e sempre discontinuo, con opere di artisti internazionali, tra le quali installazioni, statue, quadri che saranno intercambiabili e sempre diversi. Le opere verranno realizzate con materiale ecosostenibile che non si danneggerà con il maltempo.

Rete di teatri messinesi

Tanti e stupendi i teatri del messinese, i più rappresentativi sono il Vittorio Emanuele a Messina a quelli greci romani a Taormina e Tindari, il Trifiletti di Milazzo, il Riccardo Casalaina di Novara di Sicilia, il Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto. A Tindari si trova uno dei sei teatri greci più belli della Sicilia che dopo anni di abbandono viene utilizzato durante l’estate per spettacoli e per la rassegna teatrale. Il Teatro greco di Taormina è un’altra preziosa testimonianza dei greci in Sicilia; viene datato attorno al III secolo A.C. e più precisamente all’epoca di Gerone II. Nonostante i greci abbiano fatto le cose in grande anche a Taormina si ripete lo schema precedente: una volta arrivati i romani ci hanno messo del loro per ristrutturarlo e renderlo un vero e proprio teatro greco romano.

Il teatro comunale di Novara di Sicilia è dedicato a Riccardo Casalaina, talentuoso musicista e compositore d’origini novaresi purtroppo scomparso prematuramente all’età di 26 anni nel terremoto di Messina del 1908. Il teatro nasce per volere dei nobili di quel tempo nel 1770. Se pensiamo che il primo teatro al mondo, ovvero il Teatro San Carlo, risale al 1735 possiamo ben capire che questo può essere considerato uno dei teatri più antichi ed importanti di Sicilia. Il Teatro Trifiletti di Milazzo fu fondato all’inizio del Novecento. Costruito nel 1911 fu inaugurato il 29 giugno del 1912.

Il Teatro Comunale “Placido Mandanici”, dalla lunga e travagliata storia, è l’edificio teatrale principale di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.
Ubicato all’interno della Villa Primo Levi, polmone verde della cittadina, il Teatro ha una storia lunga circa un secolo e mezzo, con ricostruzioni, adeguamenti, abbellimenti, lunghi periodi di chiusura e ben quattro inaugurazioni.

Il Vittorio Emanuele di Messina, primo dei teatri ottocenteschi di Sicilia, fu costruito per volere di Ferdinando II di Borbone tra il 1842 e il 1852. La volta del Teatro è decorata con la grande pittura eseguita da Renato Guttuso, raffigurante la Leggenda di Colapesce nel segno di un forte cromatismo mediterraneo.

E’ essenziale mettere in rete questi teatri, che nella loro diversità, pur presentando offerte culturali diverse possono promuovere insieme alcune iniziative culturali: tra queste la circuitazione del teatro emergente e del territorio selezionando e promuovendo le eccellenze teatrali della scena contemporanea messinese. La rete dei teatri sosterrà la ricerca artistica tutelando la dignità economica del lavoro delle compagnie attraverso l’acquisto di repliche a cachet di spettacoli già prodotti. La rete sarà composta da teatri, festival e soggetti istituzionali che presentano elementi di coerenza/omogeneità in base alla prossimità geografica, al pubblico di riferimento alla complementarietà dell’offerta dei singoli programmi e all’esistenza di legami con l’identità e la storia del territorio dove sono collocati. Il motivo per cui costituire questa organizzazione è da ricercarsi nell’opportunità di dar vita a progetti più qualificati, accedere a maggiori finanziamenti, ridurre l’incertezza degli stessi teatri e scambiarsi informazioni. La rete consente inoltre di ottenere una maggiore efficienza, ossia di evitare duplicazioni di costi, di ripartire i costi fissi e di ridurre i costi totali all’aumentare degli spettatori. Sarà possibile anche sperimentare nuove forme di teatro per il nostro territorio, finanziandoli con progetti europei come il Teatro nero, famoso a Praga, ma quasi sconosciuto in Italia, dove gli attori sono completamente vestiti di nero e recitano sul fondo d una scenografia completamente al buio. Si vede, pertanto, soltanto ciò che gli attori vogliono mostrare agli spettatori: oggetti illuminati, elementi fosforescenti, personaggi sospesi. Pur avendo origini cinesi, tale tecnica teatrale fu completamente rivoluzionata dai cechi, che trasformarono questo spettacolo orientale nel Teatro Nero, ovvero la messa in scena più famosa di Praga, dove c’è anche un’interazione con il pubblico con la partecipazione alla scena teatrale attraverso incursioni degli attori, o attraverso trucchi scenici come fumo, acqua, movimenti delle sedie etc.. Questa e altre forme di teatro internazionale possono essere circuitate grazie al sostegno della rete di teatri messinese.

Rivitalizzare e rifinanziare i parchi letterari e la Fiumara d’arte

Tra i siti principali della Cultura a Messina e provincia ci sono anche i parchi letterari Horcynus Orca a Messina e Pirandello a Roccalumera e il museo a cielo aperto della Fiumara d’arte, che rappresentano ormai da anni, dei punti di riferimento per la provincia e sono conosciuti in ambito internazionale. Tuttavia, avrebbero bisogno di nuovi progetti per rivitalizzare i loro siti e di finanziamenti per investire in nuovi progetti e mantenere costante l’interesse culturale nei loro confronti. Per questo è necessario attingere ai fondi del PNRR per rifinanziare le loro attività e creare nuove idee per promuoverli in modo migliore.

Fibra e digitalizzazione pubblica amministrazione e aziende – Lavoro e assistenza aziende digitale aziende – I tre HUB Lavoro, Green technology e Tourism per rilanciare il territorio.

Fibra Oggi è fondamentale avere un’ottima connessione; a Messina e provincia si sta sfruttando il grande Progetto della Banda Ultra Larga in Sicilia che ha l’obiettivo di migliorare la copertura internet con fibra ottica nella regione. Due i progetti che lo compongono: il primo, avviato nel 2015 e già concluso; il secondo, partito nel 2017, ancora in corso, avviato dalla Regione nell’ambito di un intervento nazionale. Entrambi contribuiscono anche al raggiungimento dell’obiettivo dell’Agenda Digitale Europea e della “Strategia italiana per la Banda Ultra Larga”. Gli interventi riguardano la realizzazione di infrastrutture di rete in zone in cui la fibra è o era assente. Alla fine tutte le 390 municipalità dell’Isola avranno la copertura con fibra ottica e una connessione a internet ad alta velocità. Sarà possibile attivare o potenziare nuovi servizi tra i quali telemedicina, telelavoro ed educazione a distanza.

Il finanziamento di 573 milioni di euro è stato approvato con la Decisione per il grande progetto Banda Ultra Larga Italia, che viene cofinanziato dalle risorse nazionali e coinvolge vari Programmi operativi regionali. Tra questi, il PO FESR Sicilia 2014/2020; per l’intervento nazionale nella regione ha stanziato 160.919.226 euro tra risorse nazionali e comunitarie. La Sicilia è stata la prima regione italiana ad aprire i cantieri delle centrali in fibra ottica che sta realizzando OpenFiber. Il progetto prevede entro il 2022 la connessione veloce a Internet in tutti i 390 comuni dell’Isola. Con queste nuove tecnologie Messina e provincia saranno all’avanguardia, ma si deve spingere per una realizzazione corretta e veloce di questo tipo di infrastruttura.

Digitalizzazione pubblica amministrazione e aziende

Essenziale sfruttare i finanziamenti per i comuni della provincia di Messina del “Fondo Innovazione”, volto a promuovere la diffusione delle piattaforme abilitanti SPID, CIE, pagoPA e App IO. Il Comune di Messina, già da tempo aderente a PagoPA, ha proseguito il processo di “transizione digitale” integrando i propri sistemi informatici alle piattaforme nazionali abilitanti App IO e SPID. Tali servizi devono essere estesi a tutti quelli che servono ad eliminare code nei comuni e che possono essere gestiti direttamente da casa. L`App IO, invece, a breve potrà essere utilizzata dal cittadino per ricevere gli avvisi di pagamento e le notifiche dei servizi digitali, accessibili dai cittadini-utenti tramite il sistema pubblico per l`autenticazione digitale (SPID).

La transizione alla modalità digitale rimane una priorità delle Amministrazioni comunali anche per raggiungere gli ulteriori obiettivi stabiliti. Poi si deve procedere con un’attenta definitiva digitalizzazione interna cercando di digitalizzare tutti gli archivi dei comuni e renderli operativi in rete nell’ottica della trasparenza della pubblica amministrazione e della velocizzazione dei processi di consultazione. Per fare questo è necessario intercettare altri fondi europei che rendano possibile questa transizione. Compiere dunque un’azione coordinata, volta a garantire il costante sviluppo del processo di digitalizzazione e dematerializzazione degli atti amministrativi. Estendere il progetto Di-gi-pro a tutte le amministrazioni comunali della provincia di Messina è fondamentale. Il progetto, già presente nel comune di Messina, si colloca nell’ambito della strategia generale del PON GOVERNANCE; è stato finanziato come intervento volto al trasferimento, all’evoluzione e alla diffusione di buone pratiche attraverso Open Community PA 2020.

Nato dalla convergenza di esperienze maturate in seno al network di amministrazioni Rete Comuni, il progetto Di-gi-Pro propone una “buona pratica” che nel suo insieme si configura come atta ad integrare semplificazione, legalità, trasparenza, innovazione tecnologica, organizzazione per processi e risk management, al fine di incidere sulla formazione di atti e documenti, quindi sulla qualità e l’efficacia dell’azione amministrativa.

La buona pratica Di-gi-Pro infatti, è costituita da tre componenti – modello organizzativo del sistema informativo della PA locale per l’amministrazione e la cittadinanza digitale, modello tecnologico e piattaforma in riuso per la costituzione di un sistema orientato alla digitalizzazione di processi, atti e documenti, metodologia operativa di analisi e valutazione di procedimenti per la qualità e la legalità dell’azione amministrativa anche a fini anti-corruttivi – che, agendo in sinergia, determinano una strategia unitaria per la qualità, l’efficacia e la legalità dell’azione amministrativa.

Allo stesso tempo è fondamentale investire nella digitalizzazione delle aziende messinesi e della provincia usando i fondi europei. Secondo l’ultimo report della BEI, l’Italia è leggermente in ritardo nell’adozione di tecnologie digitali rispetto alla media Ue, con un minore impiego di stampanti 3D, robotica, intelligenza artificiale e big data. E le piccole e medie aziende del nostro Paese faticano ad accedere al credito per gli investimenti digitali, che non generano garanzie sufficienti per le banche. Secondo i dati dell’EIBIS (Indagine della BEI sugli investimenti), le imprese digitali investono maggiormente in asset intangibili, in particolare in ricerca e sviluppo, innovano di più, sono maggiormente produttive ed è più probabile che esportino all’estero i propri prodotti. In generale, le imprese più innovative contribuiscono maggiormente alla crescita dell’occupazione, mentre le imprese poco digitalizzate sono più soggette alla distruzione di posti di lavoro. La digitalizzazione può quindi rappresentare una delle strade per risolvere la ventennale stagnazione della produttività italiana, nonché un’importante arma per affrontare la trasformazione delle attività economiche che caratterizzerà il periodo post-pandemico. Inoltre, le imprese digitali pagano generalmente stipendi più alti: l’occupazione creata dalle imprese digitali è destinata a essere assorbita dai lavoratori con maggiori competenze tecniche (high-skilled = altamente qualificato).

Le imprese digitalizzate investono maggiormente nel capitale umano dei propri dipendenti, offrendo loro training con maggiore frequenza. Incentivare la digitalizzazione potrebbe dunque contribuire a un generale miglioramento delle abilità dei lavoratori italiani, che a sua volta contribuirebbe alla trasformazione digitale. Infatti, agire sulla quantità e la qualità del capitale umano è la scelta più naturale ed efficace per sussidiare la digitalizzazione. Infine, l’EIBIS stima che le imprese digitali sono meglio amministrate: è più probabile che abbiano un sistema di monitoraggio delle attività strategiche e che prevedano un sistema di pagamento basato (anche) sulla performance dei dipendenti (ad esempio attraverso bonus).

Lavoro e assistenza aziende – I tre HUB di Messina e provincia puntando sulle nuove competenze. – Consulenza lavoro

Secondo il rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), i paesi che hanno investito molto in occupazione di qualità a partire dai primi anni del 2000 hanno registrato, ogni anno dal 2007, una crescita superiore di circa l’1% rispetto a quella di altre economie emergenti o in via di sviluppo.

Un’analisi approfondita di 140 paesi in via di sviluppo ed emergenti, dimostra per la prima volta che investire in occupazione di qualità, ridurre l’occupazione vulnerabile e affrontare la povertà da lavoro porta ad una crescita economica sostenuta. Migliorare la qualità dell’occupazione è essenziale per affrontare la sottoccupazione sia dei giovani che degli adulti. Visti i risultati, è essenziale porre il lavoro dignitoso al centro degli obiettivi dell’agenda di sviluppo. Oltre alle considerazioni relative all’occupazione di qualità, che poi è rappresentata da tutti quei giovani che lasciano Messina e la Sicilia dopo essersi formati qui, si devono considerare, con l’attuale rivoluzione digitale, quali settori di sviluppo stanno emergendo e creare sul posto le competenze formative per fare restare qui i giovani. Dopo il 2005 va inquadrata l’ultima rivoluzione nell’ambito del lavoro poiché è in questo momento che, attraverso la diffusione della rete internet sugli smartphone, possiamo considerare la connettività come una azione esercitabile da ogni essere umano in (quasi) tutti i luoghi. Non si tratta della data di lancio del primo smartphone (che risale ai primi anni ’90) ma dell’anno in cui possiamo notare l’inizio del calo dei costi di utilizzo del web su mobile e allo stesso tempo del miglioramento delle prestazioni, in modo che la connettività di un device portatile è diventata pressoché quella di un pc. La diffusione delle rete internet di per sé aveva contribuito molto alla diffusione di conoscenza e strumenti che, senza di essa, erano difficilmente raggiungibili, ma lo strumento dello smartphone, insieme al tablet e agli strumenti che consentono connessioni internet ovunque via laptop, ha conseguenze centrali sul mondo del lavoro contemporaneo.

La principale conseguenza dell’uso di questi strumenti è che, in larga parte, il lavoratore oggi possiede i mezzi di produzione. Questo discorso vale ovviamente per l’economia dei servizi, ma consideriamo questa il settore principale nel quale si muove il mercato del lavoro oggi. Se viene messa in crisi la dipendenza del lavoratore dai mezzi di produzione dell’imprenditore inizia a crollare drammaticamente tutto un modello. Infatti è la proprietà dei mezzi di produzione che impone un determinato luogo di lavoro ed un determinato orario, in quasi tutte le professioni. Il fatto che la maggior parte delle attività lavorative possa essere svolta attraverso uno strumento elettronico connesso alla rete, e che attraverso di esso, attraverso la tecnologia cloud si possa entrare in possesso e modificare la totalità delle informazioni necessarie per svolgere la propria attività ha una portata rivoluzionaria. L’economia della conoscenza non è più una componente centrale nel lavoro dipendente, come poteva essere nei sistemi industriali più avanzati fino all’inizio del XXI secolo, ma acquista uno spazio proprio nel mercato del lavoro creando figure che non possono essere chiaramente qualificati né come lavoratori dipendenti né come lavoratori autonomi e che richiedono una adeguata riflessione da parte della giurisprudenza per individuare una forma contrattuale che risponda a tali novità.

A ciò si aggiunge come attraverso lo sviluppo di attività imprenditoriali legate all’uso di internet e degli smartphone, il capitale fisso necessario per avviare un proprio business spesso venga ridotto, poiché si modifica completamente la richiesta di servizi da parte di consumatori. Pensiamo all’impatto che ha avuto Ebay, grazie al quale chiunque può mettere in vendita un prodotto di sua proprietà, allungando in questo modo il ciclo di vita dei prodotti e creando un mercato interno che è slegato dai classici processi di produzione industriale. In generale il modello dell’e-commerce si pone come una rivoluzione del sistema della domanda di beni, per cui non vi è più un canale diretto tra produttore e mercato, ma questo viene mediato da una piattaforma tecnologica che diventa centrale nel processo di vendita ma che può essere creata e gestita senza il possesso dei mezzi di produzione industriale, ma solamente di quelli tecnologici.

È evidente che, se proseguiranno in questa direzione, questi trends della seconda grande trasformazione prenderanno sempre più la forma di una rivoluzione sociale e antropologica. Riteniamo che questa possa essere letta come una rinnovata centralità della persona del lavoratore (con una scarsa e sempre più ridotta differenza tra imprenditore e dipendente) che, grazie all’utilizzo della tecnologia, possa dare spazio alle proprie inclinazioni professionali e alle proprie competenze, e allo stesso tempo, sempre grazie alle informazioni e alla condivisione che essa consente, di accrescere sempre di più tali competenze. Le imprese digitali cercheranno nei prossimi anni tra i 210mila e 267mila lavoratori con competenze matematiche e informatiche per i lavori digitali, e quindi esperti nell’analisi dei dati (data scientist) e nel campo della sicurezza informatica e dell’intelligenza artificiale. Quanto ai cosiddetti “green jobs”, ovvero tutte quelle attività che ricadono nell’ambito dell’economia circolare, variano da 480mila a 600mila unità i lavoratori che saranno ricercati dalle imprese per orientare i propri processi produttivi. Dunque è necessario creare qui a Messina, possibilmente con una equa distribuzione sul territorio provinciale, ad esempio uno in città, uno nella zona ionica del messinese e uno nella zona tirrenica del messinese, tre poli digitali con sviluppo di competenze e figure diverse.

Nella zona tirrenica si potrà lavorare sul green jobs vista la tradizione nel settore dell’agricoltura e delle serre. Si tratta di lavori nei vari settori dell’agricoltura, del manifatturiero, nell’ambito della ricerca e sviluppo, dei servizi, che contribuiscono in maniera incisiva a preservare o restaurare la qualità ambientale, oltre ad aiutare a proteggere gli ecosistemi, ridurre il consumo di energia, materiali ed acqua, attraverso strategie ad alta efficienza e la generazione di rifiuti.

La green economy negli ultimi anni si è affermata come un settore chiave in grado di generare nuovi sbocchi lavorativi: dall’agricoltura biologica, alla silvicoltura sostenibile, al turismo ecologico, veri e propri comparti strategici per la valorizzazione del nostro Made in Italy e dei nostri prodotti tipici.

L’agricoltura biologica, in particolare, rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese, che si conferma infatti fra i primi produttori bio in Europa. Con essa si intende l’applicazione di metodologie di coltivazione che limita o esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi e degli organismi geneticamente modificati (OGM), sfruttando la naturale fertilità del suolo e promuovendo la biodiversità dell’ambiente in cui opera.

Un altro settore di applicazione della green economy è quello legato alla produzione di energia rinnovabile, all’ottimizzazione e al risparmio energetico e al minimo impatto ambientale (impianto fotovoltaico, serre solari, biomasse). Infine un’ultima applicazione riguarda la gestione del consumo idrico in agricoltura. Il sistema italiano, in particolare, promuove l’adozione da parte delle imprese agricole di sistemi di somministrazione delle acque a scopo irriguo a basso consumo e incoraggia la costruzione di bacini idrici aziendali e interaziendali.

In questo contesto nascono i green jobs, lavori con competenze aggiuntive specifiche per la sostenibilità ambientale, che possono essere formati in questo HUB tecnologico per green economy nella zona tirrenica in cui ogni figura professionale è accompagnata da una serie di riferimenti ad ordini professionali e associazioni di categoria. Esempi di “lavori verdi” sono:

  • l’agricoltore bio, che si occupa di garantire un’agricoltura biologica nella propria azienda;

  • l’agronomo che svolge attività gestionali e tecniche nel settore agricolo, forestale/ambientale;

  • l’apicoltore;

  • l’ecoauditor o verificatore ambientale che controlla gli impianti e i processi produttivi di un’azienda rispetto alle norme ambientali;

  • l’ecologo vegetale, figura preposta alla realizzazione di censimenti floristici in ambienti naturali o antropizzati per l’allestimento di liste di controllo territoriali;

  • l’esperto in progettazione delle risorse agroforestali, che si occupa della gestione e del coordinamento delle opere e degli interventi del settore;

  • l’esperto in progettazione delle energie rinnovabili dall’eolico alle biomasse fino al solare;

  • l’idrogeologo che si occupa di rilevamenti finalizzati all’individuazione, valutazione, sfruttamento e salvaguardia delle risorse idriche sotterranee;

  • l’imprenditore agrituristico;

  • il tecnico della qualità bio che si occupa di effettuare i controlli presso le aziende agricole che esercitano tale tipologia di coltivazione;

  • il tecnico degli impianti sostenibili che si occupa della messa in opera delle soluzioni impiantistiche;

  • lo zoonomo che si occupa della pianificazione aziendale e industriale.

Tra le idee imprenditoriali già realtà in altri territori che si potrebbero realizzare anche qui:

  • un’impresa che coltiva la terra con consumi limitati di energia fossile e senza l’utilizzo di erbicidi e pesticidi, con un occhio alla formazione anche di imprenditori a questo modello virtuoso;

  • un’impresa che punta su catering con sue ricette e prodotti biologici, ortaggi in via di estinzione ed erbe spontanee;

  • un’azienda con un sistema di riciclo automatizzato per ridurre la produzione di plastica e alluminio,

  • un’azienda per la maglieria, che alleva il bestiame da cui ottiene la lana in allevamenti non intensivi e che utilizza colorazioni di tipo naturale per i suoi abiti.

A Messina si potrebbe immaginare un HUB di servizi per lo sviluppo di app e realtà virtuale, robotica ed innovazione da prevedere nella zona Falcata. Il technology HUB dovrà soddisfare i nuovi bisogni delle aziende, assecondare i trend del mercato e anticipare i nuovi scenari di business. Un innovativo concept comunicativo di aggiornamento professionale relativo alle tecnologie interattive contemporanee, tale da fornire approfondimenti conoscitivi di natura tecnico-scientifica, concetti chiarificatori ed approfonditi riguardo le tematiche più attuali per la crescita del sistema produttivo italiano.

Il progetto scaturisce dal desiderio di soddisfare un’esigenza oramai crescente riscontrata dalle aziende di tanti ambiti professionali diversi. Gli attori economici in cerca di innovazione tecnologica e opportunità di business spesso non sono ancora correttamente edotti sulle discipline tecnologiche che possono migliorare i propri processi e aiutare a comunicare al meglio i propri prodotti, e sono pervasi da una forte curiosità ed in cerca di contenuti e aggiornamenti tecnici che permettano di incrementare il loro business. Da qui potrebbero partire nove app e strumenti di realtà virtuale. Tra le idee da considerare anche quella di creare un ‘amazon’ della messinesità, per vendere tutti i prodotti di eccellenza messinesi.

Il terzo HUB del lavoro, puntando sulle nuove tecnologie dopo quello Green e tecnologico, è quello turistico, da immaginare nella zona ionica. Il settore turistico deve valutare nuove competenze. Tra queste ci sono ad esempio le lingue straniere, come cinese, russo e arabo, in pratica quelle dei mercati in espansione da dove arrivano più turisti. E’ necessario avviare un processo innovativo per orientare il personale verso corsi specifici di grande utilità e interesse. Il mondo del lavoro turistico ha quindi bisogno di essere riqualificato proprio perché vive una continua evoluzione.

Le nuove competenze richieste nel settore turistico riguardano il mondo del web. In questo campo le figure più richieste sono: social media manager (che elabora piani di comunicazione per i social network) e revenue/pricing manager, che modifica le tariffe (booking on-line) per far in modo che la struttura sia sempre piena; ci sono poi coloro che si occupano di raccontare in formato digitale i luoghi da visitare.

Tra le nuove figure anche: travel organizer (costruisce il viaggio, la sua area di competenza va dalla progettazione alla comunicazione); travel designer (propone un’offerta turistica su misura del cliente); promotore del turismo sostenibile (guida ambientale, operatori di ecoturismo che lavorano soprattutto a contatto con b&b, agriturismi o strutture green); destination manager (promuove un territorio spesso posto al di fuori dei grandi circuiti turistici per valorizzarne ricchezze e risorse).

Infine molto richieste sono anche alcune lauree (economica, urbanistica e umanistica), che danno una preparazione ampia e competente per fornire alla clientela un’offerta turistica adeguata, effettuando un’analisi dettagliata del territorio di interesse. Puntare quindi su nuova formazione e nuove figure professionali che possono far crescere il territorio. Fondamentale è anche creare corsi per orientamento al lavoro regionale con manager che offrono corsi con nuove competenze per ricucire il cronico e profondo skill mismatch (mancata corrispondenza delle abilità), ovvero lo scollamento fra le competenze che i giovani possono offrire alla fine del proprio percorso di studi e le abilità che le aziende, e più in generale il mercato del lavoro, richiedono. Il tema è sfaccettato, perché non comprende solo un mismatch (mancata corrispondenza) legato al passaggio scuola-lavoro, ma anche quello legato ai cambi di percorsi professionali.

Smart city

La smart city è una città che gestisce le risorse in modo intelligente, mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, ed è attenta alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini. È, insomma, uno spazio territoriale che sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale, ma anche sostenibile e attrattivo. Le smart city sono più competitive della media delle altre città e rappresentano un volano importante per l’economia di un Paese. Nelle smart city – almeno in quelle ideali – è presente un elevato livello di connettività, le strade sono percorse da auto a guida autonoma, gli incroci sono regolati da semafori intelligenti, gli oggetti si scambiano informazioni tra di loro grazie all’Internet of Things. Ma ci sono anche ampi spazi verdi, il traffico è fluido ed è possibile praticare una mobilità sostenibile fatta di bike sharing, car sharing e auto ibride o elettriche. Per tutti questi motivi la smart city è costellata di sensori che generano una grande quantità di dati, i quali possono alimentare servizi più evoluti ed in tempo reale, e permettere alle amministrazioni una gestione sempre più efficiente.

L’obiettivo finale di una città smart è migliorare la vita dei cittadini e a chi si trova a vivere e muoversi in quella città. Varie ricerche hanno dimostrato che un luogo di questo tipo è in grado di offrire una serie di benefici fra i quali l’aumento dei livelli di salute di chi vi risiede, una riduzione dell’inquinamento, maggiori possibilità di lavoro e anche un ritorno in termini di guadagno finanziario. A questo proposito si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti hanno raggiunto i 129 miliardi di dollari nel 2021. Questo fatturato include tutte le entrate generate dalle aziende che offrono tecnologie e prodotti in grado di creare maggiore valore all’interno dell’ambiente cittadino. Per esempio aziende che forniscono l’infrastruttura necessaria (tecnologie di cloud computing e connettività) o prodotti per la smart home quali sono le aree sulle quali lavorare nel post-pandemia per realizzare davvero una città “intelligente” e quindi più sostenibile. La tecnologia e l’innovazione possono portare il loro contributo, dai trasporti agli impianti di areazione. E si può riflettere sul cambiamento che l’adozione dello smart working avrà sulle città: cambieranno i luoghi di lavoro, ma probabilmente anche i centri finanziari delle metropoli non saranno più gli stessi. L’emergenza sanitaria scaturita dall’attuale pandemia ha messo a dura prova le grandi città, le cosiddette ‘global cities’ in cui si concentravano tutti i quartieri generali delle grandi multinazionali e i centri finanziari, e interi distretti dirigenziali e tutte le attività accessorie hanno subito gli effetti del lockdown. Il ripopolamento dei centri urbani sarà strettamente correlato al cambio di paradigma che riguarderà i processi lavorativi: se il mondo ibrido che ci viene prospettato, in cui lavoreremo in parte da casa e in parte in ufficio, prenderà piede, per forza di cose assisteremo a un mutamento degli assetti, degli equilibri geografici e urbani che siamo abituati a conoscere. Un simile scenario, potrebbe risultare fecondo soprattutto per quei centri di taglia media che sono ben collegati con le altre città del territorio, per cui io potrei andare a vivere in un posto che magari è a un’ora dalla grande metropoli in cui si trova la sede centrale dell’azienda per cui lavoro e dove magari posso andare per qualche giorno a settimana, o per un meeting. Vienna è al primo posto in Europa per aver ideato e messo in pratica un impianto strategico di smart city omnicomprensivo e completato da un’agenda digitale. La strategia viene aggiornata in base al monitoraggio dei risultati. Città di 1,7 milioni di abitanti, si è conquistata il podio soprattutto grazie all’istituzione di un ente coordinatore centrale, la Smart City Agency, dedicata al coordinamento e al monitoraggio di tutti i progetti. Questo approccio ha portato a soluzioni altamente integrate per la mobilità, l’ambiente, l’istruzione, la sanità e la pubblica amministrazione. Le sue capacità di aggregazione e analisi dei dati si basano su Context Broker della Commissione europea, sistema che è in grado di ordinare i dati di tutti i tipi e provenienti da fonti proventi da tutta la città. Messina e alcuni comuni della provincia possono puntare ad arrivare al livello di Vienna intercettando i finanziamenti previsti per il settore nel PNRR ed in ambito Pon. Per citare qualche esempio dei progetti presenti e futuri dedicati a fare della città una vera smart city: l’implementazione di un nuovo sistema di gestione di prenotazioni e registrazioni per migliorare i servizi per la salute mentale dei cittadini; la creazione di una foresta comunitaria, con alberi e altra vegetazione destinata a fornire cibo (mele, frutti di bosco ecc. ecc.) per le locali banche del cibo, supportata da una mappatura online.

Risanamento

Al momento, dopo circa 50 anni di immobilità e il periodo degli anni ‘90 della legge regionale 10 dove i risultati non sono stati ottimali e i finanziamenti non sono tutti andati a buon fine, grazie all’impegno del governo nazionale e alla sinergia sembra esserci ora un’attività concreta per risolvere il problema del risanamento. A parte tuttavia il problema pratico dello sbaraccamento e dell’assegnazione delle case per il quale si sta adoperando soprattutto il prefetto con l’agenzia per il risanamento, è necessario concentrarsi anche su altri aspetti. E’ ora fondamentale pensare anche ad opere di rigenerazione urbana dei territori sbaraccati, di inclusione sociale delle persone che per anni hanno vissuto in ambienti che non gli hanno permesso grandi possibilità di inserimento nel mondo del lavoro e un’operazione ‘memoria’ che serva a ricordare alle generazioni future quanto avvenuto. Per quel che riguarda la problematica relativa alla rigenerazione urbana si deve considerare che molte delle aree destinate allo sbaraccamento sono in zone abbastanza centrali quindi è fondamentale creare spazi verdi, appartamenti residenziali e parchi giochi per invertire completamente l’aspetto di quei quartieri. Questa rigenerazione urbana parte dalla realizzazione di un’area verde che circonderà questi spazi nei quartieri. Si deve pensare poi a soluzioni e tecnologie d’avanguardia nella produzione e nel risparmio di energia, nella gestione dei rifiuti del ciclo dell’acqua, nella mobilità delle persone, nell’organizzazione dei trasporti.

Quando i lavori saranno terminati, all’interno del quartiere sarà prodotta buona parte dell’energia utilizzata, generata a partire dalle acque di scarico e grazie agli impianti solari, termici e fotovoltaici. Dovranno essere installati diversi metri quadri di pannelli solari termici, che consentono di soddisfare almeno la metà del fabbisogno di calore per le esigenze di acqua calda di interi isolati

Al fine di contribuire alla creazione di quartieri ecologici dovranno essere fatti investimenti rilevanti nei trasporti pubblici, nei percorsi pedonali e ciclabili, negli spazi verdi e nei viali alberati con l’obiettivo di far sì che buona parte degli spostamenti dei residenti e dei pendolari avvenga a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Per quanto riguarda l’inclusione sociale è necessario puntare a sviluppare servizi di sostegno individualizzato delle persone appartenenti alle categorie vulnerabili (soggetti in carico ai servizi, con disagio socio economico e difficilmente re-inseribili nel mercato del lavoro), attraverso benefit economici per la partecipazioni a corsi, tirocini di formazione lavoro, nel tentativo di potenziare e migliorare le capacità professionali. L’idea progettuale consiste nel realizzare un museo della memoria, dei parchi, degli edifici intesi come riferimento culturale volto anche al rilancio economico, che si articoli lungo le zone prima luogo delle baracche, così da creare un tutt’uno tra il territorio e la gente che ci abita, nel segno di una coscienza collettiva fondata sull’identità e sulla memoria. Sviluppando poi progetti artistici e imprenditoriali si potrà favorire lo sviluppo urbano del territorio e favorire i giovani cresciuti in quei quartieri dando loro opportunità di lavoro.

Economia: in rosso i conti della Regione. Necessario evidenziare i costi dell’insularità – Chiedere salvataggio dei comuni e non perdere più finanziamenti europei.

I debiti della Sicilia sono di circa 4 miliardi e 977 milioni di euro. A questi vanno aggiunti il debito a carico dello Stato (relativo a prestiti precedenti), del valore complessivo di 121 milioni di euro, e i 2 miliardi e 360 milioni di euro di anticipazioni di liquidità da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (nei confronti di enti del settore sanitario), per un totale di 7 miliardi e 459 milioni di euro l’anno. Inoltre, a causa della condizione di insularità, negli ultimi vent’anni, ogni singolo residente in Sicilia (neonati compresi) avrebbe pagato una sorta di tassa occulta quantificabile, annualmente, in 1.308 euro. Un costo, quello della insularità, che si traduce in circa altri sei miliardi e 540 milioni di euro (pari al 7,4 per cento del PIL regionale) ogni dodici mesi. Tenendo, invece, in considerazione i costi dei trasporti e le conseguenze sugli operatori economici e i vari settori di attività, la stima dell’impatto della riduzione dei prezzi sul PIL risulterebbe pari al 6,8 per cento: il risultato è che l’Isola è gravata di una penalità quantificabile in oltre sei miliardi di euro all’anno. A rivelarlo è lo studio “Stima dei costi dell’insularità per la Sicilia. Sei miliardi e mezzo di euro annui rappresentano un peso assai rilevante: è come se l’economia siciliana negli ultimi venti anni avesse subito un peso analogo a quello portato dalla pandemia. Sul tema della condizione di insularità vanno poi ricordate alcune proposte di (re)inserirla a livello costituzionale prevedendo un preciso obbligo dello Stato di intervento per la rimozione delle situazioni di svantaggio e di vulnerabilità di queste aree. Non si tratta soltanto di questione di principio o di vincolo per le misure adottate dallo Stato o dalla Repubblica, ma di un importante elemento di legalità dell’ordinamento derivante dalla specificazione dei principi di coesione, solidarietà, perequazione, già scolpiti dall’art. 119 Cost. (6° comma – Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.), in modo da costituire puntuale parametro di conformità a Costituzione di leggi e provvedimenti amministrativi generali.

Infine di recente è emerso che su 391 Comuni erano solamente 152 quelli che hanno approvato il bilancio di previsione 2021-2023 e appena 74 quelli che hanno approvato il rendiconto 2020. Dati che, assieme a quelli sui numerosi enti in dissesto e che hanno fatto ricorso alla procedura di riequilibrio pluriennale, indicano una condizione generalizzata di sofferenza finanziaria e gestionale, sintomo di una vera e propria crisi del sistema delle autonomie locali dell’Isola. Le stime di Prometeia sull’andamento del PIL segnano già un -8,2% per la Sicilia nel 2020. In calo del 10,8% i consumi e dell’11,9% gli investimenti fissi lordi. In calo pure le esportazioni (-33,7%), mentre i prodotti raffinati registrano il -5%.

Rispetto al valore aggiunto totale, l’agricoltura perde il 2%, l’industria l’11,9%, le costruzioni il 9,7% e i servizi 8,1% per un totale del -8,2%.

In base agli ultimi dati economici disponibili, sono stati stimati i costi del blocco dei comparti coinvolti nel lockdown delle imprese siciliane. Nell’Isola, la chiusura ha riguardato il 44,2% delle unità locali, il 37,1% degli addetti e il 32,8% del fatturato sul totale delle attività economiche rilevate (percentuali minori rispetto all’Italia). Il minor danno arrecato all’isola dal lockdown, rispetto al trend nazionale, secondo questa simulazione, è dovuto alla minore presenza del settore manifatturiero, non va tuttavia dimenticato l’effetto delle limitazioni sul turismo che ha visto, in Sicilia, un calo di presenze del 35,2% sul 2019. Per quanto inerente la situazione del credito, necessario alle imprese per la produzione ed alle famiglie per il consumo, l’Osservatorio regionale del credito rappresenta la forte diminuzione degli sportelli bancari in Sicilia nel quadriennio 2017-2020 che sono passati da 1471 a 1197 (-18,63%) e la minore presenza di presidi bancari nelle aree marginali dell’isola.
Le Banche con sede fuori dalla Sicilia sono pertanto attualmente in numero nettamente maggiore rispetto a quelle siciliane e maggiormente concentrate nelle aree polarizzanti dell’isola. La tendenza in espansione dei depositi, in corso nel 2019 ed accentuatasi nel primo semestre 2020, riflette la contrazione dei consumi e l’esigenza di accumulazione di liquidità da parte delle imprese, innescata dal diffondersi della pandemia. Nel territorio regionale è stata confermata, tuttavia, un’incidenza percentuale delle sofferenze sugli impieghi più elevata della media italiana, con un valore del 6,5 % rispetto al 4% nazionale ma soprattutto in considerazione degli impieghi di 8 volte superiore a quella nazionale nonostante un più rilevante incremento dei depositi. Il Documento di economia e finanza regionale 2021-2023 (DEFR) si colloca in un contesto privo di precedenti a causa dei pesanti effetti della devastante crisi economica postpandemica, le cui dinamiche stanno dispiegando ed
ancor più si dispiegheranno nel breve periodo.

E’ di tutta evidenza che con le attuali risorse disponibili, sino all’emanazione delle norme di attuazione in materia finanziaria, la Regione non possa garantire appieno i livelli essenziali delle prestazioni per i servizi concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. E la stessa Corte costituzionale (sent. n. DEFR 2021-23 62/2020) ha anche rilevato la responsabilità dell’Amministrazione statale in ordine alla “lunghissima stasi” delle trattative con la Regione.

Ora è arrivato il momento di un percorso di risanamento e ristrutturazione del debito più efficace eliminando sprechi, un utilizzo appropriato dei Fondi europei e PNRR e una trattativa con lo Stato per far arrivare maggiori risorse per comuni e per la stessa Sicilia per la condizione di insularità. Bisogna intanto confrontarsi con il governo sulla condizione di insularità all’interno per l’attuazione dell’autonomia fiscale e finanziaria, insieme ad altri temi fondamentali come la fiscalità di sviluppo per attrarre investimenti e la perequazione infrastrutturale. L’entità finanziaria annuale dei costi dell’insularità è per la Sicilia maggiore degli effetti economici della pandemia COVID 19. E’ necessario quindi creare una commissione che analizzi gli sprechi e li segnali per arrivare a tagli che siano giusti e efficaci, creare un commissario ad hoc che si occupi di trattare della ristrutturazione dei debiti dei comuni e infine individuare un team di esperti che i occupi di finanziamenti europei facendo rispettare i tempi, le modalità di intervento e azione per non perdere più gli importanti finanziamenti per la nostra Regione.

Statuto ed Identità Siciliana

Poco tempo fa mi sono preso la briga di pubblicare, su alcuni gruppi di Faceook lo Statuto della Regione Siciliana. Tale mia iniziativa è nata dalla considerazione di avere scoperto, in tanti ambiti, con persone di ogni estrazione ed età, che lo Statuto era non conosciuto dai più.

Quindi, posto che esso è parte integrante della Costituzione della Repubblica, ho ritenuto necessario darne la possibilità, a qualcuno, di soffermarsi un attimo a leggerlo e capire quali sono le particolarità e quali sono, o meglio sarebbero, o sarebbero stati, i vantaggi che ci rendono una Regione a Statuto speciale.

Lo Statuto doveva costituire il primo tempo di una serie di successivi provvedimenti attuativi che ne avrebbero dovuto esplicitare le modalità di attuazione.

In realtà lo Stato facendosi forte e la nostra classe politica mostrandosi debole, ha barattato le norme di attuazione con una politica clientelare e assistenziale che ha mortificato le nostre peculiarità, le nostre ricchezze e le nostre risorse, annegandole nella proposta di migliaia di posti di lavorio da impegnare nelle attività che si intendevano realizzare per accompagnare lo sviluppo della Sicilia. Peccato che queste attività si sono dimostrate essere prevalentemente poli chimico-industriali, tutto ciò che non volevano al Nord, che, se è vero che in un primo tempo hanno dato l’impressione di risolvere il problema occupazionale del Mezzogiorno in generale e della Sicilia in particolare, hanno trasformato, a distanza, la nostra terra in un concentrato di siti inquinati e inquinanti e un mondo del lavoro investito da problemi di salute spesso mortali, con una percentuali di malattie tumorali veramente elevata.

Oggi si sta investendo in Sicilia in maniera forse esagerata sulla produzione di energia alternativa, perché geograficamente godiamo di una posizione invidiabile a tal fine, e tale possibilità a breve termine e prima che insorgano i problemi già trattati in merito al futuro smaltimento delle strutture che producono tale tipo di energia, deve essere un’occasione per la conversione di alcuni impianti, per consentire un graduale passaggio da un’economia inquinante e inquinata ad un’economia che valorizzi le ricchezze della nostra identità, culturale, paesaggistica, ambientale.

E in questo credo sia necessario incrementare le iniziative finalizzate al recupero delle nostre peculiarità. Ricordiamo che il Siciliano è una lingua, non un dialetto, e questa lingua è sconosciuta a buona parte della popolazione siciliana. Ecco, il processo deve partire dalle scuole, dove deve trovare spazio l’insegnamento e della nostra lingua e ancor di più l’insegnamento della nostra Storia, complessa, contorta, ma ricca di un bagaglio inestimabile di eterogeneità, che ci ha visti cosmopoliti, cittadini del mondo, quando il resto dell’Europa era fatta di uomini che vivevano nelle caverne.

Un ultimo accenno, breve, sul furto perpetrato dallo Stato a carico dei cittadini siciliani. In applicazione dell’art. 37 dello Statuto regionale e le sue norme di attuazione parzialmente adottate negli anni e nei decenni successivi, e in particolare la legge regionale 1 luglio 1947, n. 2 che recava le «Norme sulla gestione finanziaria della Regione» e che, all’articolo 3, disponeva che «tutti i tributi e le altre entrate, già di spettanza dello Stato, con la sola esclusione delle imposte di produzione e delle entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto erano, a partire dall’1 giugno 1947, riscossi per conto della Regione dagli enti ed organi attualmente preposti alla riscossione».

Tutto ciò, ancora oggi in parte è disapplicato, e alla Regione vengono sottratte ingenti risorse economiche che potrebbero essere destinate al miglioramento delle condizioni di vivibilità di tutta la Regione e dei suoi abitanti.

Tutte le richieste della Regione sono state alla base di un contenzioso Stato – Regione. Lentamente, ma troppo lentamente, si tenta di dipanare questa complessa matassa e nel frattempo il territorio soffre.

Credo sia fondamentale impegnarsi in tale campagna con tutti i mezzi e le risorse possibili, perché venuta meno la fase assistenziale, in cui lo Stato compensava le sue mancanze, oggi è più che mai urgente attingere a ciò che è dei Siciliani, a tutela della nostra economia e come trampolino di sviluppo.

Nanotecnologie – Il loro uso per preservare beni culturali

Il mondo della pietra è sempre stato affascinante e ricco di storia. Dall’età della pietra dove si creava tutto con essa, dalle piramidi egizie, azteche, ai templi, alle massicciate romane. E così marmi, graniti, tufo, prendevano vita per trasformarsi nell’enorme patrimonio culturale che rende così unico il nostro Paese.

Negli ultimi anni, purtroppo, i processi di degrado di questo immenso patrimonio hanno subito una violenta accelerata proprio a causa dei crescenti fenomeni di inquinamento. Paradossalmente si è evidenziato un decadimento più rovinoso negli ultimi 50 anni che nei secoli precedenti. Così, opere che per millenni sono rimaste nel loro splendore, mostrano oggi importanti segni di degrado.

Trovare quindi delle soluzioni per difendere questi preziosi beni dal degrado ambientale, dall’aggressione degli agenti atmosferici, dalle piogge acide, dai muschi e dallo sporco, è oggi più che mai una necessità primaria.

Negli ultimi decenni, per conferire protezione e consolidare, venivano utilizzati i polimeri, principalmente resine acriliche e viniliche che, contrariamente alle aspettative, hanno indotto ad un ulteriore degrado delle opere d’arte.

Si è compresa l’importanza dei nanomateriali, si è sviluppata la ricerca in questo campo e si è compreso che possono essere la soluzione giusta per alcuni tipi di interventi.

I principali fattori di degrado di origine naturale sono costituiti dall’acqua, dalle variazioni di temperatura, dalle radiazioni elettromagnetiche e dai gas atmosferici.

I protettivi nanotecnologici possono apportare un contributo inimmaginabile al mondo delle Belle Arti: la formulazione ha la capacità di modificare la materia del substrato, trasformando l’energia di superficie da alta a bassa, così da creare un reticolo tridimensionale con una potente forza repulsiva che respinge qualsiasi contaminante: acqua, agenti inquinanti, grasso, sporco, calcare, etc…. fornendo una protezione straordinaria. Grazie alle nuove tecnologie, e in particolare ai nanomateriali, è possibile abbattere la necessità e i costi di manutenzione straordinaria e di ristrutturazione degli edifici, a partire da quelli storici. Con i nuovi studi di elettrofisica e multifrequenza, si può sostituire un intervento invasivo come il classico “taglio dei muri”, invertendo la polarità delle molecole dell’acqua, che così discende nel sottosuolo anziché risalire lungo le pareti.

La nanoscienza e la nanotecnologia partono, come è evidente, da un concetto molto importante: la possibilità di vedere e controllare singoli atomi e molecole. Tutto sulla Terra è fatto di atomi: il cibo che mangiamo, i vestiti che indossiamo, i palazzi e le case in cui viviamo e soprattutto il nostro corpo. Ma qualcosa di piccolo come un atomo è ovviamente impossibile da vedere ad occhio nudo; in realtà, era impossibile da vedere anche con la tecnologia a nostra disposizione fino a qualche anno fa. I microscopi necessari per vedere le cose su scala nanometrica sono stati inventati, infatti, circa 30 anni fa, in quegli anni sono quindi nate le nanotecnologie.

Attualmente, le realtà imprenditoriali legate al settore sono poche e di estrema eccellenza e la sinergia tra impresa e istituzioni universitarie risulta davvero importante per il progresso scientifico ed economico. Grazie alle applicazioni professionali dei trattamenti nanotecnologici protettivi di ultima generazione, qualsiasi materiale trattato sarà eccezionalmente protetto da contaminanti, sporco, calcare, usura, corrosione, ossidazione, adesione, polvere, proliferazione batterica, muffe e cattivi odori. Gli ambienti e i materiali verranno preservati in eccezionali condizioni di bellezza e pulizia. Ne consegue inoltre che i cicli di pulizia risulteranno di estrema facilità e velocità, ottenendo un notevole risparmio fino al 75% di tempo e di denaro nella cura dei materiali. Sono prodotti utilizzati per le applicazioni totalmente invisibili e non filmogeni, prive di sostanze nocive sia per l’uomo che per l’ambiente, quindi al 100% ecologiche. Per utilizzare le nanotecnologie e preservare dall’ammaloramento le opere d’arte di Messina e della provincia, si deve riuscire ad accedere ai fondi previsti dal PNRR per lo sviluppo tecnologico e che potrebbero diventare volano di sviluppo per il nostro territorio”. E’ di evidente importanza preservare i nostri beni culturali, che sono il vero ‘oro’ di Messina e di tutta la Sicilia, fondamentali per la promozione del territorio e per trasmettere il nostro ‘DNA culturale’ alle successive generazioni. Tra l’altro, a Messina abbiamo dei palazzi Liberty e delle fontane rinascimentali che sicuramente hanno bisogno di un restauro che sia duraturo nel tempo, lo stesso vale per opere delle provincia come le Tolos, i megaliti di Montalbano o i monasteri basiliani.

Sfruttare la transizione ecologica per rigenerare i quartieri con Eco Park

Il principale punto programmatico per una rigenerazione dal punto di vista architettonico, ambientale, culturale e sociale di alcuni quartieri di Messina, puntando su alta formazione e nuove politiche ambientali e di creazione del lavoro, deve essere quella di sfruttare i fondi previsti per la transizione ecologica, per creare ad esempio, il più grande Eco Park d’Italia e il primo quartiere completamente eco friendly in una delle tante zone degradate di Messina. La realizzazione della struttura potrebbe essere possibile con i fondi previsti nel PNRR, invertendo le scelte politiche che hanno relegato alcuni contesti urbani solo a quartieri a dormitorio, destinandoli nelle mani della criminalità. Tutto questo puntando sulla formazione, sullo sviluppo sostenibile, sulle rinnovabili, creando spazi verdi per la cultura e la socialità, ottenendo una forte crescita economica del territorio, prevedendo anche l’occupazione di centinaia di giovani, togliendoli, in alcuni casi, anche dalla strada. Ci sono alcuni quartieri difatti, dove nei decenni precedenti, si è investito solo in edilizia popolare realizzando spazi che non solo non hanno risolto il problema abitativo, ma soprattutto, non hanno previsto adeguati spazi per i servizi, alimentando solo il decadimento sociale e culturale di queste aree. Inoltre, molte delle zone soggette a tutela ambientale hanno subito numerosi interventi di abusivismo edilizio, nell’indifferenza generale. Sarebbe dunque importante investire nel territorio, presentando dei progetti per ottenere i fondi previsti nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, realizzando così un grande Parco ecosostenibile di diversi chilometri quadrati, dove sarà possibile dedicarsi a molteplici attività sportive, culturali e di aggregazione sociale.

Si potrà prevedere la presenza di grandi giardini con piante di ogni tipo che rispetteranno la biodiversità, e spazi dove avere contatto diretto con la natura esplorando il parco a piedi, in bicicletta, monopattino o, percorrendo alcune vie d’acqua create appositamente in barca. All’interno della struttura, costruita tutta con materiale ecocompatibile, anche numerosi giochi per bambini, parchi di divertimento, ristoranti e negozi per lo shopping. Il concetto eco-friendly verrà applicato anche al cibo, con i ristoranti che insieme all’arredamento ecologico, proporranno piatti con ingredienti organici e prodotti del posto a km zero. Tutto poi sarà servito in piatti e bicchieri realizzati con materiali riciclabile e si preferiranno prodotti che sostengono il commercio solidale. Si potrebbe prevedere anche un’area interamente dedicata allo shopping sostenibile, dove tutto quello che si trova in commercio, come vestiti, oggetti di design ed altro, sarebbe rigorosamente a impatto zero, con oggetti ottenuti con materiale riciclabile. Un parco che potrebbe essere anche visitato dai turisti prevedendo al suo interno diversi musei naturalistici, sulle compatibilità e spazi dove organizzare festival eco solidali e percorsi naturalistici.

Ma non è tutto finalizzato al parco anzi, si dovrà creare, nel tempo, un quartiere eco-friendly, puntando sull’utilizzo di materiali ecosostenibili e non tossici per la realizzazione di altre strutture, aree pedonali e incentivazione degli spostamenti con auto elettriche e bici. Le fonti rinnovabili avranno un’importanza fondamentale per lo sviluppo di questo complesso urbanistico, dal design moderno e leggero. L’acqua, che è la maggiore risorsa di quest’area, verrà riciclata in ogni modo, con la prospettiva di evitare gli sprechi e di creare proprie fonti energetiche. A questo scopo potrebbe essere canalizzata anche l’acqua piovana, appositamente raccolta per il riutilizzo. Potrebbe essere il primo quartiere ecologico dal quale ne seguano altri. Infine, aspetti, non meno importanti, si potrebbero ottenere centinaia di posti di lavoro, trasformando la destinazione del quartiere in uno spazio sociale ed ecocompatibile all’avanguardia per il rilancio di Messina.

Alta formazione per creare nuove opportunità di lavoro e rispondere alle sfide della globalizzazione. Opere finalizzate al recupero degli antichi mestieri con innovazioni hi tech.

Le professionalità richieste al giorno d’oggi, sono quelle ultraspecializzate con un profilo adatto ai continui mutamenti tecnologici, che conoscono più lingue e marketing aziendale per lavorare in ambito internazionale e sappiano adattarsi alle nuove strategie globali. Allo stesso tempo, si registra una diminuzione consistente di persone predisposte ad alcuni mestieri manuali, che stanno addirittura scomparendo in Sicilia, ma sono ancora molto richiesti e andrebbero preservati e utilizzati con nuove prospettive. Necessaria dunque da una parte, una formazione di altissimo livello, che possa assumere posizioni dirigenziali e manageriali, e dall’altra una che non trascuri il rispetto di alcune tradizioni lavorative, dove fondamentali sono alcune manualità che potrebbero essere insegnate dai maestri del mestiere, come ad esempio il mastro d’ascia. Sarebbe dunque importante creare una tipo di Formazione che segua queste due direttive: la prima, quella di creare un polo di specializzazione ultratecnologica, una Silicon valley messinese, che riunisca nel nostro territorio in una grande area ora dismessa campus di migliaia di metri quadrati per la formazione tecnica e scientifica, inglobando collaborazioni pubblico-private con Università e hub industriali; la seconda, quella di puntare sulla riscoperta di antichi mestieri e sull’inserimento subito nel mondo del lavoro, ottenendo delle certificazioni spendibili e finanziamenti ad hoc per creare botteghe e piccole aziende.

Polo di formazione ipertecnologico e campus annesso

Sarebbe utile organizzare quindi un polo di eccellenza, con diverse possibilità di sviluppo concreto, per creare centinaia di posti di lavoro. Si potrebbe lavorare allo sviluppo di nuove start up di ultima generazione. L’area ex Asi a Larderia sarebbe la più adatta per realizzare questo Polo formativo, dando anche un risvolto pratico fornendo dei capannoni gratis per 30 anni ai giovani che dimostrano di ottenere grandi risultati nella formazione e di avere ottime idee imprenditoriali, finanziandole con i contributi previsti in questi casi.

Si potrebbe altresì creare un Polo che sia rispettoso di alcune esigenze, oggi più rilevanti che mai visto che ripresa e resilienza dovranno necessariamente accompagnarsi a spinte in fatto di transizione tecnologica, sostenibilità, ricerca e salute. Un centro di alta formazione, nel quale il legame con il tessuto produttivo dovrà essere forte. In questa fase storica è poi necessario incentrare alcuni focus principali della didattica sulle digital skills, o competenze digitali, e declinarle in cinque aree: intelligenza artificiale, cybersecurity, smart cities, finanza digitale e industria digitale facilitando la nascita e la crescita di startup attive in questi settori, perché possano diventare player nazionali e mondiali. Fondamentale poi sarebbe creare sinergie tra alta formazione e mondo del lavoro: le startup sono nuove imprese ad alto tasso di innovazione, con un DNA votato alla crescita. Sono strutture snelle, estremamente più veloci e propense al rischio rispetto alle aziende consolidate, così che riescono a portare avanti idee che nelle strutture più grandi verrebbero bloccate. Molte aziende consolidate stanno collaborando o investendo in startup, perché sono un modo veloce per acquisire innovazione, per completare la loro offerta, per costruire nuovi modelli di business, per diversificare in settori emergenti. Per le startup queste partnership sono la via per accelerare la loro attività e accedere a canali produttivi, a mercati e clienti più importanti. Dovranno essere aziende che possano rappresentare il territorio ma siano votate al mercato internazionale.

La collaborazione tra imprese consolidate e startup è chiamata open innovation, proprio perché permette alle imprese di fare innovazione aprendosi all’esterno.

Questo fenomeno riguarda trasversalmente tutti i settori, con però una prevalenza delle aziende dei servizi. Perché l’innovazione avviene sempre più attingendo a settori diversi dal proprio e la digitalizzazione porta a ibridare industria e servizi. Nonostante la pandemia, questa può essere la risposta formidabile al bisogno di innovazione e autoimprenditorialità, soprattutto dei giovani, con una visione sempre più internazionale e attenta ad investire nella formazione del capitale umano: costruendo un ecosistema aperto a tutti e in grado di fornire le competenze necessarie.

Accelerare il processo di digitalizzazione può inoltre, rilanciare la competitività e l’attrattività delle nostre aziende nello scenario globale. Un percorso di trasformazione nel quale è importante analizzare i big data e investire nei settori più all’avanguardia. Per sviluppare adeguatamente questo Polo supertecnologico, dove alta formazione, tecnologie all’avanguardia e nuove competenze digitali si uniscono alla creazione di nuove aziende e posti di lavoro, si deve creare un ambiente dove sviluppare relazioni tra investitori, sponsor e partner che aiutano ad aumentare il tasso di successo delle start up.

Riscoprire antichi mestieri con componenti hi tech

Fondamentale dall’altra parte, è riscoprire gli antichi mestieri siciliani e partecipare progetti europei e di altro tipo (regionali, nazionali e locali) con l’intento di ottenere finanziamenti per iniziative imprenditoriali e formative in diversi settori, puntando su lavori che vanno scomparendo, ma che sono sempre considerati utili, partendo da uno studio antropologico, culturale, storico e sociale che metta in evidenza quali continuare a sviluppare, magari puntando su un diverso loro utilizzo nel territorio; stilando progetti di orientamento e accompagnamento al lavoro, inserimento e reinserimento sul mercato del lavoro, sulla promozione di misure personalizzate a favore dei lavoratori per prevenire e contrastare la disoccupazione, per tutelare le pari opportunità, le persone disabili, i lavoratori svantaggiati.

Sono da incrementare programmi di insegnamento che spiegano e raccontano i mestieri di una volta, per conoscere ad esempio i segreti dei falegnami, dei carpentieri, e dei ceramisti, il calzolaio, il cannizzaru, il cardatori, il filatori, il tintori, il tessitori, il carrettiere, il cufinaru e fasciddaru, il curdaru, l’innestatori, l’ìntaccatori il mietitori, lo spigolatori, le ricamatrici, il siggiaru, lo stagnino, lo zimmilaru o il bottaio.

Si dovrebbe partire da un approccio didattico che non intende soltanto coltivare la memoria storica, le radici di una comunità, perseguendo il tentativo di restituire dignità e valore al lavoro manuale e da qui, contribuire in modo concreto al salvataggio delle botteghe artigiane, rilanciando antichi saperi, facendo riscoprire ai giovani le tecniche artigianali con la condivisione ed il trasferimento delle conoscenze degli artigiani locali e lo sguardo sempre rivolto all’innovazione. Il recupero del passato, insomma, ma senza rinunciare all’high tech. Occorre prevedere momenti di formazione che avranno come tema centrale l’apprendimento di tecniche artigiane sotto la guida di esperti maestri, per arrivare poi alla realizzazione di manufatti utilizzati nella vita quotidiana, mirando alla sperimentazione di nuove forme per creare oggetti dal gusto contemporaneo. Il progetto didattico dovrebbe articolarsi in vari moduli, si va dallo studio delle più moderne strategie di marketing e di comunicazione per offrire ai giovani partecipanti sbocchi occupazionali. Prevedendo ancora, un corso base di cultura d’impresa e lo studio di strategie di mercato che possa servire a facilitare la ricerca dei canali commerciali per i prodotti finiti, favorendo l’auto imprenditorialità e la creazione di micro imprese.

Si assiste ormai da anni alla nascita di moderne botteghe artigiane, i mestieri tradizionali hanno riacquistato un nuovo fascino con l’impiego di nuove tecnologie: due mondi apparentemente lontani ma pronti a fondersi. Sono sempre di più giovani che si reinventano imprenditori, scegliendo di declinare i mestieri del passato al futuro e dando vita a coraggiosi piccoli e medi progetti.